“Sposerò Hudson Williams” è un ammicco a un’altra stagione di fanatismi dichiarati, e mostra come i tempi cambino e lo slogan pure, mentre la sensazione resta la stessa. Ieri c’erano i poster sopra il letto e le cassette registrate alla radio, oggi ci sono clip riascoltate in cuffia e post sui social che si aggiornano ogni 20 secondi.
Heated Rivalry (per chi fino a oggi avesse vissuto dentro una cava e non la conoscesse) è una serie canadese LGBTQIA+ smut che segue la storia di Ilya e Shane, interpretati dagli attori Connor Storrie e Hudson Williams, due talenti dell’hockey cresciuti da rivali che si incontrano da rookie e cominciano una relazione sessuale che si trasforma in amore.
Si parte dalle provocazioni in pista e si finisce tra messaggi nascosti, porte d’albergo che si chiudono, paura di farsi vedere e sesso. Tanto, tanto sesso. La storia funziona perché mette insieme ambizione, ferite, desiderio e quella tensione sessuale ed emotiva che ti fa contare le ore che mancano alla puntata successiva. In poche settimane un telefilm prodotto con i soldi di un caffè e un sogno si è trasformato nell’ossessione di tantissime persone in tutto il mondo, soprattutto donne.
Per tanti in Occidente sembra un fulmine a ciel sereno, e invece no. Per capire da dove arriva tutto questo bisogna tornare al Giappone degli anni Settanta. Dentro le riviste shōjo, con autrici come Hagio Moto e Takemiya Keiko, nascono i primi racconti M/M (men who love men) pensati per un pubblico femminile, poi la fan culture conia la parola yaoi e il fenomeno si amplifica. Quel seme cresce, diventa sottogeneri, attraversa formati, arriva ai telefilm e si diffonde in tutta l’Asia.
La ricerca giapponese e internazionale (Mizoguchi, Aoyama, McLelland, Welker) lo legge come uno spazio creato da e per le donne, utile a esplorare desiderio e i ruoli senza doversi specchiare in uno sguardo maschile. Gli studi sul pubblico yaoi in Occidente di Dru Pagliassotti mostrano da anni una prevalenza schiacciante di lettrici, spesso oltre l’80%, con un coinvolgimento che non si esaurisce nella visione ma passa per pratiche collettive come scanlation (scansione, traduzione, e modifica non ufficiale di libri e fumetti), fanbook ed eventi che cementano appartenenze e linguaggi condivisi.
Qui non si tratta solo di sesso o scandalo. Il successo ha radici psicologiche molto semplici. Le donne trovano nella coppia maschile uno spazio meno appesantito da ruoli prestabiliti, vedono due persone che negoziano il rapporto da pari, osservano una mascolinità che ammette debolezze e chiede ascolto. E se si vuole capire davvero il fenomeno attuale, lo sguardo deve andare lì, dove il romanticismo ha cambiato angolo di ripresa e dove l’amore, raccontato con cura e senza limiti, torna a fare il suo mestiere, tenere insieme persone diverse e farle sentire meno sole.
Come spiega Clare Sears, professoressa di sociologia e studi sulla sessualità alla San Francisco State University, «questo tipo di romance M/M offre uno sguardo più fluido e complesso, perché ci si può riconoscere in uno dei due personaggi o in entrambi. L’identificazione non è fissata dal genere e lascia alle donne uno spazio per esplorare lati più maschili di sé o per immaginarsi in ruoli e scenari sessuali differenti». Un filone più recente ha messo questi fattori alla prova con strumenti psicometrici, misurando in modo sistematico la spinta verso una “relazione osservata” che non chiede per forza auto-identificazione ma offre un terreno protetto dove seguire intimità, consenso e crescita.
