Rolling Stone Italia

Colpo di scena, ormai ‘Game of Thrones’ non ha più senso

Se si fosse limitato a raccontare funerali e festa post-vittoria contro il Night King, il quarto episodio avrebbe funzionato. Invece ecco l'ennesima svolta frettolosa: "Attivare la modalità Mad Queen di Daenerys"

Foto: Helen Sloane/HBO

Funerali per onorare i morti, feste per celebrare i vivi (“Vomitare non vuol dire festeggiare” dice Jon, “Sì, invece!” replica Tormund – applausi), prime volte e saluti, con una quantità di baci, abbracci e lacrime mai vista prima in Game of Thrones. Non credete che sarebbe stato più che abbastanza per un episodio? E invece no, Benioff e Weiss si sono fissati che le puntate dell’ultima stagione dovevano essere sei (e forse temevano che una nuova parte più interlocutoria non attirasse quanto una Daenerys incazzata e piromane), quindi ci hanno appiccicato un altro quasi-episodio affrettato di circa 35 minuti. Il titolo? “Attivare la modalità Mad Queen di Dany”, courtesy of draghi morti, decapitazioni e faccette (riuscite? Bah) da “sto per scatenare l’inferno”.



All’inizio il ritmo è quello cadenzato di una ballata medievale, con Daenerys che sussurra qualcosa a Jorah Mormont prima di dare fuoco alla sua pira e Sansa che poggia il fermaglio degli Stark sul corpo di Theon (brava Sophie Turner). Se chiami a dirigere il regista del Red Wedding David Nutter, lasciagli tempo e spazio per fare quello che sa fare meglio: la sequenza del banchetto è una perfetta coreografia di sguardi, di cose non dette (o dette fin troppo, vero Brienne?). La Madre dei Draghi che con un saggio colpo di coda diplomatico nomina Gendry (di cognome fa Waters, non Rivers!) legittimo erede di Robert Baratheon e Lord di Capo Tempesta. Poi lo stesso Gendry che fa la proposta ad Arya e ovviamente viene friendzonato: “Lady a chi?”.

Ma è il dialogo tra il Mastino e Sansa a rubare la scena, nel bene e nel male: vedere Sandor Clegane esprimere a suo modo affetto è bellissimo. “Sei cambiata, uccellino”, le dice usando il vecchio soprannome che Cersei aveva dato a Sansa quando era ostaggio a King’s Landing. “Non ti sarebbe accaduto nulla se fossi partita con me. Ditocorto, Ramsay, niente di tutto ciò”. E Sansa, tenetevi forte, risponde: “Senza Ditocorto, Ramsay e tutto resto, sarei rimasta un uccellino per tutta la vita”. Ma quindi, fatemi capire, Sansa deve ringraziare i due uomini che l’hanno distrutta emotivamente e fisicamente perché è grazie a loro che è diventata più forte? In altre parole, l’empowerment femminile passa solo attraverso una qualche forma di abuso (che non è nemmeno nel materiale originale)? La mancanza di donne nel team di sceneggiatori di Game of Thrones si è sempre sentita, ma MAI come questa volta. Sansa, perdona Benioff e Weiss perché non sempre sanno quello che fanno.



Nel frattempo, dopo aver giocato a ‘Non ho mai’ con Tyrion e Podrick, Jaime e Brienne finiscono a letto insieme, un po’ come due colleghi brilli in trasferta dopo una presentazione importante. Sorry Tormund, ma Jaime e Brienne sono una delle ship più desiderate dal popolo di GoT. Pura risoluzione da fan service? Anche, ma in realtà i due hanno un’attrazione costruita nelle passate stagioni, basata anche sulla condivisione di un sistema di valori, quello cortese. Una volta sentiti gli sviluppi dello scontro tra Cersei e Dany però, Jaime decide di tornare a King’s Landing, lasciando Brienne in lacrime (scena strappacuore). Lo Sterminatore di Re è andato a salvare la sorella o a ucciderla? Noi siamo per la seconda.

