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X Factor 2021, le pagelle: ‘Bambola’, ‘Muchacha’ e il peggio che diventa sublime

Nella seconda puntata delle audizioni i giudici sono sembrati in forma, gli aspiranti concorrenti pure, ma alla fine ci si ritrova a canticchiare i pezzi peggiori. Non vince chi fa il freak, ma chi lo è

I motori si stanno scaldando. I giudici si divertono, affinano la cattiveria, si scambiano qualche frecciata, ma si capisce che ora si conoscono e sanno disinnescarsi, senza diventare noiosi. Tra gli aspiranti concorrenti anche se in questa serata manca il fenomeno, la qualità è alta e non saranno in pochi tra loro a finire ai live. E c’è anche del materiale meraviglioso per il nostro Z Factor, il peggio del peggio questa volta è sublime. Perché siamo sinceri: c’è chi continua a cantare Bambola e Muchacha e chi mente.

L8 voto: 10
Che bomba. Come canta, come si esibisce, come ti spacca dentro, come unisce dolcezza e rabbia, come ha il coraggio di pensare quell’incipit e poi schiacciare l’acceleratore di una trap estrema che ha dentro, che accompagna con quei movimenti disarmonici e perfetti. L’unica cosa che non funziona è quando senza cappello scopri che ha i capelli disegnati con l’Uniposca. Ma riesce a rimanere credibile pure con la pettinatura di Fabio Fazio. Che voglia di sentire tutti i suoi inediti (e lo si può dire di pochissimi, finora).

22:22 voto: 9,5
Un rapper futurista nel 2021. Un performer clamoroso. Un N.A.I.P. che decostruisce pure la parola. Difficile capire come e dove potrà trovare un posto nel mercato della musica. O anche solo nella musica. Ma sai che vuoi trovarglielo tu stesso, perché a un suo concerto-happening-spettacolo-performance-installazione ci andrei di corsa. Ed è meravigliosa anche la sua resistenza a immaginare di fare una cover in caso di arrivo ai live, e di confessarlo prima del voto dei giudici. Un modo sfacciato per rivendicare la propria indipendenza creativa.

Fellow e Barkee voto: 9
Uno al piano che sembra inseguire e poi lasciar andare un pezzo difficile e potente e l’altro con quell’arpeggio complicato che è armonico pur andando su un piano altro rispetto a testo e ritmo. Due voci che non sembrerebbero adatte e poi stanno lì a ipnotizzarti, una presenza scenica che si impone nonostante tutto. Quando gli aspiranti concorrenti non fanno i freak ma lo sono (come L8 che se l’è addirittura tatuato), sono artisti notevoli. Fellow, così alto e disorientato, ma deciso e delicato mentre canta con quei bassi che da queste parti abbiamo sentito poco, Barkee con le sue gaffe («ho iniziato col rap poi ho scoperto la musica», ha detto a Manuelito) e la sua distonia permanente e quella voce chiusa, quasi timida ma irresistibile ci faranno godere parecchio. Si potrebbe lavorare sul look. Anzi no, perderebbero il loro fascino outsider.

Beckenbauer, Noite, Tangram voto: 8,5
L’impressione è che i gruppi, soprattutto sopra i tre componenti, a X Factor fatichino. In fondo i Måneskin hanno vinto tutto che neanche l’Inter del triplete, ma da queste parti sono arrivati secondi come un Toto Cutugno qualsiasi. Chissà se reggeranno botta i Beckenbauer, cresciuti in dad durante il lockdown e la pandemia, così eleganti e originali, con i loro picchi inaspettati, i cambi di direzione nel cantato e nelle parole e quel cantante che è molto più bravo di quanto pensiamo (e la band suona alla grande). E se lo faranno i Noite, così meravigliosamente normalmente eccezionali (o il contrario, chissà). E i Tangram, che sembrano pizzicare il mondo e allo stesso tempo entrarci dentro con la giusta cattiveria. Speriamo di sì, anche se forse dovranno farsi le scarpe l’un l’altro. Ma hanno una bella identità e sono fighi, parecchio, senza sapere di esserlo.

