Avremo sempre ‘Girls’ e ‘Glee’ | Rolling Stone Italia
Don’t stop believin'

Avremo sempre ‘Girls’ e ‘Glee’

Letteralmente: tornano tutte e due. Le serie che ci hanno insegnato a prenderci in giro e a prenderci fin troppo sul serio. Cosa vuol dire, per noi millennial, ritrovarle adesso che, strictly speaking, ragazzi non lo siamo più?

Avremo sempre ‘Girls’ e ‘Glee’

Lea Michele (Rachel Berry) in 'Glee'; Lena Dunham (Hannah Horvath) in 'Girls'

Foto: Fox Broadcasting Co.; HBO

Ho un’auto che ha ancora il lettore cd, ci sono affezionata e non la voglio cambiare, almeno finché regge. Chissenefrega, direte voi. Un attimo, ci arrivo. Ieri scartabellavo nella tasca della portiera e mi è tornato in mano un cd masterizzato, senza una scritta: una compilation di Glee di 16 anni fa almeno (o 17? ho smesso di contare quando ho smesso di masterizzare), e dentro c’era pure Defying Gravity, molto prima che il Wicked di Jon M. Chu (2024) ce la rendesse inevitabile.

Nel 2009 se la contendevano Rachel Berry e Kurt Hummel (nono episodio, prima stagione: sì, sono una gleek). L’assolo era stato affidato a lei, ma lo voleva pure Kurt, finché a casa Hummel non arriva una telefonata anonima, omofoba, e all’audizione lui sbaglia apposta una nota (Murphy aveva scelto il pezzo dopo che Colfer gli aveva raccontato che al liceo il suo insegnante di teatro non gliel’aveva fatto cantare perché maschio, #tuttovero). Manco a dirlo vince Rachel, merito anche della sua morning routine: sveglia alle 6, frullato proteico con banana e olio di semi di lino, «e alle 6:10 sono sull’ellittica», con un Grammy con il suo nome piazzato davanti come unica ragione di vita, a pedalare verso la gloria senza muoversi di un centimetro, precisando di non avere bisogno di «niente di artificiale» perché le basta un obiettivo. Peccato che nell’episodio dell’ellittica, il sesto, Vitamin D, quando Finn distribuisce le pastiglie di pseudoefedrina procurate dalla moglie del professor Schuester, le prenda anche lei. Un premio l’avrebbe vinto davvero, cinque stagioni dopo, solo che era un Tony.

Glee Rachel confronts Finn about taking vitamin D 1x06

Avanti veloce, 2012. Un’altra eroina seriale con manie di grandezza, Hannah Horvath, si è appena vista tagliare i viveri dai genitori e li liquida così: «Ho il lavoro, poi una cena. E poi sono impegnata a diventare chi sono». Pure lei segue la lezione di Rachel (niente di artificiale, solo una tisana all’oppio) e nel cuore della notte torna alla carica: «Penso di poter essere la voce della mia generazione. O almeno una voce. Di una generazione».

Ora quella voce torna, e l’ha annunciato su Substack, che della nostra generazione è diventato un po’ il diario segreto, previo abbonamento. Cinque episodi per HBO, riprese nel 2027, scritti e diretti da Lena Dunham, con Allison Williams, Jemima Kirke, Zosia Mamet e Andrew Rannells. Adam Driver per ora non pervenuto, e come dargli torto, visto che da allora è stato Kylo Ren, Paterson, Maurizio Gucci ed Enzo Ferrari; il suo Adam Sackler, rivisto oggi, non è esattamente un esempio di mascolinità edificante (basti la scena con Natalia nella seconda stagione, che già nel 2013 fece discutere di consenso e che adesso è difficile da guardare).

Il post ha il tono di un post-it lasciato sul frigo («So, Girls is coming back for 5 fresh eps»), ma dentro c’è questa frase: «We are not, strictly speaking, girls anymore». Strictly speaking, appunto. Dunham ha compiuto quarant’anni a maggio e fa notare che le sue ragazze sono ormai più vecchie di Bridget Jones, di Miss Havisham e di Blanche DuBois (che come modelli per l’età adulta non sono proprio rassicuranti, ma ok); ammette che forse una parte di lei «voleva seminare Hannah e le sue amiche», poi verso il compleanno i personaggi hanno «cominciato a parlarmi sotto la doccia». Sotto la doccia (!).

Girls HBO - Hannah Horvath's Iconic Lines

Intanto, a Lima, Ohio, si riaccendono le luci dell’auditorium: Disney+ e Hulu hanno dato il via libera al nuovo Glee, che Ryan Murphy dice di aver finito di scrivere a settembre con Brad Falchuk e Ian Brennan, dopo aver sentito «una decina» di attori originali, tutti «molto entusiasti» (te credo). Già a luglio aveva capito che la serie era «tornata in giro». Date di uscita, per ora, nessuna; nell’attesa, da noi Girls si ripassa su HBO Max e Glee su Disney+, due abbonamenti, ovviamente.