Jaime non è l’unico ad andarsene, ci sono un sacco di addii: Sam e Gilly, che è incinta, vogliono chiamare il figlio “Jon” (anche se manco Jon si chiama davvero Jon, e infatti “speriamo che sia femmina”). E poi siamo sicuri sia una buona idea che Tormund torni a Nord con i Bruti e non partecipi all’ultimo grande scontro? E il povero Ghost? Almeno un pat pat sulla testa prima di essere liquidato da Jon lo meritava, dai. Insomma, se fosse finito qui The Last of The Starks avrebbe più o meno funzionato. E invece.

Consiglio di guerra: è ora di andare a Sud, Dany non vuole sentire ragioni, anche se l’esercito è dimezzato e gli uomini sono provati. Stacco: c’è la flotta di Euron Greyjoy nascosta dietro un sasso a Dragonstone, ma nessuno la vede, nemmeno la Madre dei Draghi dal cielo sopra Drogon. Con gli scorpioni, le armi progettate da Qyburn, Euron abbatte in tre secondi netti Rhaegar, affonda tutte le navi di Dany e rapisce Missandei.

Nello stesso episodio gli showrunner decidono inspiegabilmente di accelerare e scatenare la rabbia di Dany, che è sull’orlo di una crisi di nervi per le ovvie implicazioni della vera identità di Jon e le perdite devastanti che sta subendo. Se c’è una cosa, UNA, che lei ha chiesto a Jon è di tenere segreta la sua discendenza, visto che tanto lui il Trono di Spade nemmeno lo vuole. Ma niente, “Mister Onestà”, non ci riesce: d’altra parte il più grande difetto di Jon è anche il suo più grande pregio, la lealtà. A dirla tutta, Jon in queste ultime puntate fa tenerezza: in alcuni momenti sembra chiedersi: “Dove sono, o chi sono?” (e questo lo capiamo, povero), ma le sue espressioni sembrano andare ben oltre, fino alla domanda esistenziale: “Perché sono?”. E allora ecco che svela di essere Aegon Targaryen alle sorelle. Un minuto dopo Sansa lo dice a Tyrion che lo dice a Varys. E a quel punto, come osserva il ragno tessitore, tornato ad essere davvero rilevante: “Non è più un segreto, è un’informazione”.



Il confronto tra Tyrion e Varys (due degli attori più talentuosi del cast, Peter Dinklage e Conleth Hill) nella sala del trono di Dragonstone è una delle parti più alte dell’episodio: “Dany non è più la compassionevole distruttrice di catene dell’inizio”, cerca di far capire il primo al secondo, “Stiamo parlando di tradimento”, commenta il Folletto. In pratica ci sono delle scelte da fare per “il bene dei Sette Regni”. Loro sì che sono due giocatori veri. E non andiamo oltre.

Nuovo stacco, rieccoci a King’s Landing: ma non era la verde e lussureggiante Dubrovnik? Quando Jamie l’ha lasciata nella scorsa stagione addirittura iniziava a cadere un po’ di neve sulla città. E adesso?! Adesso è desertica che manco Essos. E poi tutti parlano del bicchiere di Starbucks dimenticato sul tavolo…

Cersei ha preso in ostaggio l’inconsapevole popolazione di Approdo del Re dentro le mura. A nulla serve il discorso che le rivolge Tyrion, basato sul suo amore di madre (anche perché non aspetta nessun figlio): la Leonessa fa decapitare Missandei. Ma non prima di aver buttato lì un paio di sguardi e sorrisi, quasi senza dire mezza parola. Se parliamo di faccette, Cersei VS Dany: 1 a 0. Che attrice Lena Headey.

Pare proprio che Benioff e Weiss abbiano deciso che è più importante sorprendere e scioccare, piuttosto che concentrarsi sullo storytelling. Parafrasando un meme delle ultime ore: e se il vero cattivo della storia non fosse Cersei, ma gli showrunner di Game of Thrones?

Iscriviti