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I dissidenti russi che trovano rifugio in Georgia

Da quando l'aggressione di Putin contro l'Ucraina ha avuto inizio, più di 30mila persone hanno deciso di abbandonare la Russia per trovare rifugio in Georgia dove, sebbene non vengano repressi, incontrano l'ostilità dei residenti: guarda il nuovo documentario di ARTE

Nel conflitto tra Russia e Ucraina, la Georgia è quello Stato che in maniera silenziosa sta giocando un ruolo importante. Il Paese che si affaccia sulle rive del Mar Nero, segna il confine tra l’Europa e l’Asia. Se geograficamente appartiene all’est, politicamente siede in tutti i consessi internazionali di rilievo in Occidente, come il Consiglio d’Europa e l’Osce, ed è compresa nel piano di azione della Nato.

Il nuovo documentario di ARTE spiega come, da quando l’aggressione di Putin contro l’Ucraina ha avuto inizio, lo scorso 24 febbraio, più di 30mila persone abbiano deciso di abbandonare la Russia per trovare rifugio in Georgia, dove, sebbene non vengano repressi, incontrano l’ostilità dei residenti e dei residenti locali.

Come l’Ucraina, la Georgia vive con lo spettro della Russia: anche lei è alle prese con i territori separatisti di Abkhazia e Sud Ossezia con quella che divenne una vera e propria guerra civile all’indomani dello scioglimento dell’Unione Sovietica. In Abkhazia la sconfitta militare della Georgia fu seguita dalla pulizia etnica della maggioranza georgiana, un conflitto che produsse approssimativamente 20mila morti da entrambe le parti, e circa 260mila rifugiati.

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