Miriam, Michela Amadori, Phoebe voto: 8
Che voci. Che attitudine. E che coraggio. Hanno storie non facili: la prima è una ragazza nera con la madre busker, amata ma da cui è fuggita per vivere con la nonna (signora mi adotti, io già la amo), la seconda ha deciso di accettare la sua femminilità colorata e atipica rispetto agli stereotipi estetici imperanti, la terza ha sfidato le crisi di panico per affrontare le sue paure e rompere la sua autoreclusione catapultandosi a X Factor. Brave davvero: Miriam ha un timbro deciso e diverso, canta Bruce Springsteen il giorno del suo compleanno e interpreta Dancing in the Dark con un’urgenza asciutta, senza fronzoli. Michela andrebbe presa fissa a Broadway. Ora. Phoebe lì seduta ci offre una Billie Eilish che potrebbe profumare di Casadilego o Melancholia, per citare due concorrenti recenti, e l’impressione è che scoprire dove andrà sarà una bella sfida. Ma stiamo attenti, stiano attenti i giudici e state attente voi ragazze: il loro talento vada oltre il messaggio che Manuelito ha tirato fuori una volta di troppo, perché quest’ultimo potrebbe schiacciarle e depotenziarle. Questo X Factor sembra voler cercare storie esemplari e potrebbe finire per perdersi la musica.

Garbino voto: 7,5
Forse l’unico abbaglio di Manuel (sua maestà, probabilmente ha voluto solo dimostrare che anche lei può sbagliare). Elisabetta e Jago li voglio ai live ma soprattutto come migliori amici: la frase «noi scegliamo sempre la stessa patata nel piatto» è qualcosa che neanche Mika poteva tirar fuori. T’appartengo è un capolavoro, lo sappiamo, ma ora abbiamo capito che era solo stata montata male. La loro (dis)cover è un po’ Simon & Garfunkel, un po’ The Andre e sembra voler sfiorare i Jalisse, fermandosi un attimo prima. Situazionisti il giusto, vanno rivisti per capire se hanno avuto solo un’ottima intuizione o questa capacità di rilettura possono applicarla ovunque.

Etta voto: 7
La sua canzone è brutta. Ma è funzionale a farci capire chi è. Fa venire voglia di risentirla, rivederla, incontrarla al bar e ridere insieme (“se sembro stupida è perché lo sono” è da Oscar). Non ha portato un inedito, ma l’equivalente musicale di un curriculum vitae europeo ben scritto. Meno male che di fronte aveva chi sa vedere oltre. Il 7 se lo guadagna anche per la partecipazione sincera ed empatica alle performance degli altri. L’impressione è che sarà impossibile non adorarla, forse persino al di là dei suoi meriti. Vado a iscrivermi al #teametta per scoprire che anche questa sera mi sono innamorato.

I giudici e Ludovico voto: 6,5
Non sono i giudici migliori che ha avuto X Factor (oddio, Manuel e Mika lo sono), ma sono di sicuro il gruppo migliore. E ora si vogliono bene, si divertono insieme, lo vedi dagli intermezzi ballanti in cui fisicamente si cercano di più, lo vedi nel modo in cui si riconoscono ruoli, si alzano battute, si scambiano sguardi. Funzionano, pure troppo. Come sempre nelle selezioni la parte del leone la fa Mika, con le sue frasi geniali e la sua elegante spietatezza. «Cosa vuol dire logorroica, è una cosa erotica? Noi siamo logoerotici!». Che fosse caldo, il nostro, lo capisci quando ride giulivo al nome Dik Dik, e tutti si devono affrettare a dirgli che è un gruppo storico italiano. Ma lui già immaginava qualcos’altro, con una c di troppo. E poi la cattiveria – quella voluta da showman di razza, ma anche quella inconsapevole e naturale – che a uno che ha adorato gli fa dire «tu non sei sensuale, ma la tua voce sì». E Manuel gli viene dietro, gemello diverso, quando al neomelodico Matteo Milazzo regala un sì e poi dice «certo venire con la maglia del Palermo…» commentando la sua t-shirt rosa. Sapendo che a lui, catanese, la cosa costerà molto cara. E Ludovico Tersigni continua a tenere botta, disorientato di fronte alle stranezze dei provinati più trash (che asseconda) e in soggezione solo con la nonna di Miriam. Ma chi non lo sarebbe, con quella donna straordinaria?

