‘Manifest’ è un’altra wannabe ‘Lost’ che non ce l’ha fatta | Rolling Stone Italia
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‘Manifest’ è un’altra wannabe ‘Lost’ che non ce l’ha fatta

Di più, è un mix di concept seriali passati e presenti già popolarissimi, vedi anche il drama familiare alla 'This Is Us'

Dopo tre stagioni e un notevole calo di ascolti, NBC aveva detto basta alla serie mystery (che è sbarcata su Netflix dal 1° gennaio ed è in vetta ai titoli più visti) creata da Jeff Rake e prodotta da Robert Zemeckis. Ma, sotto anche la spinta di fan celeberrimi come Stephen King, Ted Sarandos e soci hanno deciso di salvarla per una quarta e ultima corsa. Ne vale la pena?

La premessa supernatural con tanto di aereo

Manifest è un mix di concept seriali passati e presenti già popolarissimi, a partire dalla serie delle serie: Lost. Anche qui infatti abbiamo una sorta di crisi soprannaturale che colpisce un gruppo di sfortunati, sì, ma sempre e comunque bellocci, ché in tv essere fighi è importante, pure se ti succedono le cose peggiori. Proprio come il cult anni 2000, la trama ha a che fare con un aereo che scompare e poi riappare. Ma niente stagioni su un’isola abbandonata, perché qui il volo (l’828) decolla nell’aprile del 2013 dalla Giamaica e atterra a New York dopo quelle che ai passeggeri sono sembrate tre ore, e invece al resto del mondo 5 anni e mezzo (siamo nel novembre del 2018). Con tutti i casini che questo comporta. Dunque da Lost, “dispersi”, a found, “ritrovati”: l’idea di base non sarebbe nemmeno male. Di certo però il lancio come erede di Lost non ha giocato a favore dello show.

Il caricone emotivo alla This Is Us

E qui arriviamo al secondo punto: se Lost infatti non si preoccupava di cosa sarebbe successo ai suoi personaggi in un eventuale ma improbabile ritorno alla civiltà, il mistero di cosa sia successo all’aereo in Manifest è amplificato dai complicatissimi drammoni familiari, dalle reazione di parenti, amici e fidanzati alle prese con una reunion del tutto inaspettata dopo anni di separazione e la convinzione che i propri cari fossero morti. Ci sono genitori che nel frattempo sono mancati, fidanzati che hanno sposato la migliore amica della promessa sposa, figlie che sono cresciute senza un padre (o meglio, con un sostituto). Insomma, tutto il caricone sfacciatamente emotivo alla This Is Us. La storia gira intorno agli Stone: Michaela (Melissa Roxburgh), Ben (Josh Dallas) e il figlio di lui, Cal (Jack Messina), hanno preso il volo successivo al resto della family. E una volta tornati lottano per capire come e se possono tornare a una vita normale.

Tra pseudo-religione e connessioni alla Sense8

Potevano mancare nuove abilità misteriose ai reduci del volo 828? (Peraltro si tratta di un versetto della Bibbia che la madre di Michaela ha ricamato su un cuscino: Romani 8:28, “All things work together for good”, e cioè: “Noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio”.) Ovviamente no (e sì, pure su religione & Co., vedi Lost). E così i protagonisti sentono delle voci nella loro testa che indicano decisioni da prendere o vedono cose. Spesso due di loro visualizzano le stesse immagini o danno ascolto alla stessa “chiamata”. E poi c’è il ragazzino, Cal, che pare essere guidato da una consapevolezza superiore (ci fermiamo qui, no spoiler).

E c’è pure il medical

Al piccolo Cal è stato diagnosticato un tumore che gli sarebbe stato fatale. Al suo ritorno, cinque anni e mezzo dopo, la ricerca medica è andata avanti e per lui c’è una speranza più che concreta. Una dei passeggeri infatti, la dottoressa Saanvi Bahl (Parveen Kaur), stava lavorando a nuove terapie e scopre che la sua ricerca si è rivelata una cura rivoluzionaria. Cal ha esattamente il tipo di cancro che Saanvi è in grado curare (incredibile!).

Una spolveratina di procedurale e il complotto governativo

Michaela è una poliziotta (ma dai). E, tornata in dipartimento, capisce immediatamente che quelle capacità di cui sopra sono molto utili nella risoluzione dei crimini. Anche se spesso e volentieri sbaglia a interpretare le parole di questa volontà superiore, alla fine tutto torna. Peccato che la tensione da crime stia a zero, visto che sappiamo che la “voce” alla fine darà alla protagonista e a noi tutti le risposte. No, Law & Order non sarebbe pleased. E poi: sarà tutto un complotto del governo? Tra la morte di una dei passeggeri e la scomparsa di altri, i federali hanno avviato un’indagine interna. Un caso?!?!!? Non credo!!!1!!1!