Una voce per San Marino è una grande allucinazione collettiva | Rolling Stone Italia
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Una voce per San Marino è una grande allucinazione collettiva

Un'accozzaglia di canzoni e ospiti che raramente si era vista prima, ma il dramma è tutto il resto: ospiti che non salgono sul palco, problemi tecnici, interruzioni. Cronaca di un evento in cui i conduttori si guadagnano lo stipendio come in poche altre occasioni. E non ha neanche vinto Loredana

Una voce per San Marino è una grande allucinazione collettiva

Crescono i casi di miopia nel mondo, soprattutto a causa della nostra vita sedentaria e del grande utilizzo che facciamo di pc e tablet. Lo apprendiamo cercando di guardare da iPad la finale di Una voce per San Marino, sabato 24 febbraio. Succede però che ci colleghiamo troppo presto allo streaming di San Marino TV e, sorpresone, c’è Luciano Onder che parla di salute degli occhi. Dopo esserci accertati che, male che vada, con una semplice operazione torneremo a vederci come prima, è il momento di cominciare. Sono le 21, si parte. Inizia il più grande guilty pleasure dell’anno.

Era il 2022 quando Achille Lauro partecipava al contest spiazzando tutti. All’epoca fu molto criticato, ma in tanti poi hanno seguito il suo esempio. Perché buttare via la possibilità di partecipare all’Eurovision? Quest’anno il nome illustre è Loredana Bertè, che vuole andare in Svezia «perché così il mio ex marito ci rimane malissimo che vado lì a rompergli le scatole». Motivazione ultra legittima, twelve points from Italy. Ma i nomi conosciuti, per i motivi più disparati, sono diversi. I Jalisse, che comunque hanno una forza di volontà che auguro a me stesso nei momenti più bui, Pago (parlo di teeeee), Marcella Bella, che ha da poco pubblicato il suo nuovo disco con tanto di singolo virale sui social, Wlady con DJ Jad, Corona & Ice MC (ditelo al contrario per vedere la Madonna), i La Rua.

Risate a parte, sembrava che quest’anno Una voce per San Marino avesse migliorato le cose. Al terzo giro magari si è più rodati. Il cambiamento più evidente è la conduzione, affidata questa volta a due del mestiere, Melissa Greta Marchetto e Fabrizio Biggio, che sono anche due che naturalmente sposano lo spirito casereccio dello show ridendoci sopra. «Vengo da fan», esordisce lui. Nonostante la presa bene, i due non avranno serata facile: è tutto come lo ricordavate. I problemi tecnici e gli imprevisti fanno parte della scaletta tanto quanto le canzoni. Loro cercano di prenderla come va presa, anche quando dopo un minuto dall’inizio ci sono già problemi con il led wall. D’altronde siamo su San Marino TV, mica su Netflix.

Poco dopo aver sentito l’inno della Repubblica più antica del mondo, è il momento di partire sul serio. «Quest’anno ci sarà anche un brano scritto dall’Intelligenza Artificiale», dice Melissa Greta. È una notizia buona? Altra grande novità è che quest’anno c’è una partecipante di San Marino, una local. In platea partono gli applausi dei parenti. In tutto 17 finalisti, tra cui qualche nome illustre. Ma il bello di questo show è che di illustre, se c’è qualcosa, sicuramente non è il budget. Una voce per San Marino è questa roba qua, sempre sul confine sottile tra un Sanremo delle reti locali e lo spettacolo di fine anno dell’oratorio. Produzione low cost e tanta voglia di fare. Troppa voglia di fare. Comunque vada, però, ne parleranno tutti, e pare sia l’unica cosa che interessa a chi organizza («Siamo primi in trend topic!», ci terrà a precisare diverse volte Ylenia, la ragazza che legge i commenti dai social).

