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Sanremo: le pagelle dei 24 brani in gara

Sopravvivere alle prime due serate del Festival non è roba da ragazzi. Ma ce l’abbiamo fatta

Amadeus e Fiorello. Foto: Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/Getty Images

Ce l’abbiamo fatta. Siamo riusciti a sopravvivere alle prime due serate del Festival e ad ascoltare tutte e 24 le canzoni in gara. Un totale di circa dieci ore davanti alla TV per guardare e ascoltare e criticare il Festival di Amadeus. Che solo di Amadeus non è: perché accanto a lui ci sono (per ora) anche Fiorello (un po’ prete e un po’ Maria De Filippi) Diletta Leotta e Rula Jebreal, Tiziano Ferro, Laura Chimenti, Emma D’Aquinno e Sabrina Salerno. Di seguito i nostri pareri, fatene buon uso.

Irene Grandi “Finalmente io”


A 20 anni da La tua ragazza sempre, restiamo convinti che Vasco dovrebbe cantarsela e suonarsela da solo. Ma Ariana Grande se l’è cavata bene, e non si può dire lo stesso di tutte le ex stelline Disney.

Marco Masini “Il confronto”


Da quando è diventato hipster, Marco Masini ha acquisito maggiore consapevolezza. Di sé, del mondo che lo circonda. Sapevate che “il cuore è un killer preso alle spalle” mentre “Il mondo è open sopra miliardi di stelle”? Ora sì. Nel testo anche una semicit. esosa: stronzo. A occhio e croce non funzionerà come la versione femminile.

Rita Pavone “Niente (Resilienza 74)”


Rita, vogliamo il tuo integratore: a 74 anni, la Pavona ha più energia dei due che l’hanno preceduta messi insieme. Sbraita, fa la ruota e canta: «Meglio cadere sopra un’isola o un reality che qualche stronzo voterà». Qualcosa ci dice che non la vedremo mai al Grande Fratello VIP. Per il momento, ci accontenteremo di seguirla su Twitter:

Achille Lauro “Me ne frego”


Vorremmo parlare della canzone, ma quel body si è preso tutto, anche un po’ di intonazione. Finalmente però qualcuno ha reso giustizia all’outfit di Britney Spears in Toxic. Peccato lui ambisse a paragoni decisamente impegnativi. Simone Cristicchi levati.

Diodato “Fai rumore”


Dopo la partecipazione nel 2018 e dopo quel pezzone che è Vita meravigliosa (colonna sonora dell’ultimo film di Özpetek), mantenere il livello è difficile. Concediamogli qualche altro ascolto, è pur sempre l’ex fidanzato di Levante.

Le Vibrazioni “Dov’è”


Più delle beghe sentimentali di quel volpone di Sarcina, ha potuto il brano che si è aggiudicato il primo posto nella classifica provvisoria della prima serata. Le Vibrazioni fanno le Vibrazioni, il ritornello c’è e immaginiamo un buon risultato nella classifica di EarOne.Non vi rilassate troppo, però. Tira aria di ribaltone.

Anastasio “Rosso di rabbia”


Anastasio è incazzato nero, ma proprio ‘nero’: «La mia rabbia, non volevo sprecarla così. Panico panico, sto dando di matto, qualcuno mi fermi». Ci penseranno i bookmaker che lo danno come vincitore. Ma raramente ci azzeccano. Comunque il pezzo funziona, peccato gli manchi il physique du role. Ci avevamo quasi creduto.

Elodie “Andromeda”


Elodie è brava. Elodie è bella (Amadeus, ci leggi?). Elodie potrebbe arrivare sul podio. Se così fosse, questo sarebbe il secondo anno di fila che una canzone di Mahmood vince il Festival. Portate le benzodiazepine a Salvini.

Bugo e Morgan “Sincero”


Bugo e Morgan funzionano. Più Morgan che Bugo a essere sinceri. La canzone non è quello che ti aspetti da una canzone di Sanremo è questo fa bene a Sanremo, oltre che a noi. In più, la classifica provvisoria l’ha piazzata all’ultimo posto. Diventerà una hit.

Alberto Urso “Il sole ad est”


Alberto Urso sa cantare. È giovane, emozionato, un po’ troppo bel canto da talent per i nostri gusti. Ma, non abbiamo dubbi, ha già conquistato il cuore delle mamme, delle nonne,, delle zie. Insomma, di tutti i boomer della vostra famiglia.

Riki “Lo sappiamo entrambi”


Avete presente la leggerezza e la spensieratezza degli anni migliori? Riki no.

Raphael Gualazzi “Carioca”


Raphael Gualazzi non fa più Raphael Gualazzi, ma forse era meglio quando faceva Raphael Gualazzi. Il cambio di look colpisce tutti, lui in particolare, che sembra a disagio come lo sarebbe Romano Prodi al Papeete. «Quanto tempo ho perso, la vita quasi mi supera», canta il golden boy di casa Sugar. In effetti.

Piero Pelù “Gigante”


Non ha mai partecipato al Festival, ma ha scelto di farlo per festeggiare i 40 anni di carriera. La canzone è dedicata al nipote, Rocco, descritto da Pelù come un ‘bambino gigante’. E il nome, in effetti, promette bene. Pelù si dimena di vernice vestito, gesticola, sfila in platea. Da toro loco a ‘nonno loco’ è davvero un attimo.

