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Nicholas Britell e ‘Succession’: come è nata la colonna sonora più bella mai scritta per una serie

Il compositore svela in esclusiva a Rolling Stone Italia il processo di composizione del tema (e relative variazioni) che ha caratterizzato la serie-capolavoro (targata HBO) che volge al termine. E che è diventato a sua volta un’icona

Foto: HBO

In un mercato televisivo sempre più caotico, è raro trovare una serie che mostri la cura peculiare di ogni singolo elemento, dalla trama fino alla musica, che ne determina l’anima non verbale. È il caso di Succession, titolo HBO che sta entrando sempre più di diritto nella storia della televisione contemporanea. Fin dal primo episodio, il suo main theme è diventato l’elemento ricorrente (lo state canticchiando in testa, vi sentiamo), il simbolo per descrivere gli stati d’animo e gli sviluppi narrativi dei moltissimi personaggi in scena, e ha riscosso grandissimo successo sia tra il pubblico della serie che non. È il tema che permette di identificarsi perfettamente con la sete di potere della famiglia Roy e la sua conseguente caduta, come nelle più classiche tragedie reali.

Alla vigilia dell’ultima puntata di Succession (disponibile lunedì 29 maggio su Sky e in streaming su NOW), abbiamo avuto il piacere di parlarne, in esclusiva per l’Italia, direttamente con il suo compositore, Nicholas Britell (12 anni schiavo, Moonlight, The Underground Railroad, Don’t Look Up), che ci ha rivelato gli elementi segreti insiti dietro una sinfonia in continua progressione, archetipo di un’opera (già) classica.

Succession sembra un dramma reale scritto direttamente da Shakespeare. Come hai rappresentato musicalmente la famiglia Roy, per farla diventare davvero una sorta di “royal family”?
È una domanda molto interessante. Fin dall’inizio, fin da quando ho iniziato a comprendere il fine narrativo della serie, ho cercato di capire che suono potesse avere, quale fosse la sua trama musicale, il suo timbro. Ricordo che nel 2016, quando venne girato l’episodio pilota di Succession, andai sul set e vidi la sequenza in cui Kendall e Logan stanno litigando durante il suo compleanno, e Logan dice a Kendall: “Vuoi picchiarmi?”. Io ero lì ad assorbire tutta questa tensione visiva e letterale, da dramma shakespeariano. Ed è stato interessante perché, nella stessa settimana in cui ero stato sul set, avevo visto anche dei daily (riprese giornaliere, nda) in cui Kendall rappava su An Open Letter to NYC dei Beastie Boys dirigendosi verso la sede della Waystar-Royco, supponendo di diventarne finalmente il CEO. Assorbendo la congiunzione di dinamiche così distanti e in contrasto tra loro, che sono alla base di ogni storico dramma familiare, ho avuto l’istinto di pensare: che musica immaginano per i membri di quella famiglia? Come se chiedessi direttamente ai Roy: qual è il vostro sound, cosa vi rappresenta più di qualunque altra cos? Ragionando su questo aspetto, ho pensato che potesse essere un suono classico, aulico e oscuro, e ricordo di aver sperimentato molto attraverso una progressione di accordi resa famosa dall’utilizzo costante che se ne fece alla fine del XVII secolo, quando i compositori ne traevano spunto per enfatizzare un momento culminante in un brano in tonalità minore. Ricordo di aver suonato questi accordi per Jesse (Armstrong, creatore della serie, nda), che ne rimase completamente stregato. Amava la sensazione sonora di trovarsi catapultato in un dramma del 1700, e allo stesso tempo stavo cercando di mescolare questa progressione con i ritmi hip-hop che avrebbero dovuto rappresentare l’anima sonora di Kendall. Quindi ho pensato: cosa succederebbe se congiungessi il tutto in un’unica composizione? La chiave sonora per me è stata proprio questa. Unire questi due aspetti sonori così in antitesi tra loro doveva sembrare volutamente sbilanciato, se fosse stato troppo bello o troppo organizzato non avrebbe funzionato, perché la famiglia Roy è disfunzionale. La musica stessa è fuori posto, i bassi sono un po’ troppo forti, il pianoforte non è perfettamente intonato. Il tutto sta andando a rotoli.