E mentre X esplode di meme e battute che però Ylenia non legge, sul palco arriva Pago con una canzone che sembra un brano di Biagio Antonacci ma senza il ritornello di Biagio Antonacci. Si passa veloci ai «due cuori e un ukulele». Vengono introdotti come una coppia nel lavoro e nella vita. Sono Davide e Claudia, che giustamente fanno crasi e il nome della band diventa Daudia. Spaccherebbero nel Tennessee.

Poi arrivano i xgiove, band che canta di fuga di cervelli, forse ispirata alla loro esperienza all’estero per partecipare al contest. È il turno poi di Aimie Atkinson, presentata come attrice e cantante dal talento versatile. Inglese, indossa un abito che sembra quello di Versace di Jennifer Lopez per cui inventarono Google Immagini. La sua canzone sembra scritta con l’Intelligenza Artificiale, ma non sappiamo se sia lei quella di cui parlava Melissa prima. Poi c’è Dez, che porta un pezzo un po’ pop e un po’ r’n’b. Ma è tutto così sempre slegato dal resto che non si capisce se ci sia stata una selezione o una pesca di beneficenza.

Quando arriva Marcella Bella tutta Italia si aspetta di ascoltare Tacchi a spillo, unica scelta sensata per quel palco. Niente, ne fa un’altra. Poi il cantante tutto glitter Aaron Sibley, e dopo ancora loro: Wlady con DJ Jad, Corona & Ice MC. Se vogliamo, la quota “ragazzi ribelli” di questa edizione. La canzone dice “il mondo ci ha delusi ma almeno ci ha dato la techno“, ma anche “se il mondo va a fuoco, faccio come Baglioni“. Vincono a mani basse il Premio della critica Fabio Rovazzi.

Dopo Cocciante (che torna sul palco due volte e ci sta tantissimo), i presentatori stanno finalmente per annunciare Loredana Bertè. Niente, una voce dalla produzione li blocca. «C’è stato un imprevisto, non è colpa nostra», e vien da pensare che i soldi del cachet, almeno loro, se li son guadagnati tutti. Neanche Jimmy Fallon riuscirebbe a far finta che vada tutto bene. Dopo la pubblicità finalmente arriva Loredana e sembra un’altra trasmissione. Pensi: vincerà per forza.

LOREDANA BERTÈ - Pazza - Una Voce per San Marino 2024

Si ritorna presto sulla Terra con il concorrente successivo, la giovane sanmarinese che dicevamo prima. In platea urlano di nuovo. Si chiama Kida (uno strano omaggio al disco dei Radiohead?), nella sua canzone esplora i lati oscuri dell’adolescenza: tutto a un tratto è il 2010 e su Italia 1 va ancora in onda Popstar. Un’amica mi scrive: «Voglio lei all’Eurovision. Styled by Angela del Megastore». Dopo ci riportano in alto con un video tributo a Ivan Graziani. Segue omaggio del figlio Filippo. Non capiamo come Graziani e Cocciante possano alternarsi ai musicisti che si esibiscono stasera, ma il bello è non chiederselo più.

Dopo i Boom, tre ragazzi che sembrano i Jonas Brothers (ma dopo una vacanza decisamente troppo lunga in un villaggio turistico), salgono sul palco i Jalisse, già in gara all’Eurovision nel 1997 con Fiumi di parole. Un amico mi scrive: «Sembrano gli Evanescence». Il brano s’intitola Il paradiso è qui. Anche l’inferno non sembra così lontano.

Jalisse - Il Paradiso è qui - Una Voce per San Marino 2024

Intanto proseguono i collegamenti in esterna con la San Marino Outlet Experience. Questa volta si parla dell’operazione “Marlù ricarica amore”. Non abbiamo capito che cosa sia, ma il nome spacca. Torna Cocciante a ricordarci che questa no, non può essere la realtà. Mancano ancora sette concorrenti, siamo vicini alla mezzanotte ma a San Marino non importa l’orario: sul palco sale il giornalista Fabrizio Maffei, che fa un monologo sulla Nazionale calcistica della piccola Repubblica. Il senso è: «Della nazionale di San Marino si ricordano i record negativi ma non è così importante. Per la Nazionale più debole e coraggiosa la gioia è esserci, partecipare». Un parallelismo mica da ridere.

