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‘DOC – Nelle tue mani 2’, il diario di Pierpaolo Spollon: e alla fine arriva Bonvegna

Dopo il gran finale, poteva mancare la versione di Spollon? Certo che no. Prego

Pierpaolo Spollon (Riccardo Bonvegna)


Partiamo da qui: meglio che l’anno prossimo nessuno diventi amico di Doc, perché facciamo tutti ‘na brutta fine. Poi mi ha fatto molto ridere una cosa che mi hanno scritto ieri sera: “Abbiamo capito che Riccardo è destinato a stare da solo per sempre, perché ogni volta che si innamora c’è il dramma: si innamora di giasau (Saurino, ndr) e lui muore, si innamora di Alba e muore pure lei (qui il nostro commento al finale). Forse è il caso che stia da solo”. Bonvegna is the new Don Matteo, o la nuova Signora in giallo, la vecchietta portasfiga che, ovunque va, ci rimane secco qualcuno. Diciamo che il #mainagioia di Riccardo è contagioso ed è diventato “leggermente” un problema per quelli che gli stanno intorno.

E lo so che avete dovuto aspettare per vedere Bonvegna finalmente scatenato in questa stagione, credo che volessero caricare per bene la sua storyline di workaholico. DOC rimane una serie molto corale, ovviamente, ma il fatto che mi abbiamo lasciato alla fine per me è gratificante, vuol dire che l’anno scorso ho fatto qualcosa di buono. Uno degli sceneggiatori mi ha detto che se tutte le puntate fossero come la penultima, per lui sarebbe un gran successo: era emotivamente carica e recitata bene, perché effettivamente Ric fa un po’ di voli pindarici. L’altro metro di giudizio sono i messaggi delle persone: tanta gente che, come avevo predetto, ha riempito di lacrime kleenex, asciugamani, accappatoi e tappeti. Uno spera sempre che la serie vada bene per arrivare a questo punto, e – cazzo – ci siamo arrivati. Mi ha anche scritto l’attore che interpreta me nella versione slovacca di DOC, Filip Šebesta: è felice che gli sia capitato io perché mi sta studiando come attore e si guarda tutte le mie faccette. E mi fermo qua.

Possiamo anche spendere due parole su quanto sono stato bravo con gli spoiler?! Ho dovuto focalizzare tutta la mia necessità di raccontare annunciando che Riccardo moriva ogni tre per due, perché sennò non ce l’avrei fatta, dovevo per forza spifferare che qualcuno ci sarebbe rimasto. Ieri sera a un certo punto c’è stato (giustamente) del panico, ed era lì che volevo la mia gang. Ho pensato: “Facciamoli cagare un po’ sotto, portiamoli a credere che morirò io, tanto poi vedranno”. Ringraziatemi perché non ci sono andato giù nemmeno troppo pesante.

Parte della mia Twitter gang-bang si è anche un po’ incazzata perché forse non tutti sono educati allo Spollon-pensiero, sono ancora troppo politicamente scorretto per alcuni, ma la mia mission è portarli tutti sulle mia stessa onda. Per ora però ho ricevuto più vaffanculo ieri che in tutta la mia vita. Non sono ancora pronti per certe cose, ma lo saranno presto. Stiamo creando una super squadra: se mi lasceranno mai davvero condurre un sorta di Graham Norton Show, non potrà mancare una parte dedicata a Twitter, ai commenti e alle reazioni, che mi fanno riderissimo.

C’è un altro aspetto da trattare: Bonvegna è diventato popolare. Non solo ha (anzi, aveva, sempre per il #maiunagioia) una fidanzata, Alba, ma piace pure alla figlia di Doc, Carolina, Ma perché no? Anche Riccardo tira fuori, come le chiamano su Twitter, “le tonnellate”. Anche quelli che non sono come Luca Argentero e Gianmarco Saurino fanno sesso e hanno storie nella vita. Quindi è giusto che anche Bonvegna abbia la sua chance, lo vogliamo dire?

A proposito di Argentero: quest’anno abbiamo cementato – no: cementificato – il rapporto, e sul set abbiamo raggiunto un nuovo livello, ci siamo trasformati realmente in Doc e Bonvegna. Avevamo molte scene belle e per me è molto facile lavorare con lui: passiamo dal parlare di economia a ridere di cazzate, fino a recitare le battute e commuoverci. Succede solo quando c’è davvero del feeling. Alcune di queste sequenze, anche quelle più impegnative, sono state fatte in 2/3 ciak. E infatti Matilde Gioli ci percula tutti i giorni, ci chiama “i fidanzatini”.

Torno per un secondo serio: sulla scena finale dove piangiamo tutti Alba, ieri sera mi sono commosso per il ricordo del gruppo, che per sette mesi è stato una sorta di micro famiglia aperta. Abbiamo chiuso la stagione con quelle lacrime (mancava una settimana alla fine delle riprese) e quindi a ripensarci c’è scappata la lacrimuccia. Mi mancano tutti, non gliel’avevo ancora scritto, ma sì: mi mancano.

Insomma, un botto di bei ricordi quest’anno, a partire da Giacomo Poretti, pure lui interista, grande scoperta. Faccio una petizione ufficiale: vorrei che il Policlinico Ambrosiano assumesse a tempo indeterminato il personaggio di Giacomo come infermiere, ne abbiamo bisogno. E ho anche un rimprovero per gli sceneggiatori: mi dispiace che Ric quest’anno fosse un po’ sotto tono dal punto di vista delle cazzate, ma vi perdono.

E – so che ve lo state chiedendo – Saurino? Dice che è stufo che io sfrutti la morte di Lazzarini come acchiappa-like, perché anche ieri ho postato un bell’editing dove scrivevo che mi mancava. Ce devi sta’, fratelli’, sei sempre nei miei pensieri.

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