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‘The Last of Us’: cosa dobbiamo aspettarci dalla stagione 2?

Nuovi personaggi, un universo “espanso”, temi politici e sessuali sempre più espliciti. Dopo il successo della serie HBO tratta dal videogioco cult, ecco quello che prevediamo per la Parte II, già annunciata ma ancora avvolta nel mistero

Foto: HBO/Sky

Attenzione: questo articolo contiene spoiler sulla prima stagione di The Last of Us e sul videogioco The Last of Us Part II (PlayStation 4).

È ufficiale: la prima stagione di The Last of Us è finita, lasciando gli spettatori con gli occhi lucidi e totalmente spaesati, a chiedersi cosa ci sarà dopo. Dopotutto, l’adattamento televisivo si è chiuso in modo praticamente identico al videogioco, cioè con un finale estremamente ambiguo – finale su cui i fan del videogioco hanno dibattuto per un buon decennio. Ma per la stagione 2, le cui riprese dovrebbero cominciare alla fine di quest’anno (o almeno si spera), gli spettatori non dovranno aspettare sette anni, cosa che invece è successa ai videogiocatori, visto che tanto tempo è passato tra la Parte I e la Parte II.

Detto questo, dove ci porterà la storia adesso? Ecco quello che sappiamo finora sulla base sia della stagione 1, sia sul materiale videoludico che ha ispirato la serie.

Nuove piste, nuovi personaggi

Pensata come un’Odissea americana alla Jack Kerouac, la prima stagione della serie ha accompagnato Joel ed Ellie in un road trip per le campagne statunitensi da Boston a Salt Lake City, con parecchie tappe lungo la strada. Alla fine i due finiscono a Jackson, Wyoming, dove intendono fermarsi. Vista la natura apparentemente ancora fragile della loro relazione (vedi la bellissima scena finale), è facile che molti spettatori si chiedano se riusciranno davvero a stabilirsi in quel luogo insieme.

Gli showrunner Craig Mazin e Neil Druckmann hanno già rivelato che la stagione 2 (e, si presume, anche la 3) seguirà il secondo videogioco della serie, uscito nel 2020. Senza spoilerare troppo, quel gioco partiva cinque anni dopo il finale della Parte I. Ellie è un po’ più grande, ha 19 anni, cioè l’età che ha attualmente l’attrice che la interpreta, Bella Ramsey. Dobbiamo aspettarci un po’ di lavoro da parte del comparto costumi e make-up per rendere Ellie più adulta. Anche Joel “cresce”, ma Pedro Pascal è già il daddy che fa sognare Internet, dunque non dovrebbe cambiare troppo.

Alcuni dei cambiamenti maggiori dipenderanno dall’ingresso in scena di nuovi personaggi, tutti con un ruolo chiave nel mondo espanso di The Last of Us. Già la prima stagione ha dedicato alle figure di contorno molto più spazio rispetto a ciò che avveniva nel videogame, ma pare che la stagione 2 andrà ancora oltre, e darà un ruolo decisamente maggiore ai personaggi secondari. Dicendolo in altre parole, non tutte le guest star saranno introdotte nella storia solo come snodo narrativo, ma giocheranno una parte ben più consistente.

Uno dei cambiamenti più significativi (e criticati) di The Last of Us Part II era stata l’aggiunta di personaggi “giocabili” al di là di Joel ed Ellie. Da un punto di vista di device, aveva aperto l’universo del videogame a strade sorprendenti e anche spaventose, permettendo ai giocatori di vivere l’esperienza secondo prospettive diverse.

Gli showrunner hanno già posto le basi di tutto questo nella stagione 1, inserendo personaggi come Bill e Frank (nel bellissimo episodio 3), Henry e Sam (episodio 5), così come l’antagonismo con Kathryn (episodio 4). Gli spettatori sono già abituati a una narrazione multisfaccettata, cosa a cui invece i gamer nel 2020 non erano affatto preparati.

