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Quarant’anni di “Taxi Driver”, tra le più bizzarre performance di Robert De Niro

È appena tornato al cinema con Jennnifer Lawrence e Bradley Cooper in "Joy". Ma analizziamo le volte in cui ha tirato fuori un talento mostruoso, le altre in cui l'ha completamente cannata, e quelle che, ehm, boh
Robert De Niro in Taxi Driver

Robert De Niro in Taxi Driver

È assodato: Robert De Niro è uno dei più grandi attori di tutti i tempi. È altrettanto assodato che nel corso della scorsa decade, anno più anno meno, Robert De Niro ha partecipato a molti film che però non hanno sempre sfruttato al meglio i suoi talenti. Quando si guarda all’ampio arco della sua carriera, è difficile non notare la grossa concentrazione di capolavori negli anni ’70, ’80, e ’90 — e la caduta a picco a partire prima decade degli anni 2000. Detto ciò, non gli possiamo fare una colpa se di tanto in tanto vuole provare qualcosa di diverso. Se cercasse di ripetere Toro Scatenato un film sì e uno no probabilmente ci lascerebbe le penne — letteralmente.

De Niro si è trasformato lo scorso ottobre ne Lo Stagista Inaspettato, interpretando un settantenne pensionato che diventa stagista presso una compagnia all’ultimo grido che vende abbigliamento online gestita da Anne Hathaway. Qualcosa ci dice che non ci troveremo davanti a un Vito Corleone neanche in Joy, con Jennifer Lawrence e Bradley Cooper, ma non dimentichiamo De Niro che ha trionfato (anche) nelle commedie mainstream.

Nel frattempo, abbiamo deciso di dare uno sguardo alla filmografia di De Niro – più di 95 film, tra parentesi – per scoprire ciò che è veramente Buono (le grandi performance che definiranno per sempre la sua carriera e resteranno a testamento della potenza della recitazione), sinceramente Brutto (i ruoli accettati per la sola retribuzione, i flop, e quelle che sono semplicemente pessime decisioni), e, beh, il Cattivo — quelle performance di De Niro che sono troppo strane, troppo bizzarre per essere classificate come totalmente Buone o Brutte.  A partire da Taxi Driver, il film di Martin Scorsese, che debuttava nei cinema americani l’8 febbraio del 1976, quarant’anni fa. You talkin’ to me?

Buono: ‘Taxi Driver’ (1976)

Uno dei più grandi film americani mai realizzati, e una delle più grandi prestazioni sullo schermo mai eseguite. Nonostante la prevalenza della stilizzazione di Martin Scorsese in questo film — pensate a quei demoniaci pennacchi di fumo, a quelle strade grottesche, a quei montaggi tesi, dai toni militari — è chiaro come il sole che abbia lasciato le redini a De Niro. Nei panni di Travis Bickle, un veterano del Vietnam che inizia a lavorare come tassista notturno, l’attore deve mettere in atto una trappola tremenda: deve conquistarci, farci relazionare a lui, e poi perdere pian piano la ragione senza farci perdere l’interesse. Quando Travis finalmente esplode del tutto, siamo così attaccati al suo personaggio che è come se una parte di noi fosse impazzita con lui. BE
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Brutto: ‘Showtime’ (2002)

Vi siete mai chiesti com’è De Niro quando non riesce neppure a fingere che gli importa di una parte? Vi basterà guardare questo film buddy-cop in cui l’attore interpreta un investigatore duro che viene messo in coppia con un arrogante collega in cerca di fama, interpretato da Eddie Murphy, per un reality show. L’unica trovata intelligente del film consiste nell’avere William Shatner nel ruolo di se stesso che insegna al personaggio di De Niro come si recita. KP
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Cattivo: ‘Cape Fear – Il promontorio della paura’ (1991)

De Niro si è gonfiato i muscoli e ha perfezionato il suo accento meridionale per questa trasformazione a 360° nell’ex truffatore e assassino Max Cady, appena uscito di prigione e pronto a far soffrire il suo avvocato Nick Nolte per non averlo difeso a dovere. È l’ennesima collaborazione con Scorsese – ma questo remake di un vecchio film di suspense degli anni ’60 è ben lontano dal mondo di rituali mafiosi o psicosi esistenziali. Invece, si tratta di un film grondante di sudore, lasciato di proposito a cuocere più del dovuto, traboccante d’atmosfera. La performance di De Niro è strana, repellente, marcata quasi al punto di essere comica – ma a modo suo anche perfetta per i toni squallidi e stravaganti di questo thriller. BE
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Buono: ‘Toro Scatenato’ (1980)

