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X Factor 2021, le pagelle delle audizioni: la serata di Erio e di Emma la “groupies”

Al debutto dell'edizione numero 15, concorrenti con o senza “aurea” (versione Marrone di “aura”), trashate, autentiche sorprese, Agnelli e Mika già in formissima. Complinsulti per tutti

Foto: Sky

Primo round di audizioni, qualche muscolo da sciogliere, aspiranti concorrenti non molto entusiasmanti, ma poi un pugno di loro ti conquistano. I giudici ricominciano da dove avevano finito: Manuel dalle battute e dai giudizi che puoi ascoltare solo in rispettoso e ammirato silenzio, Emma dai suoi ormai mitici «sincerità», «mi sei arrivato», «genio» e da qualche intoppo con lingua italiana e inglese, Manuelito da quanto è figo, Mika dal suo essere la solita Alice acida nel Paese delle meraviglie. Bene Tersigni, che non strafà, studia l’aria che tira e prende le misure.

Erio voto: 10
Livorno, 35 anni, una presenza scenica quasi cinematografica. Parte Can’t Help Falling in Love, la canzone preferita di Mika e mezzo mondo, e già uno che si prende Elvis ha tante palle quanto talento. Mentre senti quella voce e ti chiedi cosa sta facendo, sei già dentro un altro pianeta, ti ipnotizza, non gli stacchi occhi, orecchie, respiro di dosso. Ha ragione Manuel, «è un artista senza tempo». Talmente tanto che quella cover sembra un classico. Del suo repertorio però. Erio ringrazia come se stesse lì per caso, ma dovremmo ringraziarlo noi. Non vediamo l’ora di sentirlo cantare in italiano. Anzi, chissenefrega, di sentirlo cantare di nuovo e basta.

gIANMARIA voto: 9
È Achille Lauro intonato e depresso. Solo Enrico Brignano con le sue battute spegne l’entusiasmo altrui così velocemente. Ha il pregio di essere l’unico che non prova a corteggiarci con la biografia paracula o strappalacrime o ricattandoci con i suoi disagi. Dice che a 19 anni lavora e studia con pudore, vuole solo cantare, non ci parla della sua condizione psicologica, familiare, sentimentale o della sua identità sessuale. Jeans e maglietta bianca e un inedito, I suicidi, che ti scava dentro, scritto da dio e messo giù duro con voce, ritmo e intensità. Certo, usa la “o” al posto della “i”, ma nessuno è perfetto.

I quattro giudici con Tersigni. Foto: Sky

Manuel Agnelli e Mika voto: 8,5
Sono talmente grandi che spesso si dividono la scena, che insieme sarebbero troppo. Poi ballano occhi negli occhi sulla sigla di Colpo grosso e ti emozioni, anzi ti ecciti quasi quanto ti succede mentre Mika insegna il francese a Manuelito. Agnelli è sincero fino alla crudeltà, Mika è crudele fino alla sincerità. Il primo sente di doverlo fare, al secondo piace umiliare gli altri, ucciderebbe per una battuta. Le frasi migliori di quest’esordio della quindicesima edizione sono le loro, dai «non è un complimento» alla Meg dei 99 Posse/Dolores O’Riordan dei poveri (la cantante e leader dei Why, the moon) e «sei strana tu, la simpatia è qui (mano in alto) e la musica qui (mano in basso)» del ragazzo di Beirut fino a sua maestà Manuel Agnelli che ci delizia con il «non ho mai visto una schifezza tale fatta così bene, sei un caso clinico» a Riccobene e «meno male che nel club di scambisti dove lavori non hai questo repertorio perché difficilmente avrei un’erezione co’ sta roba» a Zizzi. Che coppia.

Karma voto: 8
Lo senti e pensi «bravo, ma già sentito». Ma non smetti di ascoltarlo e ti dici che un’occasione gliela daresti. Poi scopri che non ha mai preso lezioni di piano e solo una di canto. E cerchi un avvocato per far redigere un contratto per lui seduta stante. Se è davvero un autodidatta, è un fenomeno. Se non lo è, non ditemelo. Sarebbe la delusione più grande dai tempi della verità su Oscar Giannino.

Karakaz. Foto: Sky

Karakaz e Versailles voto: 7,5
Hanno un’idea e si vede. I primi, anzi il primo (il leader fa tutto e si è caricato dei turnisti di valore sperando di diventare una band magari con e grazie a X Factor) ha un’anima hard, una direzione artistica della sua musica così lucida e intelligente da frenare a volte note e voce che cavalcano dure e ruvide strumenti e ritmo. Karakazzuti. Versailles unisce il grunge con un po’ di trap e qualcos’altro ancora e incredibilmente funziona. Sa di poter crescere – il nome d’arte è dedicato alla reggia che non doveva essere tale, perché lì c’era un capanno da caccia – e di doverlo fare senza porsi limiti, proprio come il monumento il cui nome porta tatuato sul petto. Rischia di essere uno sfizioso da portarsi i live.