In quanti modi hai declinato il tema principale? E quanto è stato complicato renderlo coerente con le scene di tutte e quattro le stagioni?
Ragionando secondo la conformazione di un’opera classica e confrontandomi con quelle che erano le forme musicali più utilizzate dai compositori nel 1700, ho notato che una delle più popolari era proprio quella di creare un tema centrale con le conseguenti variazioni. E quindi ho pensato fin da subito: cosa succederebbe se scrivessi una serie di variazioni sul tema portante? Dove ci porterebbe? Ci sono altri 15 temi che ho scritto, presenti in tutte le stagioni, ma c’è ovviamente un main theme di cui ho composto molteplici variazioni, e mi capita sempre di più di strizzare l’occhio verso questo aspetto. All’inizio è stato molto divertente sottoporre il tema a più linee narrative concentriche, ma con il passare del tempo è diventato sempre più impegnativo, perché ogni stagione mi chiedevo: dove lo porterò adesso? (ride) Detto questo, per ogni stagione faccio di tutto per scrivere nuova musica. Probabilmente in ogni stagione ci sono almeno cinque-dieci nuove composizioni che scrivo in modo specifico, anche per il main theme.

Nuovi movimenti?
Sì: nuovi movimenti, nuove melodie, nuove idee. Ad esempio, nella quarta stagione ci sono molte composizioni che differiscono dal tema principale, ma che di tanto in tanto si ricongiungono ad esso. Ma si tratta di brani molto diversi, perché per me è importante che la musica sia in continua evoluzione: gli stessi personaggi stanno evolvendo, e noi siamo gli osservatori di una nuova fase della loro vita.

Quanto pensi che la tua musica abbia rappresentato l’anima della serie HBO? Considerato il fatto che lo stesso tema di Succession è conosciuto anche al di là della serie stessa.
È un aspetto molto interessante. Ritengo che ogni progetto abbia il suo Dna, e sento che il modo in cui la musica esiste all’interno di una serie, come di un film, ne dia ulteriormente quell’aspetto di unicità. Credo che la musica in Succession, nel tempo, abbia assunto una sorta di ruolo forse più importante rispetto al suo fine, ma è avvenuto in modo molto naturale. Non è stato lo sforzo consapevole di scrivere un grande brano musicale, è stato davvero qualcosa che a mio avviso è nato spontaneamente durante la lavorazione al fianco di Jesse. Sapevamo che in certi aspetti la musica doveva assimilarsi perfettamente a questi personaggi, e ovviamente per me è stato bellissimo sapere che la musica aveva iniziato a vivere anche al di fuori della serie. Credo che ormai le persone abbiano assimilato la mia musica grazie alle molteplici trame di Succession, e ovviamente come compositore amo che questi temi e queste idee si espandano nell’universo. Ma, ripeto, è una cosa che si è svolta in modo naturale nel tempo, e adesso, arrivati all’ultima stagione, credo che la musica venga davvero percepita come un elemento fondamentale che vive in questi personaggi.