Murray Bartlett (Frank) e Nick Offerman (Bill) in ‘The Last of Us’. Foto: HBO/Sky

Un universo espanso

Il roster di personaggi più allargato porterà sicuramente a un relativo allargamento dell’universo raccontato. La storia di The Last of Us è spesso definita un capolavoro di semplicità. È molto lineare, segue un arco narrativo molto chiaro e coerente che ogni tanto apre a capitoli più piccoli; una struttura che la serie ha seguito pedissequamente (da fan, ero in grado di anticipare perfettamente tutto ciò che ognuno dei nove episodi avrebbe trattato anche prima di vederlo). E sacrificando tutti gli incontri e scontri più strettamente ludici, gli showrunner sono stati capaci di far stare tutto il primo gioco in soli nove episodi con un’accuratezza incredibile.

Narrativamente, il secondo gioco è lungo circa il doppio del primo, e sappiamo già che l’adattamento seriale sarà suddiviso in più stagioni. La storia della Parte II può essere tranquillamente divisa in due stagioni, mantenendo lo stesso grado di fedeltà presente nella stagione 1.

Gli showrunner hanno anche dichiarato di non voler allargare la narrazione al di là di quello che troviamo nel gioco, e non c’è ancora l’annuncio ufficiale della stagione 3. I fan, dunque, possono prepararsi a una serie che aderisce al rispetto di HBO per la sintesi e, insieme, alla volontà da parte degli autori di farla terminare là dove credono funzioni meglio (leggi: Watchmen e Succession), invece che tenerla in vita artificialmente per farla continuare all’infinito (leggi: qualsiasi produzione targata Showtime).

I misteri più grandi stanno, se mai, nella struttura narrativa. A differenza della storia lineare della prima stagione, la seconda ha un approccio più romanzesco: ci sono archi narrativi multipli con diverse prospettive e momenti di recap utili a ricontestualizzare tutto quello che il giocatore ha già vissuto.

È una storia molto più complicata sia dal punto di vista formale che di contenuti e, anche se non è volontariamente astrusa come la trama di Westworld, potrebbe mettere a dura prova la pazienza dello spettatore. È totalmente plausibile che ci ritroveremo davanti a qualcosa di molto simile a un altro kolossal HBO amatissimo dagli spettatori, Game of Thrones: tante storyline parallele che seguono diversi “clan” o personaggi singoli e che finiranno per collidere tra loro.

È una nostra congettura, ovviamente, ma considerata la devozione dei creatori nei confronti del materiale di partenza, è quasi certo pensare che ci sarà qualche scossone nella formula a cui siamo finora abituati.

Temi familiari

Uno dei temi più intensi della prima stagione è la natura duplice dell’amore: può essere la nostra salvezza o la nostra distruzione (o, talvolta, entrambe). Quello che nel primo gioco esisteva come sottotesto – al pari, per esempio, dell’identità sessuale di alcuni personaggi – è invece centrale nel seguito.

Pensandoci ora, il secondo gioco, uscito nel 2020, sembra il modo con cui il co-creatore Neil Druckmann fa i conti con i temi cui nel primo capitolo aveva solo accennato. Senza spoilerare troppo, i fan potrebbero aspettarsi gli stessi “up” commoventi e gli stessi “down” dolorosi della prima stagione ma totalmente amplificati, visto che la storia si fa più grande, più bella e più dura. Gli spettatori possono dunque aspettarsi un’evoluzione di quegli stessi temi – per dirne uno, il prisma attraverso cui l’amore ci colpisce tutti – insieme alle conseguenze dei vari “cicli della violenza” (in psicologia, gli abusi ripetuti e pericolosi che seguono uno schema fisso, ndt).

Tornando ai sottotesti, una delle novità più significative della serie rispetto al gioco è stata la volontà di essere espliciti a proposito della sessualità di personaggi come Bill e Frank, insieme allo spazio assegnato a nuove figure di diversa origine etnica (vedi Florence e Marlon). La Parte II è celebre per aver allargato il campo dei personaggi, introducendo personaggi che vivono nello spettro, insieme ad altri ruoli che dimostravano una rappresentazione più attenta della comunità lgbtq+.

La stagione 1 della serie è arrivata in un momento in cui i diritti dei trans sono stati sensibilmente minacciati in diversi Stati americani, e la stagione 2 uscirà presumibilmente quando la rappresentazione e la protezione dei diritti dei trans come diritti umani sarà più cruciale che mai.

