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‘Palm Royale’ è un grande spreco di un super cast (e del vostro tempo)

La nuova serie di Apple TV+ vanta nomi incredibili: Kristen Wiig, Laura Dern, Allison Janney, Ricky Martin e la veterana della commedia Carol Burnett. Ma il tono è incerto, e spesso sembra tutto un cartoon privo di emozioni

Foto: Erica Parise/Apple TV+

Nel primo episodio della nuova serie comedy Palm Royale, appena arrivata su Apple TV+, la Maxine di Kristen Wiig racconta una storia lunga e sconclusionata a Dinah (Leslie Bibb), una donna ricca con cui sta cercando di fare amicizia. Dinah, impaziente, le dice: “Ho perso il filo, Maxine”.

Dinah è destinata a essere uno dei cattivi di Palm Royale: cerca sempre di ostacolare i tentativi di Maxine di farsi strada nell’alta società di Palm Beach nell’estate del 1969. Eppure, in questo momento e in molti altri, le sue lamentele riguardo a Maxine suonano più vere di quanto la serie vorrebbe. Più volte quel personaggio sottolinea come l’eroina della serie, come del resto la serie stessa, sia difficile da seguire e spesso fastidiosa. O, come dice Dinah: “Sei molto brava a rendere le cose imbarazzanti. Devi lavorarci su”.

Creata da Abe Sylvia, già produttore e sceneggiatore di Dead to Me – Amiche per la morte, Palm Royale perde spesso il filo su quasi tutto, tranne che sulla ricostruzione della moda e dell’arredamento sgargianti dell’epoca. Il ricchissimo cast – che comprende anche Allison Janney, Laura Dern, Ricky Martin, Josh Lucas, Carol Burnett e Kaia Gerber, tra gli altri (*) – è, per così dire, addobbato con costumi favolosi e si muove tra set e location sciccosissimi. Il quarto episodio è costruito intorno a una festa sontuosa con decine di comparse, elaborate coreografie di danza e l’entità del budget, così come quello dell’amore per quel periodo storico, sono palpabili in tutto il progetto. Una delle ambientazioni più frequenti è una boutique locale, dove quelle ricche donne discutono mentre provano vari abiti e cappelli costosi.

(*) I fan delle sitcom di una certa età potrebbero essere felici di ritrovare Julia Duffy di Newhart (da noi tradotta con Bravo Dick, ndt) e Mindy Cohn di The Facts of Life (in Italia L’albero delle mele, ndt) in ruoli minori. In questa serie, bisogna prendere i piccoli piaceri dove si possono trovare.

Alcune delle donne di ‘Palm Royale’: al centro Allison Janney. Foto: Apple TV+

È il resto che manca. In un altro episodio, Dinah dice a Maxine: “Non riesco a capire se sei una bifolca di campagna o la persona più spietata di Palm Beach!”. Anche Palm Royale non riesce a capirlo. O forse non vuole decidere. A volte Maxine viene presentata come un’abile truffatrice disposta ad approfittare di tutto e di tutti quelli – compresa Norma (Carol Burnett), l’ex ape regina di Palm Beach che attualmente langue in coma (*) e ha quindi lasciato incustoditi la sua costosa casa, i suoi vestiti e i suoi gioielli – che potrebbero aiutarla nel suo tentativo di entrare a far parte dell’élite locale. In altri momenti, Maxine è l’impavido underdog più gentile e più empatico di tutti gli altri personaggi messi insieme. Il suo personaggio si trasforma radicalmente da un episodio all’altro, e persino da una scena all’altra, come se l’unica preoccupazione del team creativo fosse quella di assicurarsi che un dato momento funzioni di per sé, indipendentemente da come si inserisca in tutto il resto.

(*) L’ufficio stampa di Apple, per ragioni che non riesco a capire, mi ha proibito di dirvi se Norma si risveglierà o meno dal coma, il che mi impedisce anche di parlare dell’unica parte della serie che mi ha fatto ridere. Mi limiterò a dire: se doveste ingaggiare una delle più grandi star comiche della storia della televisione per la vostra serie, le fareste interpretare una donna in coma per un’intera stagione?

Laura Dern in una scena della serie. Foto: Apple TV+

Il problema è che ben poco di tutto questo funziona. Con l’eccezione di Laura Dern, nel ruolo di una femminista che cerca di scoraggiare Maxine dal diventare una specie di “Stepford wife” (dal film La fabbrica delle mogli, poi rifatto con Nicole Kidman col titolo La donna perfetta, ndt) e di Ricky Martin, nella parte di un impiegato del club che si accorge del gioco di Maxine molto prima di tutti gli altri, tutti interpretano personaggi da cartone animato, il che fa sì che i pochi tentativi di mostrare emozioni autentiche siano fuori luogo e che quasi tutta la comicità risulti semplicemente faticosa (*). Il tono è incerto come la caratterizzazione dei personaggi: un episodio si conclude con Maxine che conversa con una balena, mentre un altro finisce con un atto di violenza che porta diversi personaggi a urlare e piangere al rallentatore. E in tutto gli episodi sono ben 10, che vanno da 45 minuti a un’ora ciascuno.

(*) A parte la cosa di cui Apple non vuole che vi parli, il tutto per preservare una sorpresa che in realtà non sorprenderà nessuno. D’altronde, la serie presenta diversi grandi colpi di scena così palesemente telefonati che sono rimasto sorpreso nel rendermi conto, diversi episodi dopo, che erano stati pensati proprio come dei colpi di scena.

Pensate a tutto il talento in mostra: Wiig e Burnett sono icone della commedia per diverse generazioni. Janney e Dern hanno vinto un Oscar. Il cast vanta un totale di 14 Emmy su più di 60 nomination. È chiaro che Apple non ha badato a spese, e il cliffhanger alla fine dell’ultimo episodio fa capire che per loro si tratta di una serie che non si chiude qui. Ma quando Maxine gorgheggia sulle note di Is That All There Is? di Peggy Lee durante quel finale stranamente melodrammatico, gli spettatori non potranno fare a meno di porsi la stessa domanda su ciò che tutte queste talentuosissime persone si sono unite per realizzare.

Da Rolling Stone US

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