Perché ‘Chi l’ha visto?’ è (ancora) una droga | Rolling Stone Italia
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Perché ‘Chi l’ha visto?’ è (ancora) una droga

Perché, letteralmente, ci chiama tutti in causa. E ci porta a qualcosa di concreto, non solo a guardare passivamente e mettere like come accade sempre oggi. Ode a Federica Sciarelli e al suo format

Federica Sciarelli conduce ‘Chi l’ha visto?’ tutti i mercoledì su Rai 3

Foto: Rai

Non. Fatelo. Mai. Se, a oggi, non avete mai seguito Chi l’ha visto?, non date retta a quella vocina nella testa che vi sussurra: “Ma chissà com’è, fa sempre ascolti così alti…”. Ignoratela. Restate nella vostra beata ingenuità, soli contro tutti i fan del format, perché se cederete sarà l’inizio della fine: il programma di Rai 3, detto ai pochissimi che ancora non lo sanno, è una vera droga. Non c’è da stupirsi se macina alti ascolti sempre e comunque, persino quando dall’altra parte della barricata si disputano i mondiali del Qatar o il Festival di Sanremo o qualsivoglia altro show che vi venga in mente. I telespettatori di Federica Sciarelli non sono gente normale: sono dei Gollum del telecomando che il mercoledì sera non molleranno il loro “tessssoro” per nulla al mondo. In un futuro nemmeno tanto lontano, qualcuno finirà per diagnosticare la loro malattia: dipendenza da Chi l’ha visto?

Se inizi quindi a guardare il programma, non smetterai mai. Andrai avanti così, di mercoledì in mercoledì, senza pausa. Perché lei, la Sciarelli, non si ferma manco a morire. Non conosce ferie, vacanze di Natale, pause sanremesi: nulla. È sempre in onda e tu, per forza di cosa, anche. Dunque, volete finire così? Ecco, appunto. E per convincervi, una volta per tutta, a tenere giù le mani da quel dannato telecomando, vi spiegheremo noi le ragioni del successo del programma (o, se preferite, i sintomi della malattia). Così potrete rispondere, alla vocina nella testa: “So già tutto, cara, e scelgo la vita”.

Dunque, iniziamo. Avete presente il banalissimo detto “la realtà supera la fantasia”? Personalmente l’ho sempre bollato come un luogo comune, nemmeno poi così veritiero. Cosa ne volevano infatti sapere gli antichi della finzione? Loro avranno avuto pure la tragedia greca (chapeau), ma qui da noi c’è gente come George R.R. Martin che ammazza personaggi come mosche, coreani che si uccidono tra loro per soldi e visionari come Kubrick i cui film ti fanno ancora gelare il sangue nelle vene. Oggi semmai è la tv a influenzare (nel peggiore dei modi) la realtà. Questo lo pensavo fino al giorno in cui ho ceduto alla tentazione di dare una sbirciatina a Chi l’ha visto?. “Giusto un attimo”, mi ero detta. Ebbene, quell’attimo si è trasformato in due ore e 40’ di binge-watching generalista (probabilmente il primo e unico che Rai 3 possa vantare). Per capirci, non giravo canale nemmeno durante gli spot per timore di perdermi qualcosa: praticamente una drogata all’ultimo stadio televisivo. Il fatto è che i casi di puntata – sì, verrebbe proprio da chiamarli così, come se fossimo davanti a una serie tv – sono uno più appassionanti dell’altro. Ne cito un paio a titolo di esempio tra i più recenti, solo per darvi l’idea di cosa stiamo parlando.

Il primo: la ragazzina di Gazzaniga che scompare nel nulla. Forse, dicono l’inviata di Chi l’ha visto? e la mamma Julia, si è smarrita nel bosco. E voi direte: Cappuccetto Rosso, né più né meno. Invece no. Nel caso scovato da Sciarelli c’è molto, molto di più. Tanto per cominciare la ragazzina si chiama Jessika, ha 17 anni ed è un mezzo genio. Parla la bellezza di cinque lingue (CINQUE!) e mica inglese, spagnolo e napoletano. No. La piccoletta parla fluentemente il russo e il cinese (capiamoci…). Inoltre è una fervida credente: si è convertita alla fede ortodossa con tanto di battesimo, e si è fatta costruire dentro casa uno spazio dove pregare e meditare. “Non ho bisogno di niente”, è arrivata addirittura a dire al padre, che insisteva per volerle prendere dei vestiti più pesanti per l’inverno. “È affascinata dalla vita di San Francesco”, puntualizza la giornalista in studio. La sua scomparsa quindi sembrerebbe volontaria: l’11 gennaio, ossia nel giorno del Natale ortodosso, Jessika ha lasciato soldi e cellulare a casa e poi è andata via. Dove, non si sa. Tra le sue ultime ricerche online, figurano una lista di luoghi legati alla devozione cristiana. I genitori sono sconvolti e a pezzi: vorrebbero sapere se sta bene, dove si trova perché “anche se è molto intelligente e profonda è pur sempre una ragazzina di 17 anni, che può incappare in malintenzionati”, ricordano a Chi l’ha visto?. “Torna a casa, Jessika: non ti sgridiamo, non ti diciamo nulla, ma torna da noi”, supplica la madre. Un’ansia boia. E tu dal divano pensi: “Jessika, ti prego, torna”.