Quando hai iniziato a comporre la musica per Succession, sei stato ispirato dalla struttura di un’opera classica?
È interessante notare che non si trattava specificamente di un’opera lirica. Quando mi sono confrontato per la prima volta con Jesse, avevamo avuto l’idea di pensare alla musica attraverso una struttura classica. Quindi in linea generale – e soprattutto quando siamo arrivati alla seconda stagione, visto che nella prima il nostro approccio era stato più istintivo – mi è sembrato giusto pensare a un suono più prettamente classico. Mi sembrava di musicare dei dialoghi di fine XIX secolo. Credo che nel tempo sia emerso ancora di più questo aspetto di cui parli, e allora ho detto a Jesse: perché non affrontiamo ogni stagione come se fosse il movimento di una sinfonia? Ad esempio, la seconda stagione potrebbe essere un adagio, il secondo movimento di una sinfonia, con una sensazione più lenta ed interiore. E se la terza stagione fosse uno scherzo? Una melodia più leggera suddivisa in una triplice sensazione. Ed infine la quarta stagione, cioè la rappresentazione del quarto movimento, che potrebbe significare molteplici cose: potrebbe essere un presto, perché prescrive un movimento molto rapido, più dell’allegro ma meno del prestissimo, con cui si indica comunemente la più rapida delle indicazioni di andamento; potrebbe essere un rondò, perché si basa su un tema principale detto refrain che viene ripetuto più volte. Al refrain vengono poi alternati altri temi, sempre nuovi, detti couplets. Per l’ultima stagione non sapevo dove volessi andare di preciso, non avevo una direzione chiara. Sapevo che Logan (il patriarca interpretato da Brian Cox, nda) sarebbe morto, e quindi credo che mentalmente fossi concentrato sullo scrivere una composizione che fosse collegata a quello specifico avvenimento e alle conseguenze emotive che avrebbe scaturito, ma ero interessato anche a raccontare il rapporto tra Tom e Shiv (l’ex coppia formata da Matthew Macfadyen e Sarah Snook, nda), il dolore, le complicazioni insite nella loro relazione. Questi sono i due elementi che all’inizio pensavo di mettere maggiormente in risalto, ma nei prodotti televisivi si è costantemente sorpresi, c’è uno spettacolo nello spettacolo. Sapevo determinate cose che sarebbero successe nell’ultima stagione, ma del finale ero totalmente all’oscuro, ho visto l’ultimo episodio solo dopo il montaggio.

Ho notato che nell’ultima stagione la tua composizione sembra più aperta, meno oscura, come alla fine del sesto episodio, quando Kendall nuota e si sente libero per la prima volta. Questa nuova scelta sinfonica rappresenta l’uscita dalla scena di una figura ingombrante come Logan? L’accettazione della sua morte anche come visione di una vita nuova?
Assolutamente sì. In un certo senso, la maggior parte della musica che scrivo per lo Succession è come se fluttuasse sui personaggi. Non su una figura in particolare, ma sulla serie nella sua interezza: è quasi come se ci trovassimo a diecimila metri di altezza, mentre osserviamo tutte le possibili vite dei protagonisti. E quella musica, quel tema in particolar modo, lo stavo scrivendo immaginando una nuova via potenziale per andare avanti dopo la morte di Logan. Come ci si può sentire? E come potrebbe essere il futuro che li aspetta? E poi, quale sarà il futuro di tutta la famiglia Roy? Il futuro non lo conosciamo, non è necessariamente un male, semplicemente non ne siamo al corrente: è il futuro. Volevo che ci fosse un po’ di apertura, come hai giustamente notato, un senso di possibilità ancora ignote. Penso che ci siano sicuramente dei brani nella quarta stagione che sono abbastanza oscuri, quasi dei lamenti, ma volevo che la composizione di cui parli avesse un senso pacifico collegato a un possibile futuro per i figli di Logan Roy.

Pensi quindi che Kendall possa vedere una nuova possibilità di vita?
Forse immaginare non significa presupporre nulla. Ma penso che per tutti noi, per tutti gli esseri umani, anche solo il potenziale di un possibile futuro in certi sensi dia speranza. Volevo che ci fosse una sorta di senso di speranza anche in mezzo a tutto questo pathos, alla tragedia che si sta consumando.

