In The Paper, il nuovo “quasi-spin-off” di The Office (in Italia dal 26 gennaio su Sky e in streaming su NOW, ndt), Domhnall Gleeson interpreta Ned Sampson, nuovo direttore responsabile del Toledo Truth Teller, un tempo glorioso quotidiano dell’Ohio che, come gran parte del giornalismo cartaceo, è ormai diventato l’ombra di sé stesso. Oggi il Truth Teller impiega solo una manciata di persone, mentre la maggior parte del suo storico edificio è occupata da dipendenti che lavorano in divisioni ben più redditizie della società madre, la Enervate, vendendo cose come carta igienica e forniture per ufficio. Il giornale vero e proprio ormai si limita in gran parte a pubblicare articoli delle agenzie, mentre il sito web associato punta soprattutto su storie con titoli tipo: “Non crederete mai a quanto Ben Affleck ha lasciato di mancia a questo autista di limousine”.
Ned, nerd del giornalismo che ottiene il controllo del Truth Teller come ricompensa per l’ottimo lavoro svolto come venditore dell’azienda, è convinto di poter almeno rendere il giornale una fonte d’informazione rispettabile e utile per la comunità, se non proprio riportarlo ai fasti di un tempo. Ma a parte Mare (Chelsea Frei), che ha scritto per Stars and Stripes quando era nell’esercito, è circondato da persone che vanno dal semplicemente incompetente al dichiaratamente idiota. Così passa molto tempo nei panni dell’equivalente di Jim: cerca di nascondere l’esasperazione che prova per chi lo circonda e poi dice alla troupe del documentario cosa pensa davvero di questa situazione deprimente. Allo stesso tempo, però, si rivela anche l’equivalente di Michael Scott: riunioni inutili a raffica nella sala conferenze e un senso di sé sempre più spropositato.
A rendere il tutto ancora più goffo, Ned finisce anche per sembrare una sorta di alter ego dell’autore Greg Daniels, che ha co-creato The Paper con Michael Koman (qui l’intervista agli showrunner). Daniels è una figura subdolamente fondamentale nella storia della comedy televisiva: ha scritto alcuni dei migliori episodi dei Simpson nel periodo d’oro, come Bart si vende l’anima e Il matrimonio di Lisa; ha co-creato King of the Hill; ha adattato The Office britannico per la tv americana; e ha co-creato Parks and Recreation. Un curriculum da Hall of Fame di primissima fascia. Ma si tratta di serie nate tutte negli ultimi anni della monocultura e in un’epoca decisamente più sana per la comedy televisiva. A parte il recente revival di King of the Hill per Hulu, il lavoro di Daniels nell’era dello streaming – con serie come Upload e Space Force – è stato creativamente disomogeneo e incapace di penetrare lo zeitgeist come i suoi titoli precedenti.
Il tentativo di Daniels di rianimare il marchio The Office in un contesto di sitcom molto più complicato non è poi così diverso dalla convinzione di Ned di poter resuscitare il Truth Teller in un momento in cui i giornali locali stanno morendo dissanguati, e in cui l’unico modo per rafforzare la redazione è convincere dipendenti di altre divisioni Enervate a fare volontariato e imparare strada facendo a fare i reporter. Sia Ned sia Daniels ottengono qualche risultato ai margini di ciò che stanno tentando, ma l’esito complessivo per entrambi è un promemoria di quanto sia difficile riportare indietro l’orologio ai bei vecchi tempi.
The Paper si apre con il ritorno della troupe che aveva filmato Michael e compagnia nello stesso business park di Scranton, per vedere come se la passano oggi i loro vecchi soggetti. Invece, l’unico volto familiare è il caro vecchio Bob Vance della Vance Refrigeration, mentre scopriamo che la Dunder Mifflin è stata acquistata da Enervate. L’unico dipendente che ha accettato di trasferirsi a Toledo è il contabile Oscar (Oscar Nuñez), tutt’altro che felice di ritrovarsi di nuovo seguito dagli stessi filmmaker. Qui finiscono i collegamenti diretti con The Office, anche se Oscar di tanto in tanto commenta come il comportamento di qualcuno gli ricordi Michael, senza mai nominare esplicitamente il suo ex capo. Ma non è difficile mappare i nuovi personaggi su quelli della serie originale – o, nel caso del viscido e inutile dirigente Enervate di origine inglese Ken (Tim Key), addirittura sull’Office originale.
Mare è una Pam leggermente più assertiva, e non vi sorprenderà scoprire che lei e Ned sviluppano una chimica che oscilla pericolosamente tra amicizia e romanticismo. L’unico reporter veterano del giornale, Barry (Duane R. Shepard Sr.), è fondamentalmente Creed, se il comportamento di Creed fosse motivato da una lieve demenza anziché da una sbornia permanente di droghe anni Sessanta. The Paper mescola e riassembla altri tratti e sottotrame di The Office: il contabile Adam (Alex Edelman) e il venditore di carta igienica Travis (Eric Rahill) sono entrambi abbastanza stupidi da fare le veci di Kevin. Ma Adam finisce anche per avere l’equivalente dei finti Creedthoughts in questa serie: Ned pubblica tutte le sue idee peggiori in una newsletter interna fasulla ribattezzata The Also News, giusto per non ferire i suoi sentimenti.