Io, per la cronaca, le amo tutte e due, per motivi diversissimi, e ne temo i ritorni come si temono le rimpatriate di classe, il che non mi impedirà di guardarli, anzi: non vedo l’ora.
Girls e Glee, messe una accanto all’altra, sono due compagne che a mensa non si sarebbero mai sedute allo stesso tavolo. Da una parte l’ironia di Greenpoint: sesso sgradevole, stage non pagati, il sopracciglio sempre alzato, e quando arriva il posto fisso a GQ, con tanto di snack gratis, Hannah si fa licenziare apposta dando dei venduti ai colleghi, in nome dell'”integrità artistica”. Dall’altra la sincerità senza pudore del McKinley High: la L di loser sulla fronte, portata con orgoglio, i gilet del professor Schuester, Gwyneth Paltrow supplente che canta Forget You di CeeLo Green (la mia guest star prefe, e pure degli Emmy nel 2011), e un pilot andato in onda su Fox il 19 maggio 2009, subito dopo American Idol (!), che finiva con Don’t Stop Believin’ e gli occhi lucidi. Hannah ci insegnava a prenderci in giro prima che lo facessero gli altri; Rachel, a prenderci sul serio anche quando ridevano tutti. Anche se pure miss Horvath, quando nessuno guardava, la sua Don’t Stop Believin’ se la concedeva eccome, in camera con Marnie a ballare Dancing On My Own di Robyn a tutto volume. Noi facevamo entrambe le cose, spesso nella stessa serata: Journey al karaoke sghignazzando, e al ritornello già con il groppo in gola. Colpevolissimi. Ed è stato bellissimo.

Ma chi l’ha riportata in auge, Glee? TikTok, who else. Nel 2024 Rose’s Turn, il numero da Gypsy che Chris Colfer cantava nella prima stagione, è risalita al terzo posto della classifica TikTok di Billboard, quattordici anni dopo, e Colfer su X ha commentato: «What is happening??????» (sei punti interrogativi, li ho contati). A riscoprirla, oggi, è soprattutto la Gen Z, che l’ha vista da bambina e adesso la smonta clip per clip, mentre Lea Michele nel 2022 si è presa davvero Funny Girl a Broadway, esattamente come Rachel (#tuttovero, di nuovo). E viene il dubbio (più che un dubbio, dai) che Murphy il reboot (pardon, so che è una brutta parola) l’abbia scritto per loro, e che a noi millennial tocchi (ri)vederci con i loro occhi: giudicati, e improvvisamente adulti.

Glee - Don't Stop Believin (Regionals Version) full performance HD (Official Music Video)

Idina Menzel, la prima Elphaba, cioè la voce originale di Defying Gravity, che in Glee fu scelta come madre biologica di Rachel, anni dopo l’ha raccontata così: «Ti scritturano per fare la madre di qualcuno quando probabilmente dovresti essere la sorella maggiore. Non è stato il massimo per l’ego». Ecco, appunto. Ce le ricordiamo figlie, Rachel e Hannah, di quelle insopportabili e insieme geniali: una che pretendeva l’assolo, l’altra i soldi per vivere a New York (e la prima, almeno, l’ha ottenuto). Adesso però tornano, e la parte dei genitori tocca a noi.

Poi c’è la “maledizione” di Glee: Cory Monteith è morto nel 2013, Naya Rivera nel 2020, senza contare il caso Mark Salling, una storia che non si liquida in un inciso. Chris Colfer a Bustle ha detto che «sarebbe davvero dura farla adesso che Naya non c’è più», salvo ammettere subito dopo che i fan «probabilmente mi inseguirebbero con forconi e jazz hands» se dicesse di no (confermo). E rifarla nel secondo mandato di Trump, quando la prima era nata nell’anno uno di Obama, vuol dire chiedersi se quell’ottimismo fosse ingenuo o profetico; probabilmente tutte e due.

Per la serie “ritorni che non vedremo mai”: a marzo Hulu ha rinunciato al Buffy di Chloé Zhao, con una nuova cacciatrice, e Sarah Michelle Gellar si è congedata à la Buffy: se l’apocalisse arriva davvero, «potete sempre chiamarmi sul cercapersone». LOL. Reggono, a quanto pare, i revival che hanno il coraggio di far invecchiare i personaggi, e Kasdan faceva scuola già nel 1983, con i trentenni riuniti per il funerale di un compagno di college nel Grande freddo. Girls, che è sempre stata una serie sull’incapacità di crescere, parte avvantaggiata. Si era chiusa nel 2017, upstate, con Hannah che finalmente riusciva ad allattare il piccolo Grover, in un episodio che si intitolava Latching, attaccarsi. Quel bambino oggi avrebbe una decina d’anni, e Hannah è diventata la madre di cui si lamentava. Chissà se se n’è accorta.

Anche Girls, del resto, il suo processo l’ha avuto, e in diretta. Nel 2012, poche settimane dopo il debutto, la accusavano già di raccontare una Brooklyn tutta bianca, e Dunham, a Fresh Air, ammise di essersi accorta «solo dopo» di aver scritto «quattro ragazze bianche», e di prendere la critica «molto sul serio». La voce di una generazione, dicevamo. Peccato che alla prima stagione la generazione in questione avesse già cominciato a risponderle, un articolo dopo l’altro. O almeno una parte. Di una generazione.

GIRLS - Dancing On My Own Scene

Il revival arriva sei mesi dopo Famesick, il memoir in cui Dunham racconta gli anni della fama e il loro prezzo, rimproverato da più di una recensione per la scarsa autocritica; nel libro ci sono anche Adam Driver e Jenni Konner, la co-showrunner di sempre, due nomi che nell’annuncio di HBO non figurano. Ma il verdetto più duro la serie se l’era già scritto da sola, nel penultimo episodio, con Shoshanna chiusa in bagno con le altre tre: «Non riusciamo a stare nella stessa stanza senza che una di noi la renda completamente e totalmente una questione su di sé. Credo che dovremmo semplicemente accettare di chiuderla qui».

E invece. In Casablanca Bogart salutava Ingrid Bergman con «Avremo sempre Parigi», che era un modo elegante per dire: è finita, ci resta il ricordo. A noi è andata peggio, o meglio, dipende: le serie tornano davvero. Don’t stop believin’.