Il ruolo, valso l’Oscar, di De Niro nei panni dell’autodistruttivo pugile Jake LaMotta è una leggenda della recitazione secondo il metodo Stanislavskij: ha scolpito il proprio corpo e si è allenato con rigore per imitare le imprese del pugile sul ring. Poi ha messo su 27 chili per interpretare il LaMotta che è un’ombra sbiadita e grottesca dell’uomo di una volta, e sfrutta la sua fama sbiadita per realizzare spettacolini comici. Ma la sola trasformazione fisica di De Niro non basta a giustificare la grandiosità della sua performance, che è un calderone ribollente di gelosia, risentimento ed odio verso di sé. Le stesse forze che rendono il campione dei pesi massimi un atleta esplosivo sul ring e lo divorano vivo quando ne è fuori, e l’attore lo tratta come un uomo imprigionato dalla sua stessa psiche. ST

Brutto: ‘Cose Nostre – Malavita’ (2013)

Ci si aspetterebbe che una crime comedy in cui Robert De Niro interpreta un mafioso pentito costretto a trasferirsi in Francia sotto il programma di protezione per testimoni sia un successo facile per l’attore, giusto? Giusto?!? Eppure lo strano mix di toni contrastanti nella commedia scotta, gratuitamente violenta e poco divertente di Luc Besson schiaccia l’attore. E Michelle Pfeiffer, nel ruolo della moglie annoiata e irascibile, recita molto meglio di lui. BE
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Cattivo: ‘Brazil’ (1985)

De Niro ha un ruolo relativamente piccolo nel capolavoro distopico di Terry Gilliam, in cui la società annaspa in livelli di burocrazia tanto comici quanto letali. Ma è una chicca: interpreta un ex tecnico riparatore di condizionatori e fuorilegge ricercato che si è unito alla Resistenza dopo aver avuto a che fare con troppa burocrazia per i suoi gusti. Così, ha la possibilità di fare cose molto poco da De Niro, come entrare in scena volando sorretto da cavi ed essere portato via da un tornato di carte. È un ruolo bizzarro, e lui vi infonde un piacevole livello di giocosità. BE

Buono: ‘Il Padrino Parte II’ (1974)

Per questo gangster movie che ha vinto svariati premi Oscar De Niro ha dovuto offrire una risposta convincente a una domanda difficile: come ha fatto un povero, malaticcio immigrato siciliano a diventare il rampollo della famiglia criminale dei Corleone? Il suo giovane Vito rappresenta un parallelo oscuro della classica storia di scalata al successo americana, un imprenditore, immigrato di prima generazione, che lotta con le unghie e con i denti — e, nel suo caso, uccide — per conquistare ogni centimetro di territorio. Cresce e diventa il personaggio interpretato da Marlon Brando nel primo Padrino, ma l’interpretazione di De Niro suggerisce che non si può diventare l’uomo dietro la scrivania senza prima sporcarsi le mani. ST
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Brutto: ‘Disastro a Hollywood’ (2008)

È spesso compito di De Niro essere il cuore fermo e calmo di un film — una scelta recitativa che avrebbe avuto senso in questo adattamento del memoriale hollywoodiano del produttore Art Linson in balia delle follie dello show business. Invece, l’interpretare di un Linson romanzato per il regista Barry Levinson, si fa rumorosa e assertiva, rendendo il personaggio svitato quasi quanto chi gli sta intorno. Proprio un disastro a Hollywood. KP
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Cattivo: ‘Risvegli’ (1990)

Nella recitazione ci sono poche sfide più difficili che interpretare personaggi affetti da malattie neurologiche, e se quella di Risvegli non è una delle interpretazioni migliori di De Niro, di certo deve essere una delle più difficili. Il suo Leonard Lowe è un uomo che si riprende da uno stato catatonico durato anni grazie a un trattamento sperimentale amministrato dal Dottor Dr. Malcolm Sayer (Robin Williams, che interpreta una versione romanzata di Oliver Sacks, autore del memoriale su cui è basato il film). De Niro è convincente sia da catatonico che da uomo preda di tic e spasmi quando il trattamento inizia a perdere il suo effetto. È difficile da guardare soprattutto perché gli riesce in maniera inquietante di far sembrare tutto vero. KP
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Buono: ‘Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno’ (1973)

Forse l’età e la partecipazione alla trilogia di Ti presento i miei hanno ammorbidito De Niro al punto che è facile dimenticare quegli attributi che inizialmente l’hanno reso un fenomeno: era nervoso, spontaneo, pericoloso. Come Johnny Boy nella prima di tante famose collaborazioni con il regista Martin Scorsese, quello che sarebbe diventato il più grande attore della sua generazione viene presentato mentre getta con nonchalance una bomba in una cassetta della posta; poi, entra in un bar con le braccia intorno alle spalle di due ragazze sulle note di Jumpin’ Jack Flash. Per il suo amico Charlie (Harvey Keitel), un gangster di poco conto che desidera scalare i ranghi, Johnny Boy è una miccia che brucia in fretta e che non è in grado di spegnere, ma De Niro lo interpreta spensierato e invincibile. Troppo sicuro di sé per rendersi conto della sua sventatezza. ST
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Brutto: ’15 minuti – Follia omicida a New York’ (2001)