Il dato sul consumo esplicito va nella stessa direzione. Le analisi basate su Pornhub indicano che nella categoria gay maschile le donne rappresentano il 43% del pubblico, una quota alta e stabile che conferma come l’interesse femminile per il M/M attraversi intensità e piattaforme diverse senza esaurirsi nel solo soft. E la percentuale converge con l’analisi di Lucy Neville, docente all’Università di Southampton, che ha studiato il consumo femminile di pornografia ed erotica gay. Le storie che assecondano i nostri desideri possono rivelare che cosa desideriamo davvero, e questo è utile in una società che ancora preferisce dire alle donne che cosa dovrebbero volere invece di ascoltarle. Secondo Neville, le novel con soli uomini come protagonisti aggirano gli squilibri di potere che spesso segnano l’intimità eterosessuale, nella finzione e nella vita. «I romanzi rosa M/M, simili alle fan fiction slash» (ovvero, riscritture di storie amate in cui personaggi dello stesso sesso intrecciano relazioni romantiche e sessuali), ha aggiunto Sears. «sono intenzionalmente scritti da donne per donne, attingono alle fantasie femminili e parlano esclusivamente di uomini che fanno sesso con altri uomini».
Heated Rivarly non è la prima serie low budget M/M a diventare il simbolo di qualcosa di più grande. La Cina ha avuto il suo momento di svolta con Addicted nel 2016, un titolo a bassissimo budget che in poche settimane è stato visto da più di 100 milioni di persone e ha fatto capire a tutti la portata del fenomeno. Da lì, in Asia si è aperta una corsa al BL (alle serie tv e alle storie Boys Love, dove non per forza i protagonisti si identificano come omosessuali, ma intrattengono comunque appassionate storie d’amore e fisicità), con storie M/M raccontate con codici sempre più riconoscibili, pieni di tropi e cliché, che hanno trovato pubblico in tutta l’Asia e poi oltre. La Thailandia, grazie al buco lasciato dalla Cina a causa del ban causato proprio da Addicted, ha costruito su questo un sistema. Il Ministero del Commercio thailandese ha stimato il segmento BL attorno a circa 25 milioni di euro, mentre le proiezioni dell’SCB Economic Intelligence Center parlano di una crescita fino a 127 milioni di euro entro il 2028. Numeri che spiegano perché il BL sia entrato nelle strategie di soft power del Paese, tra promozione culturale, export di contenuti e un’ondata di turismo femminile.
In Corea, invece, questo tipo di serie ha preso forma come web drama a episodi brevi, con stagioni compatte che riducono il costo per minuto e i tempi di consegna. La scrittura punta su archi emotivi chiari e finali sospesi, così l’episodio successivo si guarda subito e la stagione si chiude con percentuali alte di completamento. Con serie così brevi si possono testare più coppie e più idee nello stesso anno mantenendo basso il rischio, e quando un titolo funziona lo si amplia con special, film o una seconda stagione.
Quindi, che cosa ha cambiato Heated Rivalry? La novità sta nel volume del pubblico. Heated Rivalry ha portato questo sguardo nella fascia più mainstream occidentale, ha unito generazioni diverse e ha costretto chi sta fuori dal fenomeno a farci i conti. E non si ferma qui. Dal Canada arriverà a breve una produzione Girls Love che punta a replicare lo stesso corto circuito, parola di chi sta mettendo insieme cast e script in queste settimane, la produttrice e attrice Panta Mosleh, convinta che il pubblico sia pronto a un racconto simile con due protagoniste donne.
Nell’attesa, il 13 febbraio lo steamy Canadian drama arriverà in Italia. Per molte spettatrici italiane non arriva nel vuoto, atterra su una cultura già conosciuta. Le community già da anni costruiscono legami, sottotitoli, rituali condivisi e partecipano a eventi come la JIB a Roma. La serie canadese è solo la punta dell’iceberg. Quando finirà e vi ritroverete in piena crisi di astinenza, con gli edit su TikTok in loop e la caccia al leggendario link su Google Drive, potete ingannare l’attesa con un rewatch (o un first watch) ai genitori degli M/M in Occidente, Ian e Mickey di Shameless, oppure fare un salto dall’altra parte del mondo, in Asia, con Addicted, Revenged Love o Bad Buddy.
Creano dipendenza, ma aiutano a rimanere sani (più o meno) fino al 2028, quando è attesa la seconda stagione di Ilya e Shane. E quando, finalmente, si potrà tornare al cottage.