Elettra Lamborghini “Musica (e il resto scompare)”


Musica e il resto scompare, soprattutto al cospetto delle sue terga sapientemente shakerate a favor di telecamera e al ritmo delle percussioni arrangiate da Michele Canova (da Jovanotti a Elettra Miura è davvero un attimo). Scenografia in total maculato, tuta aderente glitterata e un po’ troppa emozione per un pezzo che, siamo sicuri, in radio e in classifica farà il suo. Qualcuno dice che l’ereditiera non sa cantare, ma vi sveliamo un segreto: neanche Emanuele Filiberto, le Lollipop o Marisa Laurito (sì, quella dello Slim fast visto che energia). In fondo siamo a Sanremo, non ai Grammy. Relax.

Enrico Nigiotti “Baciami adesso”


Una cosa l’abbiamo capita: le paillettes tirano parecchio in Liguria. Detto questo, Nigiotti torna sul palco dell’Ariston con qualcosa di cui si sentiva il bisogno: una bella canzone d’amore: «Baciami, baciami, baciami adesso», fa il ritornello che ci sembra di aver sentito già tante, troppe volte. Sinceramente ci piaceva di più il nonno piscione.

Levante “Tikibombom”


Tikibombom. Canta Elettra Lamborghini, no scusate volevamo dire Levante. Sul palco Claudia è stupenda – incoraggiante vedere che c’è qualche stylist che sa fare il suo lavoro – e il pezzo se la prende con i cliché della società che discrimina e giudica. Promossa anche solo per totale assenza di pailettes.

Pinguini Tattici Nucleari “Ringo Starr”


Pinguini Tattici Nucleari in piena quota vecchia che balla (ma senza vecchia che balla) cantano un pezzo che dice: «In un mondo di John e Paul io sono Ringo Starr». Che è un po’ come dire: potrei essere la brunetta dei Ricchi e Poveri, ma scelgo di essere la rinnegata Marina Occhiena. Tanto poi basta far passare 40 anni e ritrovarsi all’Ariston.

Tiziano Ferro e Massimo Ranieri


Tiziano Ferro ha mandato tutti a casa pure stasera. Questa volta anche con l’aiuto di Massimo Ranieri, col quale ha duettato sulle note di – indovinate un po’ – Perdere l’amore. Bravi.

Tosca “Ho amato tutto”


Tosca è un animale raro già solo per il fatto che sappia cantare davvero, col diaframma, l’impostazione e tutte quelle cose lì che non vanno più di moda. Il pezzo è una canzone d’amore non banale, e ha tutte le caratteristiche per vincere. No, non il Festival. Ma il Premio della Critica Mia Martini.

Ricchi e Poveri


Dite quello che volete, ma La prima cosa bella è un pezzone. E l’emozione della brunetta, dipinta da molti negli anni come la perfida che aveva portato all’esclusione di Marina Occhiena, ci fa capire che alla fine l’amore trionfa sempre. Viva gli Abba.

Zucchero


Zucchero annoia. Almeno fino a quando nel buio del teatro semi assopito (è già mezzanotte passata), intona l’antico adagio che funziona sempre e ancora: “solo una sana e consapevole libidine, salva il giovane dallo stress e dall’azione cattolica”. Viva la sana e consapevole libidine, un po’ meno l’azione cattolica.

Francesco Gabbani “Viceversa”


Gabbani parte piano e voce, senza scimmia. E il bipede, in effetti, manca un po’. Poi si alza per spiegare il complesso meccanismo che governa l’armonia del nostro amore. C’è qualcuno che lo fa stare bene quando lui sta male e viceversa. Noi, onestamente, non ci abbiamo capito un cazzo.

Paolo Jannacci “Voglio parlarti adesso”


Paolo Jannacci usa troppo lucida labbra e canta una canzone in cui un padre parla alla figlia. Se il padre non fosse lui, potrebbe tranquillamente essere Kekko dei Modà. Perdonaci, Enzo.

Gigi D’Alessio


Gigi D’Alessio calca il palco dell’Ariston per celebrare i 20 anni di Non dirgli mai, quando un falso allarme lo teneva unito alla sua dolce metà senza far l’amore. “Si celebra la grande musica italiana”, suggerisce Amadeus stremato (è quasi la 1) a fine esibizione. Ok, ma senza Anna c’è poco da celebrare.

Rancore “Eden”


Arriva Rancore col suo cappellino da baseball a occupare la quota rime impegnate insieme ai compagni Anastasio e Junior Cally. Il pezzo c’è: l’Eden, l’Iraq, Isaac Newton, le torri gemelle. Rancore debutta da solo all’Ariston (l’avevamo già visto con Daniele Silvestri, remember?). E spacca.

Massimo Ranieri


A Massimo Ranieri tocca l’ingrato compito di rianimare l’entusiasmo di una platea estenuata dal ritardo accumulato. Good luck.

Junior Cally “No grazie”


Alla fine, ma proprio alla fine, Junior Cally ce l’ha fatta. Che dopo tutti i casini non era proprio scontato. Speravamo davvero che il pezzo fosse bello. Lo è, con buona pace di chi lo voleva spedire a casa. Nuova razione di benzodiazepine a Salvini, grazie.

Giordana Angi “Come mia madre”


Noemi spacca sempre.

Michele Zarrillo “Nell’estasi o nel fango”


Giudicare questa canzone, dopo 5 ore di Festival, appare come una punizione divina. Non abbiamo capito se fosse bella, brutta, estasi o Mango. Erano quasi le due del mattino, ci riaggiorniamo.

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