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Non è facile essere un personaggio ‘nuovo’ di ‘Star Wars’, ma l’Ahsoka di Rosario Dawson è l’eroina di cui abbiamo bisogno

Se il casting dell'attrice aveva già mandato in delirio i fan, la nuova serie live-action a lei dedicata è solo per super dottorandi in studi avanzati starwarsiani? Non proprio. Ma una certa familiarità con la galassia lontana lontana (e i suoi capitoli animati) aiuta parecchio
Rosario Dawson in 'Ahsoka'

Foto: Suzanne Tenner/LucasFilm/Disney

Non è facile essere un nuovo personaggio di Star Wars, uno di quelli inventati e presentati al mondo nei titoli della saga usciti dopo la trilogia originale composta da Una nuova speranza, L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi. Chiedetelo più o meno a tutti quelli introdotti nella trilogia sequel, soprattutto se femminili. Diamine, chiedetelo a Jar Jar Binks (okay, qui è proprio sparare sulla Croce Rossa). Che sia subdolo sessismo o discutibili svarioni di sceneggiatura, resta che la mitologia di Star Wars è costruita su una dimensione nostalgica legata all’imprinting e alle infinite visioni di quei primi tre film, e nei confronti di tutto quel che se ne distanzia, almeno inizialmente, la maggioranza dei fan ha una reazione di sospetto, quando non di rifiuto. Diciamo di continuo di volere nuovo Star Wars, ma poi ci precipitiamo in massa a vedere la deludente miniserie Obi-Wan Kenobi (che, pure se con gli attori della trilogia prequel, è un tassello della storia di due protagonisti “antichi”), e ignoriamo la splendida e adulta Andor (per fortuna pare che con i mesi e il passaparola tanti spettatori abbiano pian piano iniziato a scoprire questo gioiello dopo averlo dapprincipio ignorato).

Ahsoka Tano è insieme una conferma e la più luminosa delle eccezioni. Una conferma, perché alla sua apparizione, la prima volta, nel film animato The Clone Wars nel 2008, venne da molti adepti della galassia lontana lontana bocciata e derisa. Sarà anche che un film in computer grafica non proprio raffinatissima non era esattamente il contenuto a tema Star Wars che in tanti desideravano, e infatti c’è sicuramente una grande quantità di persone che quel film l’ha saltato, così come l’omonima serie cartoon che ne è seguita, e che dunque Ahsoka Tano non l’ha mai sentita nominare. Giovanissima Padawan, cioè un’allieva Jedi, viene assegnata ad Anakin Skywalker (il futuro Darth Vader), che pure inizialmente non è elettrizzato all’idea; ma nel corso del film, e poi della serie omonima, The Clone Wars, Obi-Wan, Anakin e Ahsoka arrivano a formare un terzetto appassionante e affiatato. E, piano piano, anche i fan più esigenti si lasciano conquistare da un personaggio che evolve, crescendo, una puntata dopo l’altra, fino a un grande tradimento (non vi sveliamo troppo, in caso vogliate recuperare) che la spingerà ad allontanarsi dai Cavalieri Jedi. Ahsoka sarà anche co-protagonista di un’altra serie animata, Star Wars: Rebels, e quando, nella seconda stagione di The Mandalorian, compare finalmente in versione “live”, interpretata da Rosario Dawson, l’imponderabile si è compiuto: i fan veterani vanno in brodo di giuggiole, e Ahsoka Tano può essere ufficialmente proclamata “personaggio nato dopo la trilogia originale più amato dal pubblico” (okay, a parte Baby Yoda, ma Baby Yoda è fuori gara).

Baby Yoda e Ahsoka (Rosario Dawson) in ‘The Mandalorian 2’. Foto: LucasFilm/Disney

Ora, dopo un’altra apparizione in The Book of Boba Fett (e, in ambito animato, in Tales of the Jedi) Ahsoka Tano ha una serie tutta per sé: Ahsoka, appunto, dal 23 agosto su Disney+. È un altro tassello del “MandoVerse”, o anche, volendo, del “FiloniVerse”: Dave Filoni è, fin dal film di The Clone Wars, la mente e il deus ex machina dietro tutto l’universo animato di Star Wars, quel territorio che divide il fandom di Guerre stellari tra duri & puri (chi non si perde una puntata di nulla che abbia Star Wars scritto davanti al titolo) e mainstream (chi ha visto tutti i film della saga, magari pure gli spinoff Rogue One e Solo e la serie The Mandalorian, ma di show animati e universo espanso sa poco o nulla). Il “MandoVerse” può dirsi nato con The Mandalorian, la cui primissima stagione – che era anche la prima serie live action di Star Wars e la prima serie originale Disney+ – si proponeva come un oggetto “nuovo”, adatto anche ai neofiti: in fondo, non serviva sapere davvero nulla della saga lucasiana per godersi le avventure di questo guerriero mascherato e silenzioso, a zonzo per un universo fantascientifico molto simile al Far West, accompagnato dall’alienino verde più adorabile e puccioso che la storia dell’intrattenimento visivo abbia mai concepito.