Nuove forme di Infetti

Foto: HBO/Sky

Oltre agli sviluppi narrativi e alla caratterizzazione dei personaggi, uno degli aspetti migliori della stagione 1 è la fenomenale realizzazione degli Infetti, portati incredibilmente in vita sullo schermo. Hanno avuto un impatto così forte che molti spettatori li avrebbero voluti vedere di più, nel corso degli episodi. Gli showrunner hanno limitato la presenza degli Infetti proprio perché, mostrandoli poco, avrebbero potuto sortire un impatto maggiore; ma, in una recente intervista, hanno promesso che nella stagione futura avranno più spazio.

Cosa vedremo esattamente? Nella prima stagione, la forma primaria di Infetti era suddivisa tra Runner (cioè quelli più simili agli zombie) e Clicker. Nell’episodio 5 facciamo anche un incontro ravvicinato con un Bloater, uno dei più grandi e spaventosi. Ma ci sarà qualcosa di ancora più terribile? In The Last of Us Part II sono presenti molte più forme di Infetti, inclusi i velocissimi Stalker, che potrebbero dare un tocco ancora più horror al tutto.

E anche se vogliamo che sia la serie a svelare i suoi segreti più nascosti, possiamo dirvi che ci sono creature ancora più grandi e terrificanti dei Bloater – delle creature così disgutosamente cronenberghiane da lasciare molti spettatori insonni dopo la messa in onda, o almeno è quello che prevediamo.

Ma, come abbiamo ormai capito, i veri orrori in The Last of Us non arrivano dai mostri in senso letterale, ma da quelli che ci portiamo dentro. Perciò aspettiamoci di imbatterci in molti più gruppi di predoni, nel ritorno della FEDRA, in una nuova milizia e in nuovi ribelli, nonché in nuove fazioni che scuotono il tessuto sociale e morale e che la serie non ha ancora raccontato.

Le conseguenze della violenza

Ultima domanda: cosa possiamo aspettarci dalla “ricaduta” sia fisica che emotiva della stagione 1? In un momento di rabbia quasi paterna, Joel fa fuori un intero gruppo di Luci a Salt Lake City prima di uccidere la loro leader, Marlene. Che sia stato giusto o meno, è una scena che non si può dimenticare.

La serie ha già “teaserato” alcuni elementi della stagione 2: i veterani del gioco li avranno colti di sicuro, ma non saranno sfuggiti neanche ad alcuni spettatori. Chi è la giovane donna che fissa Ellie durante la sua prima visita a Jackson? Perché la cinepresa ha indugiato così a lungo sull’esecuzione del chirurgo durante il massacro compiuto da Joel a Salt Lake City? Ellie imparerà mai a suonare la chitarra?

Alla sua uscita, la Parte II ha diviso moltissimo la platea dei giocatori perché sembrava parlare esplicitamente dell’America in piena era Trump. Secondi alcuni detrattori, il gioco aveva anche la colpa di “decostruire” l’amatissima Parte I. Mentre la Parte I raccontava una storia moralmente ambigua e piena di livelli di lettura, molti giocatori hanno accusato la Parte II di rinunciare a qualsiasi sottotesto o sfumatura nel mettere in scena la linea pericolosa che separa l’amore dall’ossessione, e il modo in cui la violenza viene perpetrata.

Ma gli spettatori della serie HBO non avranno la stessa sorpresa manifestata dai giocatori di fronte alla Parte II: molte questioni scottanti sono già state anticipate nella stagione appena conclusa.

Cosa dobbiamo dunque aspettarci dalla stagione 2? Intanto, che non arriverà tra moltissimo tempo. La seconda stagione di The Last of Us è stata annunciata subito dopo la messa in onda dell’episodio 2 della prima, e la speranza è che le riprese riescano a partire già alla fine di quest’anno; ma, considerato l’altissimo livello di cura artigianale che ha caratterizzato la prima stagione (persino le giraffe dell’ultimo episodio erano vere), è difficile immaginare quale potrebbe essere la data di partenza della stagione 2.

Il lato positivo è che tutto questo potrebbe spingere Naughty Dog (il creatore del videogame, ndt) a lavorare a un terzo capitolo della serie videoludica, che finora non è mai stato realizzato. Fino a quel momento, i fan dovranno solo resistere e sopravvivere.

Da Rolling Stone US

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