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Da Fazio ad Annunziata, come i congedi dei silurati di lusso dalla Rai sono diventati il più bel format tv dell’estate

Arriva TeleMeloni e chi è stato fatto fuori trasforma i noiosissimi ringraziamenti di fine stagione in uno show nello show. Ognuno a modo suo: dal precursore di ‘Che tempo che fa’ alle vittime, fino ai passivo-aggressivi che non si piegano al governo (ma non perdono il posto)

Foto: Rai

Signore e signori, ladies and gentlemen, è nato un nuovo format tv: quello dei saluti (incazzati) di fine stagione. Con il cambio di governo e l’avvento della (presunta? reale?) TeleMeloni, i tediosissimi ringraziamenti di fine puntata si sono trasformati in uno show nello show. La retorica del “ringrazio la regia, tutta la troupe e i telespettatori che ci hanno sempre seguito” è svaporata, lasciando spazio a dichiarazioni sdegnate che si trasformano in notizie e fanno parlare per giorni. Quasi meglio di un reality. Anche perché i saluti “creativi” (eufemismo) mica sono tutti uguali. Nossignore. Ogni volto tv li plasma secondo il proprio stile e le proprie mire. C’è il passivo-aggressivo, il ribelle, la vittima, il tattico, il contestatore. E noi ve li presentiamo, uno per uno.

Fabio Fazio, il precursore

La rivoluzione è iniziata da lui: Fabio “Braveheart” Fazio, che molla il posto fisso (quarant’anni in Rai lo sono eccome) gridando “libertà!” con ben tre puntate di anticipo rispetto alla fine di Che tempo che fa. Lasciatecelo dire: un genio della comunicazione. Già, perché così facendo Fazio ha dato vita a un climax narrativo ascendente che è iniziato con il comunicato stampa del 14 maggio che annunciava il suo ingresso nel gruppo Warner Bros. Discovery, è continuato con le sue spiegazioni pubblicate sul settimanale Oggi, per poi culminare nei saluti finali in tv. A quel punto, tutti eravamo incollati al divano per capire cosa avrebbe detto. Per chi si fosse perso le puntate precedenti (perché, in fondo, di questo si tratta), il contratto di Fazio era in scadenza e non è stato rinnovato. Il giallo era però tutto giocato sul chi avesse scaricato chi: c’era chi sosteneva che il conduttore avesse semplicemente accettato l’offerta di, come si vocifera, circa 10 milioni di euro della concorrenza (è il mercato, bellezza), e chi sosteneva invece che in Rai non lo volessero più (TeleMeloni is coming). Nell’intervista con Oggi, Fazio aveva sparso diversi indizi, spiegando: «Negli anni scorsi ho sperimentato sulla mia pelle che cosa vuol dire essere adoperato come terreno di scontro senza alcuna possibilità di difesa se non quella dei risultati del proprio lavoro. Anche se servono a poco o a niente, soverchiati come sono dalla potenza di fuoco che ti viene scaricata addosso. La sensazione di essere merce pericolosa e non una risorsa della propria azienda non è gradevole»; ma dicendo anche «non faccio il martire». Il giallo si è risolto solo nella puntata finale di Che tempo che fa. Qui, tra i ringraziamenti vari e il momento nostalgia («proprio in questi giorni, quarant’anni fa, facevo il mio primo provino in Rai»), Fazio ha svelato l’arcano dicendo: «Voglio dire grazie soprattutto a Rosanna Pastore, che cura questo programma, e a Silvia Calandrelli, direttrice Rai Cultura, che in questi mesi hanno cercato una soluzione aspettando segnali da Giove o da Marte che non sono arrivati». Tradotto: Fazio in Rai ci sarebbe rimasto eccome. Ma solo a certe condizioni.

Lucia Annunziata, la padawan

Dopo neanche mezz’ora, è la volta di Lucia Annunziata: la giovane padawan di Fazio. Com’è noto, anche lei molla la Rai con svariate puntate di anticipo, solo che come tutti i discepoli Jedi non domina le emozioni. Ha coraggio da vendere – come attacca lei la Rai, nessuno mai – ma poca strategia e zero diplomazia. Tanto per cominciare, Annunziata ripudia Viale Mazzini senza avere un piano B. Inoltre, non costruisce il giusto climax narrativo. Spiega infatti di non condividere «nulla dell’operato dell’attuale governo, né sui contenuti, né sui metodi. In particolare, non condivido le modalità dell’intervento sulla Rai», senza però fare mai dei nomi precisi o entrare nel merito di questo intervento invasivo. E tu pensi: se li terrà sicuro per il gran finale. Invece, toppa proprio il congedo: all’ultima puntata di Mezz’ora in più, quando noi eravamo tutti lì pronti ad applaudire la sua stoccata finale, si limita a sorridere sorniona e dire: «Oggi come sapete è l’ultima puntata dopo 18 anni: saluto tutti, è stato un onore e un divertimento tenervi impegnati e informati per tutti questi anni. Grazie a tutti e a presto». Ma come? Tutto qui?

