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Temptation Island è ‘Eyes Wide Shut’ scritto da Antonio Ricci

La penultima puntata del reality è l’ennesima spirale disturbante di pubblicità martellanti e cinquantenni con problemi da tredicenni. Guardarla, però, ha un effetto lenitivo: se in tv c'è questa roba allora non siamo spacciati

Foto press

È stato un anno difficile, abbiamo avuto la pandemia, il lockdown, siamo rimasti mesi in casa a cantare sui balconi e incoraggiarci che ce l’avremo fatta. Forse per mantenere una parvenza di normalità i vertici Mediaset hanno deciso di mandare in onda Temptation Island e a loro insaputa hanno fatto una cosa fatta bene.

Temptation è democratico, ne escono tutti distrutti. La gente fa delle figure così pessime, si svende per due soldi in un modo così ridicolo che forse il programma ha una valenza educativa. La visione stessa del programma ha un effetto lenitivo. Uno pensa: alla fine tutto torna sempre alla normalità. Ci possono essere i disastri, i periodi bui, ma poi se in tv mandano questa roba vuol dire che non siamo del tutto spacciati. Altrimenti ci sarebbe l’esercito in strada. Invece metti Canale 5 e ascolti un cinquantenne che si lamenta di problemi che tu avevi a tredici anni e sei a posto, ti senti che puoi ancora farcela.

Andiamo con ordine perché la penultima puntata di Temptation apre una spirale di delirio che merita di essere percorsa fino in fondo.

Eravamo rimasti col fiato sospeso per il faló di Annamaria e Antonio che pareva ormai scontato. Chiunque era convinto che lei lo avrebbe lasciato. Ma se al mondo esistono persone che credono alla Terra piatta, come può non essere plausibile che Annamaria perdoni Antonio? E infatti succede. Dopo che ha passato puntate intere a far finta di fare le valigie, dopo averci fracassato di lamentele su quanto sia fesso il suo uomo, dopo averlo visto strusciarsi giorno e notte con una sventola unica e aver giurato vendetta, Annanaria che fa? Perdona! Decidono di uscire insieme e di riprovarci a Napoli. Ma è chiaro! È stupendo! É la sintesi della disgrazia. Questo è il teorema per cui non è mai colpa degli altri se la tua vita fa schifo, perché sei tu che te la scegli.

Antonio non è un grande oratore, anzi è un pessimo e melenso bugiardo. Uno con cui non riescono a essere solidali nemmeno gli amici maschi. Sono loro che più volte lo hanno ammonito che stava esagerando, ma evidentemente Lui sapeva che l’avrebbe imbambolata con quelle promesse da quindicenne a cui non crederebbe nessuno.

All’interno del villaggio l’unico con un minimo di spessore continua a essere Amoruso. Anzi diciamo di più: in confronto agli altri Amoruso ha uno spessore morale da Nobel per la Pace. Piange addirittura perché gli manca Manila, mentre lei senza pietà lo sputtana di fronte a un manipolo di tizi con la tartaruga e il sorriso da pubblicità del dentifricio. Mentre Amoruso è sempre più un cinghiale, segnato dalla sensibilità e dall’età, con una bandana di Berlusconiana memoria a nasconderne l’incipiente pelata. Lo amo, lo sento come un mio amico.

L’ex calciatore si prende a cuore come un padre il piccolo Andrea, e definisce “iena” la sua Anna. È poco. Quella non è una iena, ma una sadica, probabilmente patologica. In un barlume di lucidità Andrea dichiara che lei non ha l’anima. Ma è impossibile, tutti ce l’abbiamo solo che la sua è oscura. Manipolatrice, crudele, vendicativa, Anna esulta vedendo il suo uomo “a pezzi”. È talmente estrema che persino la sua nuova fiamma single comincia a girarle a largo. Per Anna non vale il principio “non sono cattiva è che mi disegnano così”, Anna è tremenda.

La puntata dura le solite quattro, devastanti, ore. Alla fine sei così stordito dalle pubblicità martellanti, gli stacchetti dello sponsor Tezenis, lo sguardo mesmerizzante di Bisciglia e le stronzate che dice questa gente, che raggiungi un livello di botta come a sedici anni, quando ti spalmavi sul divano con gli amici fumato perso e i minuti diventavano ore. In quel momento potrebbe succederti di tutto.

Ed è a questo punto che arriva il falò di confronto tra Antonella Elia e il suo Pietro. Il mood è Eyes Wide Shut di Kubrick ma scritto da Antonio Ricci. Non ci credi che possa esistere gente così. A un certo punto speri che entri in scena il ragazzo del nord Italia che divenne virale per il video sui “becchi” e che il tuo cervello si sintonizzi col suo mentre tutte le sinapsi ti esplodono e diventi un analfabeta funzionale. Antonella Elia è una che ti disarma, non la riesci a commentare, è no sense, teatro dell’assurdo, Beckett, anzi Lynch. È davvero così o recita? E se è così: che disturbo della personalità ha?

Non importa, perché per quanto sia folle, il tizio accanto a lei le ha pure chiesto di sposarla e si sa che Dio li fa, poi li accoppia. Finisce a schifo, con lei che gli da dello stronzo e gli molla uno schiaffo.

Sono rimasti in due e giovedì ne rimarrà soltanto uno. Visto che la coppia di Andrea e Anna è da intervento dell’assistente sociale è probabile che quell’uno siano Manila e Lorenzo, il cui unico problema è se avere una relazione a distanza o meno. Giovedì il mondo saprà.

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