Forse solo Matteo Lancini – tra coloro che stanno osservando con cura amorevole l’adolescenza già da molti anni – potrebbe dare una visione più precisa dell’essere 15-16enni negli anni Duemila di quella che abbiamo inalato nel nuovo film di Giovanni Tortorici visto sabato scorso al Festival del Cinema di Locarno, Ketticè. È fatto dell’unica materia di cui dovrebbero essere fatti i film: il cinema (come già il suo esordio Diciannove), questo sì «terra rara» in estinzione. Ma non per questo 28enne narratore per immagini – e carne, canzoni, macchinette, palazzi, giardinetti – che ogni volta va all’indietro nella sua vita per cercare di capire come è diventato quello che è ora, quello che siamo ora come ora. E quanto fosse lui stesso sentimentalmente lucido rispetto a quando questo apparente nulla (o «noia») accadeva, «fango» che poi si è trasformato in rarissima sapienza, altroché.
Lancini ci spiega da anni che quelli che sono a ciondolare appoggiati a para-microlini o a farsi cannoni, o ad assistere a squisite risse di wrestler femminili improvvisate, non sono pigri coltivatori del vuoto, ma attenti praticanti di una condizione umana in mutazione che sta portando a una mirabolante liberazione da obiettivi ormai inutili nella vita. Nel caso del film, poi, manco necessari perché sono tutti ragazzi e ragazze palermitani bianchi e per lo più ricchi (siamo nel 2012 del Silvio Berlusconi che pulisce lo sgabello dopo che vi ci si è seduto Marco Travaglio, ma non basta). E sono comunque in linea – per iperbole – con le sperimentazioni di sussudio di esistenza in atto in California come effetto dell’automazione generativa. Qui siamo agli inizi inizi della faccenda, ma la questione si pone eccome (vedi funambolica intervista all’Economist di Elon Musk di qualche settimana fa).
Quelli privi di ogni nerbo sono i genitori: nulli, vuoti, annoiati sul serio, per questo depressi ma mai domi nel non-risvegliarsi (una funambolica Bellucci è la madre), colpevoli e colpevoli di colpe gravi. Ben più vitali sono i figli e le figlie. Pieni di stelle musicali di ogni tipo che illuminano abitacoli, camerette, orecchie. Stelle che sono insieme galassie sessuali, non importa se solo verbali. Sembra un nonsense, ma è il cinema puro di Tortorici a creare il trionfo delle generazioni under 20 (e ora under 30) su 50-60enni col culo inutilmente al caldo, rentier, professori impreparati persino alla pensione, nonne da scippare dalla testa ai piedi.
La conclusione è limpida, come il film: finché ci sarà questa capacità di raccontare per immagini da parte degli stessi ragazzi, rimarrà per forza la vita sulla Terra.