Marco Damilano, il passivo-aggressivo

Lui è quello furbo. Oltre che l’unico sopravvissuto a sinistra. Il suo Il cavallo e la torre pare sia infatti confermato e il rinnovo è di per sé notevole, alla luce di tutte le teste che stanno cadendo. Damilano però non vuole certo passare per il krumiro di turno: mica può tradire la lotta portata avanti dai compagni solo per non inimicarsi la dirigenza. Non sia mai. Così sceglie la strada passivo-aggressiva: quella del “ti attacco ma senza fartelo capire troppo”. Così, nell’ultima puntata, ha detto: «Fare informazione con un punto di vista limpido, onesto, indipendente: è quello che ho provato a fare in questa prima stagione». Che vuol dire: oh, io ho la schiena dritta. E poi l’affondo finale quando, ringraziando gli spettatori, sottolinea che «è il pubblico l’unico editore del servizio pubblico». Capito, Giorgina cara?

Flavio Insinna, la vittima

Diciamocelo. Flavio Insinna è il grande silurato di TeleMeloni. Gli hanno fatto le scarpe addirittura in due: prima Marco Liorni, la cui Reazione a catena andrà avanti fino a dicembre (di solito si fermava a settembre, massimo ottobre), ma soprattutto Pino Insegno, aka “il conduttore che piace a Giorgia Meloni”. Da gennaio, secondo i ben informati, L’eredità passerà a lui. Morale: Insinna perde il suo amato daily su Rai 1. Si dice che probabilmente tornerà alla fiction, qualcuno ventila anche un possibile show in prime time ma, insomma, l’impressione è che sia solo fumo negli occhi. L’hanno fatto fuori. Punto. Così Insinna piange. Nella puntata finale dell’Eredità si commuove mentre recita a memoria un discorso di ringraziamento che sembra un monologo teatrale i cui due vettori principali sono così sintetizzabili: “sto malissimo” e “oh, ricordatevi che la gente mi seguiva sempre”. La precisione con cui sottolinea la fedeltà del suo pubblico, che appunto lo seguiva sempre, «con la pioggia, con il sole, quando c’erano emergenze di tutti i tipi, persino la guerra», non è altro che un modo diplomatico per ribadire che lui al popolo di Rai 1 piaceva assai. Da Oscar la chiosa: «Se mi dovessero chiedere non la parola della ghigliottina di questa sera, ma la mia eredità, ecco: la mia eredità siete voi».

Bruno Vespa, l’uomo degli spoiler

C’è poi chi se ne frega degli annunci ufficiali della Rai. Come Bruno Vespa. Il noto giornalista si lancia in uno spoiler grande come una casa (o quantomeno un modellino dei suoi): senza aspettare la presentazione dei palinsesti Rai (fissata al 7 luglio), comunica che la sua striscia Cinque minuti è stata riconfermata. Come si ricorderà, la sua doppietta (Porta a porta in seconda serata e poi, appunto, la striscia Cinque minuti dopo il Tg1 delle 20) non era stata accolta con entusiasmo da tutti. Anzi, qualche giorno fa sembrava che i 5 Stelle volessero addirittura presentare un’interrogazione parlamentare in Commissione di Vigilanza per fare luce sui costi della sua nuova trasmissione. Ebbene, nonostante il can-can Vespa continuerà a bissare su Rai 1 e, per fare capire che non si tratta di un bluff, il conduttore anticipa persino la data precisa di messa in onda: «Vi ringraziamo per gli ascolti che ci avete garantito generosamente in questi quattro mesi e vi diamo appuntamento all’11 settembre», ha chiosato nell’ultima puntata di Cinque minuti.

Francesco Vecchi, il contestatore

Ma non pensiate che a lanciarsi in saluti “creativi” siano solo i volti Rai. Anche a Mediaset qualcuno prova a dire la sua. Quel qualcuno è Francesco Vecchi: nell’ultima puntata, il volto di Mattino Cinque News si congeda con: «Il pubblico anche quest’anno ci ha premiato. Io qualche volta mi chiedo anche come mai». Già, il nostro si stupisce e spiega: «Anche i concorrenti sono bravissimi. Hanno studi bellissimi, risorse, sono professionisti. Però insomma, noi siamo veramente felici che ci scegliate ogni mattina». La sua non è però solo umiltà: dietro c’è una piccola contestazione legata allo Studio 15 di Cologno Monzese dove sono costretti a registrare. La location è la stessa del Tg4, di Studio Aperto, di TGCOM24, e pure di Pomeriggio Cinque. Insomma, un po’ troppa gente…

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