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Se in questo momento non parli di ‘The Undoing’, non puoi parlare con nessuno

Il guardaroba di Nicole Kidman, un ‘nuovo’ Hugh Grant, il debutto internazionale di Matilda De Angelis: ecco perché è la serie del momento

Foto: HBO/Sky

Nicole Kidman Appreciation Society

Foto: Niko Tavernise/HBO

Nicole Kidman è bravissima. Nicole Kidman è rifatta. Nicole Kidman coi capelli rossi sta meglio. Nicole Kidman ha avuto ruoli migliori. L’unica replica a questo (stanco) dibattito è: Nicole Kidman è una creatura ultraterrena, aliena o divina non importa, fa lo stesso. A noi sono bastati 5 minuti con lei su Zoom per riconfermare che, anche alle prese con una serie che si propone come prodotto di puro intrattenimento, come lei non c’è nessuna. Lunga e statuaria come un grattacielo déco o un albero di Central Park, mentre passeggia incappottata (vedi al capitolo moda) per le strade di Manhattan, è una presenza che scivola di scena in scena e e che non smetteresti di osservare. Fino a – stacco – quei primi piani che solo lei sa reggere con tale intensità: a questo proposito, il rimando autocitazionista sembra l’altrettanto newyorkese (e sottovalutatissimo) Birth. Se ancora non c’è una Nicole Kidman Appreciation Society, la fondiamo noi.

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Nicole Kidman con la pelliccia tosata verde già cult. Foto: Niko Tavernise/HBO

Nicole che interpreta una ricchissima e bellissima significa solo una cosa: un guardaroba che fa parlare quanto e più della serie stessa. Perché, come dicono quelli bravi, i suoi look sono uno dei personaggi della storia. Non che abbiano una funzione essenziale eh, se non quella di farci sospirare sognando quei cappottini dalla palette autunnale in perfetto accostamento con i capelli ricciolissimi, rossissimi, voluminosissimi di Kidman. Menzione speciale per un paio di capispalla clamorosi: il cappotto in lapin verde muschio un po’ arricciato e quello rosso in velluto modello vestaglia. Poi le bluse in satin, le gonne bon ton, i trench Seventies che solo Kidman può portare così. E quel maxi dress dalla texture metallica firmato Givenchy che le regala una vibrazione boho-chic che è già storia del costume. Un saluto a Sarah Jessica Parker e a Sex and the City.

A star is born: Matilda De Angelis

Foto: HBO/Sky

È nata una stella. Vabbè, da noi era già nata. Ma ora tutti pazzi per Matilda a tutte le latitudini, e siamo felicissimi così (del resto, le abbiamo dedicato da poco una signora cover). La rivelazione globale della serie – se non dell’intera stagione televisiva – è De Angelis, da Bologna al mondo grazie a questo colpaccio che sa gestire alla perfezione. Buttandosi senza rete (cit. Nicole Kidman, che ora la tagga su Instagram) in un ruolo sfrenato e rischioso. La sua Elena Alves passa la maggior parte del tempo biotta, ma Matilda le regala una grazia e una fragilità che sono il perfetto contrappunto al (comunque altissimo) tasso di eros: si veda la già mitica scena nello spogliatoio per credere. Il carisma della nostra è tale che, anche se – attenzione: spoiler – il suo personaggio viene fatto fuori subito, se ne percepisce la presenza per tutte le puntate. Go, Matilda, go!

Qualcuno ha detto telefilm?

Da Big Little Lies in poi, ormai il nome di David E. Kelley è una garanzia, soprattutto quando sguazza nel mondo dei ricchi ed esageratamente belli con segreti terribili. Qui però non tocca le vette di Monterey, ma preferisce più furbescamente affidarsi al buon vecchio meccanismo dei telefilm classici, con ogni puntata che sembra guidare tutti gli indizi in una direzione per poi lasciarci regolarmente appesi con un cliffhanger da manualissimo, al punto che ogni tanto pare di essere tornati negli anni ’90. E noi di puntata in puntata diligentemente sospettiamo del personaggio di cui Kelley ha deciso di farci sospettare per poi rimanere interdetti. Ogni singola volta. E scatenare discussioni infervorate (sui social, perché solo lì si può discutere) che nemmeno i Dpcm un tanto al chilo del governo riescono a suscitare. È stato il padre. Ah no, il figlio. Ma va, è il nonno. E l’amica?! È tutto un po’ meccanico, bisogna dirlo, ma The Undoing ti tiene incollato fino in fondo, spesso anche tuo malgrado. E sei pure contento di essere snervato dalla ricerca dell’assassino di Elena Alves, almeno fino a QUEL finale. Basta, basta, no spoiler.

About Hugh Grant

Foto: Niko Tavernise/HBO

Hugh Grant ha compiuto 60 anni lo scorso settembre. Sì, è uno shock. Ma in molti sono rimasti ancora più sconvolti dal fatto che l’ex re delle commedie romantiche (dice lui che è «troppo vecchio, brutto e grasso» per esserne ancora il protagonista) sia un signor attore. È dovuto invecchiare (con tanto di immancabili rughe intorno agli occhi che stanno bene solo a lui e ai fighi come lui), passare per una serie di scandali non proprio da british gentleman (uno su tutti, Divine Brown) che hanno tirato fuori il suo lato più oscuro e, soprattutto, uscire dai cliché che lo volevano sempre eroe fascinoso e un po’ goffo, o belloccio e un po’ stronzo. Quella di The Undoing, insieme al viscidissimo personaggio di The Gentlemen di Guy Ritchie (sempre del 2020), è la sua performance più riuscita: Jonathan Fraser è un eminente oncologo pediatrico sposato con Grace, ricca e stimata terapeuta. I due si amano, sono una meravigliosa coppia dell’Upper East Side, oppure no? Ecco, tutta l’ambiguità alla base di questo thriller psicologico sta sulle spalle di Grant, che cambia faccia come Nicole cambia cappottino. Hugh è figo. No, ormai è vecchio. Ma è bravo. Dai, sembra quasi svogliato. Semplicemente, è un attore totale. E il problema, semmai, è che non ve lo aspettavate.

Ricchezza mezza bellezza

Foto: Niko Tavernise/HBO

C’è chi si lamenta che, oramai, ci sono troppe serie con e sui ricchi. Pazzo! Noi non smetteremmo di guardarle. E di sbirciare dentro queste vite e queste case che ci fanno sognare quarantene migliori. Chiamatelo house porn, o architecture porn, o design porn, o porn e basta: perché di questo si tratta. Dalla townhouse col l’isola in cucina grande quanto il nostro bilocale alla beach house fredda come freddo è il sangue degli assassini (presunti?) che vi si nascondono, è meglio di un numero speciale di Architectural Digest. Menzione speciale per l’appartamento del patriarca Donald Sutherland, ricco e stronzo alla maniera del capofamiglia di Succession. Lanciamo un’idea: un bel crossover tra le due serie? I due clan abiteranno pure vicini, ne siamo certi.

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