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Eurovision Song Contest 2022: i top e i flop della finale

Dal Måneskin Show al siparietto sui gesti degli italiani. Alla gran signora Gigliola Cinquetti, che manda tutti a casa

Foto: Marco Bertoriello/AFP via Getty Images

Top: I Måneskin si riprendono tutt’ chell che è ‘o loro

I ragazzi si riprendono il palco che li ha consacrati su scala internazionale. E lo fanno, al solito, molto bene. Potranno pure intendersela ormai con Mick Jagger e Miley Cyrus, ma lo spirito è sempre quello da romanacci “fuori di testa”. Anche adesso che li produce “Mr. Hit” Max Martin: vedi il nuovo singolo Supermodel, presentato per la prima volta dal vivo proprio ieri sera a Torino. Dopo aver pestato sul nuovo pezzo, momento acoustic-intimo tra Damiano (sempre gran voce) e Thomas per uno snippet della presleyana If I Can Dream, contenuta – come da notizia circolata già nel pomeriggio di ieri – nella colonna sonora del biopic Elvis di Baz Luhrmann. Che je voi di’.

Flop: Tu vuo’ fa’ l’italiano

Per celebrare in linea definitiva “la Bella Italia” (cit. dalla tizia collegata dalla Slovenia per i risultati finali, vedi più avanti) che cosa s’inventano gli autori? Il solito siparietto sugli italiani che gesticolano: che trovata! Alessandro Cattelan si presta al giochino senza troppa voglia; Mika, da straniero ormai adottato dal nostro Paese, abbozza; alla fine l’unica davvero convinta dello sketch pare Laura Pausini, che si sbraccia e ride di gusto. Nessuno ci crede: ma lei sì (semi-cit.).

Top: Gigliola über alles

Sì, va bene il momentone (live from Piazza Torino) Give Peace a Chance. E poi il medley by Laura, featuring Benvenuto e Io canto. E quello, più avanti nella serata, di Mika, al solito multicolor in look simil-Harry Styles. Tutto bene, tutto corretto. Poi arriva Gigliola Cinquetti, former winner dal 1964, e dopo 58 anni (!) manda tutti a casa. La voce è notevole, forse ora anche più di allora; il vestito nero al ginocchio un’autocitazione da gran signora. Gigliola non ha mai avuto l’età, e l’ha sempre avuta. È una anti-popstar anche oggi, che in euro/mondovisione trasforma un classico piuttosto polveroso in un inno al di là del tempo. Chapeau.

Flop: C’è uno stylist nella Macedonia del Nord?

Corrispondenti, inviati, figuranti: chiunque essi siano, i tizi collegati dai vari Paesi della Grande (troppo grande) Europa sembrano tutti pronti per un provino con Sorrentino (no: col Fellini di Sorrentino in È stata la mano di Dio). Nella frammentatissima Europa – politicamente e, lo si è visto anche in queste serate dal Pala Olimpico, pure musicalmente – una sola cosa ci affratella tutti quanti: la mancanza di stylist, che ci si trovi in Irlanda o nella Macedonia del Nord (è in Europa o dentro Risiko?). Nell’incomprensibilità del regolamento e dell’assegnazione dei pacchetti di voti “nazionali”, ci si distrae con gli United Colors of Paillettes: più baracconi dei già baracconissimi look dei cantanti sul palco. Infatti, nel pallottoliere del Vecchio Continente, va forte la spagnola Chanel: un caso?!?! NON CREDO!!!!1!!1!

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