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Ma ‘Mare fuori 4’ è l’anteprima di Sanremo?

Tra Chiara Iezzi e Clara, prepariamoci a un’istanza del Codacons che protesterà per concorrenza sleale. Ecco come sono i primi episodi del prison teen made in Napoli

Foto: Rai

Edo aspirante teen idol di Roccella

***Attenzione: contiene spoiler***

L’hanno chiamata “la stagione delle scelte”, quella dove “i personaggi diventano adulti” (qui avevamo recensito i primi due episodi alla Festa del Cinema di Roma). Sì, ok, giustissimo. Ma questa nuova infornata di Mare fuori – i primi sei episodi sono su RaiPlay – fa anche molto “Roccella, we love you”. Di stagione in stagione, il carcere di Nisida sta infatti diventando il più efficace centro pro vita. Tanto per incominciare, ci sono più giovani padri lì che in tutta Napoli. Il primo è stato Carmine, con la piccola Futura, una frugoletta che l’ha reso un uomo saggio e maturo. E ora è il turno di Edo. Il primo figlio non è che lo avesse esattamente spinto a mettere la testa a posto, così (occhio allo spoiler) ha bissato: ha ingravidato pure l’amante, Teresa. Tra l’altro, quando lei va da lui in carcere dandogli la lieta notizia, lui… sorride. Non pensa: “Oh, cavoli, e mo’?”, e nemmeno: “Ora mia moglie Carmela scuoia vivi prima lei e poi me”. No: sorride beato, perché i figli so’ piezz ’e core. Come se non bastasse, promette persino di cambiare vita (come no…), di lasciare la criminalità e diventare un padre degno di questo nome. Praticamente è il nuovo teen idol del Ministro per le Pari opportunità e per la famiglia: Roccella, appunto.

I cliffhanger da infarto

Fuori il nome. Perché è chiaro che qui, oltre a Cristiana Farina e Maurizio Careddu, c’è un terzo sceneggiatore, figlio illegittimo di quel George R.R. Martin specializzato in cliffhanger da infarto. Altrimenti non si spiega. Arrivati al minuto 70’ proprio quando inizi a pensare “bello, eh, o’ mar for’, però si è fatta anche una certa”, ecco che accade puntualmente il finimondo. Più precisamente – ma senza spoiler espliciti – in sei episodi i finali hanno inanellato due morti pazzeschissime, una violenza di gruppo da far accapponare la pelle, e poi una chiusa letteralmente… con il botto. Roba che poi per forza si macinano i record, volando oltre 13 milioni di visualizzazioni in sole 24 ore: come diamine si fa a non pigiare di nuovo il “tasto play”?

Anteprima Sanremo?

Inizialmente non capivamo. Perché rilasciare Mare fuori pochi giorni prima del Festival di Sanremo, una macchina che tutto cancella e tutto travolge? Non aveva senso. Invece ce l’ha eccome. Lo abbiamo capito guardando i nuovi episodi: non sono che un lungo spot pre sanremese. Non ci credete? Ecco le prove. Primo: c’è Chiara Iezzi. Sì, proprio la Chiara di Paola & Chiara, le due sorelle che quest’anno hanno colonizzato l’Ariston. Com’è noto, il duo conduce infatti PrimaFestival, duetterà con i Ricchi e Poveri nella serata del venerdì e si esibirà pure sul palco Suzuki. Sono praticamente le prezzemoline della kermesse, seconde sole alla moglie di Amadeus. Ebbene, Chiara è anche in Mare fuori: interpreta la madre bigotta di Crazy J in un lungo flashback “pre metamorfosi”, come è stato specificato dai sottopancia. Inoltre, Sanremo lo citano proprio. Nella sesta puntata, Crazy J trascina Cardiotrap da un produttore per registrare insieme “una canzone che potrebbe andare a Sanremo”. Il cortocircuito è servito visto che Clara, alias Crazy J, a Sanremo martedì ci va per davvero. Prepariamoci a un’istanza del Codacons, che protesterà per concorrenza sleale…

Il duetto che non c’è

Domenico Cuomo (Gianni/Cardiotrap) in ‘Mare fuori 4’. Foto: Rai

A proposito di canzoni. Almeno per ora, su questo fronte c’è ancora parecchio da lavorare. Per i primi quattro episodi, la produzione ci rifila il tormentone Origami all’alba. Che va bene, per carità, ma alla ventimilionesima volta stufa giusto un filo. Poi, improvvisamente, sembra di vedere la luce in fondo al tunnel: Crazy J vuole duettare con Cardiotrap. “Bello”, pensi dal divano, ma poi capisci che tu e lei avete un concetto di duetto assai diverso. Nel tuo immaginario, questo tipo di esibizione implicherebbe che due artisti cantino alternandosi al microfono. Qui invece Cardiotrap si limita a fare la seconda voce nel ritornello, alla stregua di un coro parrocchiale. Per giunta senza arrivare mai alla nota giusta. Confidiamo in un’altra canzone, visto che sui social Matteo Paolillo ha detto di aver scritto una nuova canzone per Cardiotrap. Frate’, confidiamo in te…

Effetto cringe

Ora. Capiamo la voglia di innovare. E pure quella di alleggerire i toni. Però, dateci retta: l’ironia non fa per voi. Qui siamo in un carcere, mica in discoteca. Avete ucciso un sacco di gente, e ne state uccidendo ancora altra: davvero vogliamo buttarla in caciara? Che poi non è solo una questione di tradimento del tone of voice. C’è anche un problema di ironia: tre quarti delle battute sono agghiaccianti. Anzi, cringe, per dirla con i giovani. Ne citiamo una su tutte: lo chef che insegna ai ragazzi a fare la pizza vede che Carmine si angustia per Rosa e gli dice: “Ragazzo, l’amore è come un peto: se lo forzi, rischi che esce una cacata”.

Giù le mani dal Capitano

Pia Lanciotti (Wanda Di Salvo) e Carmine Recano (Comandante/Massimo Esposito) in ‘Mare fuori 4’. Foto: Rai

In quanto maggiorenni, tutta la ship Carmine-Rosa ci interessa il giusto, ovvero nulla. Tuttavia la tolleriamo perché, appunto, so’ ragazzi e, insomma, loro vogliono quella cosa lì: cuore, amore e mélo. Quindi pazientemente tolleriamo le quintalate di soap alla Terra amara versione teen. Soprassediamo pure sulla virata buonista della neo direttrice Sofia (Lucrezia Guidone), che copula con l’educatore Beppe (Vincenzo Ferrera) chiamandolo “orsacchiotto dei bimbi perduti”: capirai che cattiveria, manco le streghe Disney si lanciano in insulti così banali. Di nuovo, però, chiudiamo un occhio e andiamo avanti. Vi perdoniamo. Ma non questo. La svolta cinico-depressiva del Capitano (Carmine Recano) è infatti intollerabile. Capiamo il dramma familiare, lodiamo il tatto con cui lo si è raccontato, ma giù le mani da Massimo: questa sua svolta è solo un tradimento narrativo. Di quelli che urlano: “Scusate, ma davvero non sappiamo più cosa inventarci”.

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