Chelsea Frei, Ramona Young, Melvin Gregg, Gbemisola Ikumelo, Alex Edelman, Eric Rahill e Oscar Nuñez in ‘The Paper’. Foto: John P. Fleenor/Peacock
I momenti peggiori di Ned ricordano probabilmente Andy Bernard nelle stagioni post-Michael di The Office, quando Andy stesso era diventato un Michael annacquato. L’energia più aggressiva e ridicola arriva invece dal personaggio che dirigeva il Truth Teller prima dell’arrivo di Ned: Esmeralda, interpretata da Sabrina Impacciatore, vista nella stagione siciliana di The White Lotus. Esmeralda è un personaggio totalmente caricaturale: narcisista in modo sfrenato, palesemente incompetente, ostile, meschina e incline ai malapropismi (dice al mite Ned di smetterla di essere “così autodefecante”). Impacciatore è un’attrice comica di grande talento, ma persino all’interno della realtà leggermente esasperata di questo universo narrativo, Esmeralda verrebbe licenziata praticamente in ogni scena – o quantomeno sommersa da segnalazioni alle risorse umani tali da farla finire riassegnata a un lavoro inutile in un seminterrato, senza più dover interagire con altri colleghi.
Anche Michael era un idiota evidente, ma Daniels riusciva a mantenere il suo comportamento appena entro i confini della plausibilità, concedendogli di tanto in tanto momenti che spiegavano come e perché avesse ottenuto e mantenuto il ruolo di direttore di filiale. C’è una finestra promettente, a metà della prima stagione, in cui sembra che Daniels e Koman stiano tentando una svolta “è un’idiota, ma è la nostra idiota” per Esmeralda e lo staff, un po’ come fece The Office con Michael a partire dalla seconda stagione. Purtroppo dura solo un paio di episodi, prima che lei torni a sabotare tutti, bloccando continuamente il ritmo della serie. (Di gran lunga il momento più divertente del personaggio arriva in una sottotrama che non ha nulla a che fare con il giornale: Esmeralda cerca di far scritturare suo figlio per uno spot Enervate e poi, in qualche modo, tenta di trasformare la cosa in un provino per sé stessa. È ancora assurdo, ma siccome Esmeralda non sta attivamente sabotando i protagonisti principali, permette al talento di Impacciatore di emergere come non accade nel resto della stagione).
La maggior parte degli altri personaggi – inclusi quelli interpretati da Melvin Gregg e Ramona Young, altra potenziale coppia a lenta combustione – col tempo risulta abbastanza simpatica, e gli sceneggiatori si divertono per un po’ a mostrare quanto i volontari di Ned provenienti da altri reparti siano totalmente fuori dalla loro profondità nel tentativo di fare il lavoro di reporter professionisti. Ma Daniels, Koman e i loro collaboratori – tra cui Paul Lieberstein, showrunner dell’ultima fase di The Office, che firma il finale – cercano anche di comprimere due o tre stagioni di trame tipiche di The Office in soli 10 episodi, facendo sì che sia le storie romantiche sia lo stato del giornale evolvano troppo rapidamente in uno spazio di tempo così ristretto.
Peacock ha ordinato una seconda stagione, ora sul set; un accordo che era sicuramente stato definito con largo anticipo e annunciato il giorno prima della première per alimentare il ciclo dell’hype. Teoricamente, quindi, Daniels e soci sapevano di avere davanti un lungo percorso. Detto questo, Peacock ha faticato enormemente a lanciare comedy di successo, anche quando provenivano da produttori di amatissime sitcom dell’era The Office. Basti pensare a Girls5Eva del team di 30 Rock o a Rutherford Falls, co-creata dal partner di Parks and Rec di Daniels, Michael Schur. Le vecchie puntate di The Office si sono rivelate uno dei più grandi successi dell’era streaming – Peacock probabilmente non esisterebbe nemmeno se i dirigenti NBCUniversal non avessero visto quanto bene andava la serie su Netflix – ma non è affatto chiaro se questa fedeltà si trasferirà a una serie così tangenzialmente collegata. (Oscar Nuñez è sempre sarcastico e divertente, ma non è mai stato il motivo principale, o anche solo secondario, per cui la gente guardava la serie originale).
All’inizio, la piattaforma aveva pianificato di distribuire tutti e 10 gli episodi nell’arco di quattro settimane. Di recente, però, il piano è cambiato in favore di un’uscita in binge nella stessa settimana (come in Italia). È un tentativo di intercettare i fan più giovani di The Office, che non l’hanno mai visto in Tv “lineare” e lo conoscono solo come prodotto da maratona? O un modo per fare qualcosa di diverso dopo che la maggior parte delle comedy Peacock rilasciate settimanalmente è fallita?
La sigla iniziale della serie monta clip di varie epoche in cui le persone usano i giornali per scopi diversi dalla lettura. Servono a coprire le finestre durante i lavori di ristrutturazione. Avvolgono il pesce e proteggono gli scatoloni durante i traslochi. Diventano persino un cappellino allegro per una giornata al mare. È una battuta ironica e malinconica su come, anche in tempi molto migliori per la carta stampata, i giornali potessero essere considerati semplicemente un oggetto onnipresente che finiva sul vialetto di casa e che tanto valeva riutilizzare per qualcosa, anche se non per lo scopo previsto. Allo stesso modo, The Paper non funziona davvero come sostituto diretto di The Office, perché anche nei suoi momenti migliori non si avvicina minimamente ai livelli comici della serie madre. Ma potrebbe almeno funzionare come un surrogato al metadone per i fan che amano l’originale e sentono il bisogno di smettere di riguardare in loop Serata al casinò e L’amante.