Lo spartito del tema musicale è la rappresentazione della storia dei Roy che prende forma? Pensi che ci sia stato qualche spoiler nel tema principale come congiunzione tra il vecchio e il nuovo mondo, che rappresenta pienamente le due anime della famiglia Roy?
Penso che il tema principale, gli accordi che utilizzo, rappresentino una lunghezza d’onda, una sorta di determinata emozione che esiste unicamente nella famiglia Roy. In una di quelle famiglie che detengono molto potere e che sono di conseguenza disfunzionali. Penso che all’inizio, quando ho parlato per la prima volta con Adam McKay (regista della Grande scommessa e Don’t Look Up e produttore della serie, nda) a proposito di Succession, l’elemento che trovavo più affascinante era proprio l’esplorazione sempre più crescente della fame di potere racchiusa in sempre più piccoli gruppi di persone, il fatto che ci siano delle famiglie che detengono una quantità inimmaginabile di ricchezza e potere. E cosa significa questo per la società? Cosa significa per tutti noi vivere in un modo in cui potere è così concentrato? Credo che l’aspetto interessante di Succession sia proprio il porsi queste domande, e farti vedere di conseguenza una famiglia la cui realtà non è affatto felice. È un luogo nefasto. Attraverso la musica spero di aver messo in risalto la sensazione di vivere in un luogo tetro ed oscuro, in una prigione dorata. Ovviamente ci sono anche dei momenti totalmente assurdi, a volte divertenti, ma credo che la mia prima reazione emotiva rispetto a Succession sia stata un forte senso di tristezza, di un pathos epico molto forte insito nella trama.

Se la macchina da presa sembra osservare le vite dei personaggi a distanza, pensi che invece la musica entri più a fondo nella loro psiche?
Penso che la musica possa svilupparsi su diversi livelli. Credo che ci siano dei momenti in cui ci permette di avvicinarci ai personaggi, in un certo senso. Ad esempio, nell’ultima stagione, nel momento in cui Tom e Shiv sono sul letto nelle prime ore del mattino e si dicono reciprocamente “Ci abbiamo provato”, si ha quella sensazione di tristezza che si prova unicamente quando una relazione sta per finire. Allo stesso tempo, ci sono altre situazioni totalmente all’opposto che per me rappresentano la grandiosità ciclica della storia. C’è un momento in particolare a cui mi riferisco, nella quarta puntata dell’ultima stagione, in cui Roman (Kieran Culkin, nda) e Kendall (Jeremy Strong, nda) diventano momentaneamente co-CEO: uscendo da una stanza, sembra quasi come se fossero arrivati i nuovi re a corte, mentre tutti stanno applaudendo alla loro incoronazione. Per la scena ho composto un minuetto apposito, molto ritmato, e ho pensato a quella sequenza, al momento in cui questi giovani uomini escono e inscenano una sorta di incoronazione che ha avuto luogo centinaia di migliaia di volte in piccoli regni di tutto il mondo. Sono i cicli della Storia che si ripetono, il fatto che questi dolori e questi i tormenti che le persone hanno l’una verso l’altra vanno sempre avanti. E per me c’è qualcosa di molto triste in questo, questi cicli della Storia continuano e non c’è differenza tra il momento in cui Kendall e Roman prendono il controllo rispetto a dei principi in Sassonia che diventarono re 300 anni fa. Capisci cosa voglio dire? È un perenne binomio tra potere e tristezza.

Cosa pensi del fatto che coloro che hanno amato la serie HBO hanno ascoltato sia per la prima volta che alla fine di tutto il tuo tema? La tua musica rimarrà impressa per sempre?
Per me ha sicuramente rappresentato un periodo molto importante della mia vita, in cui ho praticamente convissuto con questa musica. Ho iniziato a comporla sette anni fa e non mi era mai successo di lavorare a un progetto così a lungo. Spero proprio che la musica che ho composto per Succession continui ad essere ascoltata, così come mi auguro che sempre più persone continuino ad apprezzare e seguire la serie. Io e mia moglie abbiamo l’abbiamo appena rivista tutta (ride). Penso che ci sia sempre qualcosa di esaltante, quando le cose sono in grado di avere una vita propria come Succession.

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