Mutonia voto: 6
Bravi, molto. Ma ha ragione Manuel, «dovete essere fastidiosi». Incredibile come si autosabotino all’interno della stessa canzone, cercando di addomesticare l’alternative rock, ma a torso nudo. Per ora di fastidioso c’è solo l’ultimo assolo vocale e gli occhiali a forma di cuore. Hanno talento, ma che il rocker con il look duro e puro abbia così paura di rischiare è una contraddizione in termini. O la prossima volta incendiano lo studio, o arrivederci e grazie. L’alt rock di un tatuatissimo Winnie The Pooh che fa le mosse del bad boy e poi con i suoi occhiali a cuore accoglie lo scettico sì dei giudici con tanto di broncio e annuendo impaurito non ce lo meritiamo.

Matteo Milazzo voto: 5
Avrebbe meritato 4 sì solo per essere andato a dire su quel palco che si gode la vita e va al mare in un’edizione in cui il più sano è in terapia da quando è nato e quando chiedi come stai a un aspirante concorrente di X Factor non sai in quale tragedia finirai. E poi dedicare a Emma la sua neomelodica Bambola è meravigliosamente suicida. Ed è pure passato con tre sì. Ha ragione Manuel quando dice «che ha avuto le palle per venire a proporre questo genere qui». Ma l’insufficienza se la prende perché mi sento sporco mentre cullo mio figlio Bruno e gli canto Bambola che so già quasi tutta a memoria.
I neomelodici sono come le gommose: ti si attaccano ai denti e sono impossibili da sputare via, ma non riesci a smettere di mangiarle.

Giuspi voto: 4
Ti fa accapponare la pelle con il suo inno allo scroccare. E non è un complimento. Già che c’era poteva “battere” a qualcuno anche una voce decente. O in alternativa un testo appena dignitoso.

Marey voto: 3
Cantare una cosa che non ha senso con un cappello dei Pokémon. Essere il primo in 15 edizioni ad avere un “quatto no” in coro. Qui siamo a un passo dal genio, ma nessuno ha il coraggio di schierarsi accanto al suo demenziale talento. Peccato, perché era dai tempi di Jamiroquai che non vedevamo uno che indossasse copricapi così brutti.

Vayder voto: 2
Ci ho pensato tanto prima di darle un brutto voto, mi fa paura. Chiaramente è del KGB, è stata l’unica ad aver avuto il coraggio di sfidare Mika. Non azzecca un tempo di entrata, urla come un cosacco a cui hanno nascosto la vodka, sceglie un pezzo che deve aver già maltrattato nei peggiori karaoke di Caracas. Che cantare – quel curriculum improbabile che ha esposto i giudici può averlo scritto solo Putin – sia la sua attività di copertura quando non somministra polonio a giornalisti che la criticano, è evidente da come ha massacrato Cry Baby. Così tanto e così dolorosamente male che sospettiamo fosse un messaggio a cellule terroristiche dormienti qui in Italia.

Zeno Lee voto: 1
Bravo… se fosse un animatore per feste di bambini dipendenti dall’LSD.

Malo voto: 0
Ripeto, servirebbe un quinto giudice che individuasse lo Z Factor. Immaginate una squadra trash, una squadra di persone che insultano così bene e così tanto la musica da farsi amare. Non lo hanno capito Malo, perché Muchacha è terribilmente entusiasmante, è tutto quello che vorremmo sentire ma non abbiamo il coraggio di chiedere. Il giorno del nostro addio al celibato o nubilato. Mentre siamo vestiti da galli cedrone, espiando penitenze ideate da amici sadici e elaborando piani di fuga pre cerimonia. Quando definirci ubriachi era un eufemismo. Ecco Malo è lo spirito del matrimonio futuro: quello che ti mostra la muchacha che ti bacha con la sua bella facha. Con il fisico da spogliarellista di second’ordine e il look da Sfera Ebbasta.

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