‘Celebrity Hunted’ ha trasformato i suoi difetti in punti di forza | Rolling Stone Italia
Serie

‘Celebrity Hunted’ ha trasformato i suoi difetti in punti di forza

La seconda stagione dello show Amazon si prende molto meno sul serio della prima: con uno stile più da videogame che da reality, qualche occhiolino a ‘LoL’ e un cast più forte, il format ha trovato la sua dimensione

‘Celebrity Hunted’ ha trasformato i suoi difetti in punti di forza

Il cast di 'Celebrity Hunted 2'

Foto: Prime Video & Amazon Studios

Amazon Prime Video ci ha fregati. Eravamo tutti lì, con le mani sulla tastiera fumante, pronti a inchiodarla al suo secondo flop, e invece la piattaforma ha scodellato una versione di Celebrity Hunted che non ha quasi nulla a che vedere con la precedente. O meglio: il meccanismo è quello – sette vip in fuga da un team di agenti segreti, profiler e hacker –, il titolo pure, così come il taglio action, ma stavolta il principale difetto del programma è stato trasformato in un punto di forza. Prima di sviscerare la questione nel dettaglio, lasciateci dire una cosa, banale ma doverosa: bravi. Brava Amazon e brava la casa di produzione Endemol Shine Italy. Anche se ufficialmente continuano a spernacchiare i giornalisti, rei di «non aver colto l’animo innovatore del reality», qualcuno di loro deve aver fatto mea culpa, aggiustando il programma. Non era facile né scontato.

Bene, ora svisceriamo. Il grande peccato originale di Celebrity Hunted era la sua anima fake: potevi montare le puntate come volevi, cambiare location e usare mille tecnologie, ma nessuno avrebbe mai creduto che quei vip fossero davvero in fuga, abbandonati al loro destino, riuscendo a farla franca con un team di super esperti. Per il solo fatto di essere seguiti da cameraman e troupe, sono infatti un bersaglio visibile a chilometri di distanza. Il reality era insomma fallato fin dalla sua premessa. A quel punto, gli autori devono aver pensato: se non si può eliminare l’effetto finzione, allora sposiamolo fino in fondo. E così è stato. La seconda stagione di Celebrity Hunted non ci svela alcuna nuova avveniristica frontiera del reality, si preoccupa della veridicità solo il giusto (ovvero: niente) lasciandosi travolgere dal gioco, nell’accezione più puerile del termine. Più che spaventati, i vip appaiono infatti divertiti dalla fuga: negli rvm si prendono in giro, fanno battute, sghignazzano. Insomma se la ridono, non ci credono manco loro alla storia della caccia all’uomo, e questa cosa funziona. Anzi, ci piace proprio. Le loro stesse strategie sono poi volutamente esilaranti: da quelle «a caso» di Achille Lauro e Boss Doms (che poi sono in assoluto le più costruite) alle soluzioni cinematografiche di Stefano Accorsi. Questo cambio di passo rivitalizza decisamente il programma: l’adrenalina per la possibile cattura era (e resta) fake, la risata invece non può mai essere tale. A sua volta, la stessa struttura narrativa vira verso il videogioco. Si prenda per esempio l’incipit. Nella prima puntata i fuggiaschi non vengono subito buttati in medias res (altro grande difetto della precedente stagione): ora c’è una presentazione, seppur breve, che spiega chi sono, perché fuggono e da chi, proprio come nei videogiochi quando viene assegnata la missione al player. Bella anche l’idea di piazzare un braccialetto Gps addosso a ciascun fuggiasco. La variazione sul tema è azzeccata e contribuisce a rendere l’adrenalina della fuga vagamente sensata.

In questo scarto, ossia nel passaggio dal reality al gioco, il programma guadagna parecchio, soprattutto in ironia. L’accento sulla componente ludica aiuta infatti a sdrammatizzare, alleggerisce il programma e apre le strade alle battute esilaranti. Il che non è poco. Se scatta infatti la risata, hai vinto: hai in pugno il tuo pubblico, oltre che tutti i social esistenti sulla Terra. I meme delle battute verranno infatti ripostati in eterno dando visibilità allo show. A questo punto, vogliamo osare e ci lanciamo nel dire che, per certi versi, Celebrity Hunted ha più punti di contatto con Lol che non con la prima edizione del reality: il meccanismo alla base è analogo. In entrambi gli show si ripropone un gioco dell’infanzia, ossia “Guardie e Ladri” e “Chi ride per primo perde”; si investe a mani basse sul cast e di fatto a nessuno frega nulla chi vincerà. Ci si gode “il viaggio”, come si suol dire, con la differenza che in Celebrity abbiamo anche la variante dei travestimenti. Sono uno più dichiaratamente posticcio dell’altro (nessuno può improvvisare cose così, a maggior ragione quando hai i minuti contati) ma contribuiscono a creare quel clima adolescenziale che tanto galvanizza gli spettatori di Amazon Prime Video.

Non ultimo, il cast. Non ce ne vogliamo Fedez e compagnia ma, con la sola eccezione di Totti (per chi se lo stesse chiedendo: sì, la scrivente è romanista), questo cast è molto più forte del precedente. A fuggire sono infatti nientemeno che Vanessa Incontrada, Stefano Accorsi, M¥ss Keta ed Elodie, Diletta Leotta, Achille Lauro e Boss Doms. Senza fare troppi spoiler vi diciamo che, a nostro discutibilissimo giudizio, Diletta Leotta è la grande sorpresa: simpatica, auto ironica, divertentissima e anche molto, molto paracula. Si preoccupa dei capelli, va sugli scii, si fa la maschera del video… Un mito. Da segnalare anche Stefano Accorsi, qui in versione strappamutande: non che l’attore non abbia mai avuto fascino da vendere, ma dovrebbero dargli un Oscar per come è riuscito ad ammiccare alla telecamera durante i suoi rvm. Vanessa Incontrada l’avremmo voluta in coppia con Claudio Bisio ma, evidentemente, non è stato possibile… Anche da sola, però, conferma la sua simpatia. Achille Lauro fa e dice tutto quello che si potrebbe aspettare da lui e dopo 30’’ i social erano già invasi dalle foto di lui e Boss Doms novelli sposi. Un po’ sottotono il duo Elodie e M¥ss Keta.

Morale: la seconda stagione è meglio della prima. Decisamente. Poi, certo, le puntate restano troppo lunghe (50’ a episodio) e tutta la faccenda del io-scappo-da-te va archiviata sotto la voce show basici. Non gridiamo dunque al miracolo: non siamo davanti a un nuovo genere, come spera il colosso streaming, ma a un dignitoso programma scaccia pensieri. Nulla di più, nulla di meno.