Già da The Mandalorian 2, però, le cose hanno cominciato a cambiare: l’introduzione di Boba Fett, e di Bo-Katan Kryze (che in The Mandalorian 3 è diventata praticamente co-protagonista) e della stessa Ahsoka (entrambe “provenienti” dalle serie animate) hanno anticipato l’apparizione quasi mistica di Luke Skywalker/Mark Hamill ringiovanito in digitale, eliminando definitivamente ogni ipotetica distanza con la mitologia della saga tutta (e col fan service). Ahsoka, infatti, parte senza perdere alcun tempo a “spiegarci” i personaggi, dando per scontato che noi li si conosca: ci sono Ahsoka, una potentissima guerriera Jedi (in realtà “ex”: non è mai rientrata nell’ordine), la generale della Nuova Repubblica Hera Syndulla (interpretata da Mary Elizabeth Winstead che – fun fact! – nella realtà è moglie di Ewan McGregor, cioè… Obi-Wan Kenobi!), la mandaloriana ribelle Sabine Wren (Natasha Liu Bordizzo), la temibile villain Morgan Elsbeth (Diana Lee Inosanto, lei in realtà l’abbiamo vista già scontrarsi con Ahsoka proprio in The Mandalorian), tutte impegnate, su opposti schieramenti della barricata, a cercare di ritrovare il Grand’Ammiraglio Thrawn (Lars Mikkelsen, che già doppiava il personaggio nei cartoon), il quale si teme possa restaurare l’Impero…

Ahsoka è una serie solo per super dottorandi in studi avanzati starwarsiani, allora? Non proprio, non davvero. Quello che aiuta non è tanto avere una conoscenza enciclopedica delle avventure raccontate negli anni da Filoni tra The Clone Wars, Rebels e Resistance, quanto possedere una familiarità di base con la cronologia della saga, con il suo folklore, e con gli eventi principali che hanno segnato la storia della galassia (e li vediamo tutti nei lungometraggi). Ahsoka si svolge nello stesso periodo in cui sono ambientati The Mandalorian e The Book of Boba Fett (da qui l’affettuoso nomignolo “MandoVerse”), cioè i primissimi anni della Nuova Repubblica, dopo la sconfitta dell’Impero vista in Il ritorno dello Jedi; e la nostra protagonista è un’ex Jedi, dunque è sopravvissuta in qualche modo all’Ordine 66 (quello con cui Anakin, in La vendetta dei Sith, aveva fatto eliminare brutalmente tutti i Jedi e i Padawan dopo esser passato al lato oscuro) e ha combattuto per anni a fianco della Ribellione. Ora, in questi primi anni di precaria pace, è determinata a evitare un’altra guerra e una nuova ascesa al potere dei superstiti dell’Impero.

La versione animata di Ahsoka in ‘The Clone Wars’

Tutto il resto – chi sono gli altri personaggi, chi è questo “Ezra” che tutti cercano, come mai tutti temono questo Grand’Ammiraglio Thrawn – è possibile desumerlo, o immaginarlo, visto che – fortunatamente! – l’episodio pilota non si perde in eccessivi spiegoni (nonostante una regia un po’ statica, che chiaramente dipende dalla “discendenza” di questo show da quelli animati, che cerca in molte occasioni di ricalcare esteticamente): d’altra parte, chi rimanesse profondamente affascinato da Ahsoka, Sabine Wren, Hera Syndulla, etc., ha a disposizione, sempre su Disney+, tutto il materiale precedente per approfondire in lungo e in largo. E nella coppia di antagonisti introdotta nel primo episodio di Ahsoka, l’ex Jedi Baylan Skoll interpretato dal compianto Ray Stevenson, e la sua temibilissima allieva Shin Hati, sarà possibile immediatamente leggere, al negativo, il fondamentale rapporto tra master & apprentice che informa la personalità di Ahsoka: da giovane, quando fu Padawan di Anakin (a proposito: Hayden Christensen comparirà nello show… in un flashback?), e ora, quando decide di ricongiungersi con la sua ex discepola Sabine.

Soprattutto, in Ahsoka paiono esserci, e in abbondanza, proprio quelle cose che i fan di Star Wars dicono sempre di volere (e della cui relativa assenza hanno avuto modo di lamentarsi rumorosamente guardando The Mandalorian, The Book of Boba Fett e Andor): spade laser – Ahsoka combatte con due lame, bianchissime –, duelli con le suddette, combattimenti spaziali (Hera è una strepitosa pilota), droidi (Ahsoka si accompagna a Huyang, robot doppiato da David Tennant; Hera ha C1-10P, un “cugino” di R2-D2), scontri tra i (superstiti dei) Ribelli e (i superstiti dell’)Impero. Saprà tener fede alle sue promesse? Con le serie originali Disney+ targate Star Wars e Marvel non è mai detta l’ultima parola (pure l’ottima The Mandalorian ha inciampato nella terza stagione): per ora, però, non possiamo che guardare con attenzione, e un po’ d’ottimismo. D’altronde, Ahsoka Tano, eroina togruta forgiata dal fuoco di mille battaglie, disincantata ma non cinica, è forse la protagonista di cui abbiamo bisogno, e sicuramente, almeno un po’, ce la meritiamo.

Non è facile essere un nuovo personaggio di Star Wars

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