Altro caso: da alcune puntate tiene banco lo scandalo EF. La sigla sta a indicare la nota società che organizza viaggi all’estero. È la più affidabile e famosa, almeno fino a quando Federica Sciarelli non ha scoperto la verità: diversi minorenni che hanno viaggiato con loro si sono ritrovati in case fatiscenti, famiglie di drogati o comunque psicologicamente instabili. Una, per esempio, sosteneva che la celiachia della ragazza che ospitava fosse finta e non le dava da mangiare, insultandola. I ragazzi minorenni che, traumatizzati da tali situazioni, chiedevano di tornare in Italia si sentivano rispondere picche da EF. Una madre ha addirittura dovuto mettere di mezzo un avvocato per riuscire a rimpatriare il figlio: “Quando è tornato, era un’altra persona”, assicura a sua volta il padre. Il caso più drammatico è però quello di Claudio Mandia, morto suicida a New York dopo essere stato tenuto tre giorni in isolamento disciplinare. Frequentava la EF Academy. Sembra una fiction, ma non lo è. E qui sta il punto. La mamma in lacrime o i genitori in ansia non sono vip in cerca di fama dalla d’Urso né attori che interpretano una parte. Qui è tutto vero. Il male è gigante e spaventoso, oltre ogni aspettativa e si rovescia in faccia a te, ultimo tra i Candy Candy, che seduto su quel divano ancora pensavi che il mondo fosse un posto sicuro in cui vivere. Balle!

A quel punto la prima reazione è: “Non esco più di casa”. La seconda:  Già che ci sono barrico dentro pure i parenti e gli amici più stretti”. L’avete infatti sentita la Sciarelli quando snocciola l’elenco delle persone scomparse durante la settimana? È un sacco di gente! Là fuori le persone spariscono come niente. Poi però succede che, proprio mentre snocciola il suddetto elenco settimanale di dispersi, la Sciarelli guarda in camera e, molto seriamente, dice: “Vediamo di riportarli a casa”. Lo ripete a ogni identikit di persona scomparsa, come un mantra: “Vediamo di riportarla a casa”. E interpella proprio te, che la stai guardando. Sì, esatto, ci chiama in causa: tutti quanti. “Se passate da quelle parti, fate caso se vedete una persona con questo giacchetto”, o “Se avete segnalazioni, chiamateci”, e anche “Se ne sapete qualcosa, scriveteci”.

La Sciarelli non si limita infatti a raccontarti il Male, più e meglio di qualsiasi fiction o film. Ti dice anche – e soprattutto – che possiamo fare qualcosa. Così succede quel fenomeno che oramai, con la tv generalista, non accadeva più: ci si attiva. Il suo mantra ti entra infatti nella testa e inizia a diventare ragionamento (“Mmm, vediamo: ha detto Roma, zona Tiburtina?”) e poi progettualità (“Se ci passo domani, do un occhio”). E non succede mica solo a me, ma a mezza Italia: la redazione è quotidianamente sommersa di segnalazioni, testimonianze e foto. Si prenda per esempio il caso del panettiere che viveva nel camper, allo stremo delle forze, senza elettricità e con poco da mangiare. Tempo una settimana e nella puntata seguente la Sciarelli ha fatto ascoltare i vocali di decine di persone che dicevano, in coro: “Ho un posto libero in casa, lo ospito io”. Un paio, a dire la verità, erano entusiaste vedove forse in cerca di dolce compagnia… ma la maggior parte erano volontari di buon cuore, pronti a offrire un pasto caldo o un tetto sotto il quale dormire.

Ed ecco spiegato il successo del programma. Qui la cronaca nera è raccontata nelle sue sfumature più diabolicamente contorte e ansiogene, ma a prevalere non è la morbosità, piuttosto una sana reazione costruttiva. Guardi il male negli occhi, provi paura ma non ti pieghi a lui. Smetti di essere Candy Candy, certo, ma per diventare Massimo Decimo Meridio: il gladiatore della Sciarelli. Per questo, all’indomani della cattura del boss Matteo Messina Denaro, lei – e solo lei – si è potuta concedere il lusso di aprire il programma nel seguente modo: vestita di un bianco abbagliante, ha guardato la telecamera (cioè me e te) dicendo, lentamente: “Ci sono due mondi: quello che ci piace raccontare e quello che ci fa orrore”. Poi ha proseguito: “Di Denaro è doveroso ricordare il suo ordine, quando ha detto: uccidete quel bambino”. Segue un servizio, super agghiacciante, dove una voce fuori campo ricorda come ha ucciso con le proprie mani quel bambino, rinchiuso per 25 mesi sotto il vano di un casolare, e poi ne ha sciolto il corpo nell’acido.

Alla fine, il silenzio in studio è a dir poco assordante. Ma Sciarelli non molla, continua a fissare la telecamera e dice: “Ma ci sono anche le storie che si piace raccontare”. E tu pensi: ci farà vedere la cattura del boss. Invece no. Lei mostra messaggi, video e contributi del pubblico di Chi l’ha visto?, che ogni santissima settimana le dà man forte per aiutare chi si è perso o ha bisogno di un aiuto. Alle sue spalle, si intravedono le centraliniste attaccate al telefono. Ed è questo che alla fine stupisce di più: non il massacro più spietato di qualsiasi fantasia ma l’immane mobilitazione generale italiana. Nessuna invocazione d’aiuto – nessuna! – cade nel vuoto. Ognuno, nel suo piccolo, prova a fare qualcosa. Io, nel mio piccolo, posso fare qualcosa. Concretamente. Non ci si ferma all’empatia o a un like, ma ci si unisce materialmente alle ricerche seguendo Sciarelli-capitano-mio-capitano. E questo è tanto. Tantissimo.

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