Vale LP. Foto: Sky

Raffaella Scagliola, Jathson, Vale LP voto: 7
La prima è una Patti Smith 16enne. Ha rotto il ghiaccio con personalità e semplicità, tanto che veniva da chiamarla Raffa Nui per il look un po’ naïf. Va vista su sfide più complesse fuori dalla sua comfort zone. Di Jathson mentre pensi che non te ne frega niente della sua identità sessuale e binarietà, arriva la lenzuolata social di Adinolfi e capisci che ha fatto bene a parlarne. Lui, non Marione che ne sancirà la vittoria, come insegnano le ultime olimpiadi: il nostro dopo alcuni giorni dall’inizio dei Giochi attaccò Malagò definendo la spedizione a Tokyo un fallimento. Record di medaglie. Mentre cerco di convincerlo a prevedere la serie B per il mio amato Napoli, invito Jathson a sentire Australia Downunder e la hit Non c’entro del nostro tribuno. La sua è invidia. Che ad ascoltarli, pure ti viene da dire la parola binario. Ma per legartici su in attesa di un treno.
Tornando a Jathson musicalmente sembra andare sul sicuro, deve tirar fuori il coraggio che ha avuto a raccontarsi anche davanti al microfono. Ah, una cosa “siamo acqua, siamo fluidi” anche no: sembra una frase da Baci Perugina scritta da Brezsny sotto acido. 
Infine Vale LP: è Billie Eilish che vorrebbe essere Madame. O viceversa, è da capire. Ottimi riferimenti, ma che potrebbero cannibalizzarla. La canzone è bruttina, ma lei è notevole. Se trova il suo stile, la sua cifra, ci innamoriamo tutti di lei. Io mi sono già portato avanti.

Ludovico Tersigni e Hell Raton. Foto: Sky

Ludovico Tersigni voto: 6,5
Che fosse intelligente lo avevamo capito dall’intervista. Ottima la clip d’apertura che non scimmiotta Cattelan, ma dice in pochi secondi chi è e quanto sia diverso dal passato, anche generazionalmente, poi si mette in disparte e gioca di cesello, di fino, attento a non strafare mai. Una presenza discreta, qualche battuta al posto giusto, espressioni centrate durante le esibizioni. Per ora è in parte e funziona. Va detto che però per ora l’interazione con i giudici, che fa tutta la differenza del mondo, è minima.

Apnea voto: 6
La senti e invochi i 4 no. Ma dentro di te speri rimanga. Lei è davvero la concorrente che incarna una categoria musicale ben precisa: il guilty pleasure. Se ha talento lo nasconde bene. Il punto però è uno solo: o è brava, e allora l’audizione è andata male. O è scarsa, e allora è la regina dei bluff. Intanto, per ora lo mettiamo nel nostro Z Factor: il controreality in cui accettare come concorrenti campane suonate a festa di cui non possiamo e vogliamo fare a meno. Alla fine di quest’edizione daremo al vincitore il premio Cmqmartina.

I Cassandra voto: 5
Sembrano il gruppo di cugini che accetti di far suonare al tuo matrimonio e alla fine siete tutti abbastanza ubriachi da amarli e ballarli. Però poi torni sobrio e devi pagarli.

Emma. Foto: Sky

Emma voto: 4
Nessuna crociata, per ora. Inizialmente non sembra lei, poi quando dice «sincerità» e poco dopo «mi sei arrivata», ti rassicuri. Sì, è proprio lei. Con le sue poche decine di vocaboli sempre uguali e altri che invece sbaglia serenamente. A Vale L, glielo dice subito che lei l’aurea la riconosce subito. A lei non la freghi, magari le sfugge l’aura. Ma l’aurea no. Poi ci delizia con un «vengo a fare la vostra groupies» (forse non è uno sbaglio, magari lei si da del noi perché di fronte alla sua grandezza cos’è mai un pluralis maiestatis?) ai Westfalia, il gruppo migliore visto in questa prima puntata. Ma in fondo la proprietà di linguaggio è un lusso. Per dire Mika, parla come mio figlio Carlo ed entrambi parlano meglio di Skin. Oddio, forse no: il primo dice «ho mungiato un camello». E mio figlio un attimo fa ha binginto una porta. Sogno un dialogo alla Tarantino tra loro due. Con Emma come guastatrice. Altro che Monty Python.

Fettuccine. Foto: Sky

Fettuccine voto: 3
Come non amare la sua Sunny? Con un po’ d’impegno può duettare con Bello FiGo. L’incoscienza con cui è arrivato a quest’audizione è seconda solo all’audacia rappresentata dal suo pantalone. Il 3 è anche di rabbia: appena è finito il suo pezzo avrei voluto avere una macchina del tempo per cancellare la brutta esperienza, ma lavando i piatti a fine puntata cantavo solo lei. Maledetto.

Samuele Riccobene voto: 2
I Queen, Jovanotti, i Måneskin e troppo altro. Porta negli studi di Cinecittà il medley definitivo e la parola complinsulto quando Manuel Agnelli con il cuore gli dice «non ho mai visto una schifezza tale fatta così bene, sei un caso clinico». Per noi è già primo in Z Factor. A pensarci si potrebbe fare anche un gran premio della giuria. Potremmo chiamarlo “ma non avete un amico?”.

Zizzi. Foto: Sky

Zizzi voto: 1
Un cantante di piano bar di un club di scambisti che va alle audizioni di X Factor è uno splendido sognatore. Uno che si mette le bretelle nascoste e lo confessa a tutti, uno che come inedito porta Non so’ latino che è un campionamento di sigle anni ’80 (come quella di Colpo grosso) e su cui canta con sorridente impegno, merita di più. Ha fatto scatenare i giudici, ci ha fatto ridere come raramente è accaduto. E allora lo dico. Lo voglio a Sanremo come superospite. Perché Zizzi è un eroe senza tempo, non ha paura né vergogna di nulla, di quell’abito come di quel repertorio. E merita di affiancare Amadeus. Pensateci. Ama, Zizzi e Ibra. I have a dream.

Pausa voto: 0
No, che pausa, stop. Ma per sempre, nemmeno sotto la doccia ci devi più provare.

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