Continuano le esibizioni dei cantanti in gara: una sequela di canzoni che definire improbabili è poco. C’è Mate, che ha partecipato già tre volte alle finali e viene da chiedersi come mai. Il pezzo si chiama Big Mama. In un universo parallelo ci immaginiamo BigMama che canta una canzone che si chiama come la plurifinalista, che sfoggia un outfit che è materiale da Eurovision. Un po’ Tuta gold e un po’ dea greca: “Ho bevuto lacrime dance, mi ricordi qualcuno, cantavi Bad Romance“. Salgono sul palco Masala e Foresta, poi un duo comico di San Marino: hanno deciso che questa serata deve non finire mai. Dalla platea Massimo Boldi lancia l’idea: «Facciamo Vacanze di Natale a San Marino?». Massimo, le riprese sono già iniziate.

È il momento dei La Rua, e anche qui bisogna saper sognare in grande per immaginarli sul palco dell’Eurovision. Ma come vi avevamo detto, il fil rouge di questa serata è che sia tutto random. Dopo di loro tocca a Dana Gillespie, avete letto bene. Mosca bianchissima. La sua Polar Bear non è niente male, ma anche qui, non sappiamo quanto fosse adatta all’Eurovision. Siamo finalmente alla conclusione: sul palco gli spagnoli Megara. L’amico di prima mi scrive di nuovo su Whatsapp «gli Aqua incontrano i Negrita», seguito da «decolorare i capelli funziona sempre». Sibillino.

Megara – 11:11 – Una Voce per San Marino 2024

È la fine, e a causa di qualche altro problema vanno in onda due volte i recap dei cantanti. Inizia a essere tardi, è l’una, vuoi mica privarti degli azzurri Vincenzo Mariniello e Sara Casini che fanno un paso doble sulle note di Caruso? Passa anche questa e finalmente arrivano delle buste sul palco. Si iniziano ad assegnare i premi più importanti: i Jalisse vincono quello per il Miglior look. Al momento della premiazione però i due non salgono sul palco. Spariti.

Si va avanti con altri premi ma la regia ferma tutto: a quel punto i conduttori si siedono per terra in attesa di istruzioni. Pare che i premiati non fossero stati avvisati e giustamente non sono nei paraggi. Il Premio della critica comunque lo vince Loredana Bertè, e qui iniziamo a sentire una strana sensazione. Il brano più radiofonico per Radio San Marino è quello dei La Rua. Il Premio Ludovico di Meo al miglior artista emergente va ai Megara.

Finalmente siamo alla classifica finale: sul podio Loredana, La Rua e i Megara. Tutto questo delirio logistico sarebbe stato accettabile se alla fine avesse vinto la Bertè, e invece succede che vincono gli spagnoli. In sala il pubblico non sembra gradire, gli spagnoli invece iniziano a saltare qua e là. Baci, abbracci, foto.

A questo punto vorrebbero farli suonare di nuovo ma neanche gli strumenti sono più in zona: «Sono in camera», dice la cantante. Biggio è incredulo, dice «questa pagina di Tv entrerà nella storia», e probabilmente ha ragione. Idem Melissa, che cerca però di mantenere ancora un tono. Siamo stanchi per loro e li abbracciamo forte, fortissimo. Perché questa edizione è stata, forse ancora più della precedente (e dico forse perché abbiamo rimosso), un’accozzaglia di roba nonsense raramente visibile altrove. Che da casa può anche essere divertente, ma comunque non più di un volta l’anno. Diciamo che fino al 2025 siamo a posto. E ci vediamo all’outlet.

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