Forse De Niro è stato attirato da questo noioso thriller perché gradiva la critica sociale senza fronzoli del soggetto: due giovani malviventi dell’Est Europa riprendono la loro frenetica attività criminale a New York e vendono la registrazione a un programma televisivo scandalistico. Eppure, all’apice della sua fama, l’attore non accettava, di solito, ruoli anonimi come il poliziotto arrogante che interpreta qui. Lo sceneggiatore-regista John Herzfeld tenta di giocare un po’ con l’immagine cinematografica della sua star — aggiungendo addirittura una scena dove parla al suo riflesso nello specchio, come in Taxi Driver e Toro Scatenato — ma qualsiasi divo del cinema di mezz’età sarebbe riuscito a interpretare questa parte. Cosa c’è di peggio di un pessimo De Niro? Un De Niro noioso. NM

Cattivo: ‘Le Avventure di Rocky & Bullwinkle’ (2000)

Sceneggiato da Kenneth Lonergan, questo adattamento dell’arguta serie animata di Jay Ward contiene più buone trovate di quante gliene furono riconosciute all’epoca. Ma viene spesso sconquassato dalle performance esageratamente intense dei cattivi umani interpretati da Jason Alexander, Rene Russo, e De Niro (che è anche coproduttore). Ad essere onesti, non si può rimproverare un’esecuzione da cartone animato all’attore da Oscar — considerando che sta effettivamente interpretando un personaggio dei cartoni animati. Tuttavia, il momento in cui De Niro, nei panni di Fearless Leader con il suo monocolo, rivista il monologo di Taxi Driver (“Ma dici a me?”) è la definizione di “nadir.” KP

Buono: ‘Heat – La Sfida’ (1995)

“Non fare entrare nella tua vita niente da cui tu non possa sganciarti in trenta secondi, venti, se senti puzza di sbirri dietro l’angolo.” È questo il mantra che guida il ladro professionista di De Niro nell’epico crime drama di Michael Mann, ed è anche il mantra che domina la sua interpretazione — fredda, distante, calcolatrice e assertiva solo quando serve. Sebbene il suo personaggio sia scritto come lo yin contrapposto allo yang del detective irruento di Al Pacino, De Niro non è solo algido. Nessuno può vivere nel distacco assoluto, così quando l’incompetenza di qualcuno manda a monte un colpo o la donna giusta gli si appropinqua in un ristorante, le sue pianificazioni meticolose finiscono dalla finestra. Il ladro lavora con diligenza e standard molto alti, ma l’attore rivela con discrezione le sottilissime crepe nella sua corazza. ST
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Brutto: ‘Big Wedding’ (2013)

Ci sono commedie romantiche banali, e poi c’è questo flop che ricorda il disastro dell’Hindenburg, in cui De Niro e Diane Keaton interpretano due ex che fingono di essere ancora sposati perché il loro figlio adottivo sta per sposare una cattolica estremamente devota. (La storia è lunga, ma no, non ha senso neppure nel contesto del film.) Indovinate quale rapporto inizia a rifiorire? Seguono situazioni imprevedibili… ma anche no, perché stiamo parlando di generica, prevedibile, insipida melassa. È uno dei film peggiori di De Niro degli ultimi anni – reso ancora più frustrante dal fatto che lui ci prova davvero a conferire un po’ di vitalità alle blande battute contenute nella sceneggiatura. BE
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Cattivo: ‘Frankenstein di Mary Shelley’ (1994)

L’istrionico adattamento ad opera di Kenneth Branagh del classico del romanzo gotico supera ogni limite: è così esagerato, così stilizzato, e così pieno di tonanti performance dai toni iperbolici che quasi non puoi fare a meno di ammirarlo – anche se non è mai convincente. E De Niro, “La Creatura” (ovvero il Mostro di Frankenstein), è, in realtà, piuttosto commovente nei panni del tragico essere umano a metà conscio della sua difficile situazione esistenziale. Il distacco tra il suo pathos decoroso e l’energia eccessiva del resto del film distrae, ma un riconoscimento speciale va a chiunque abbia realizzato il suo trucco a patchwork di cadaveri. BE
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Buono: ‘Gli Intoccabili’ (1987)

Uno dei più grandi ruoli di De Niro e anche una delle poche istanze in cui ha interpretato un criminale senza cercare di infondergli alcuna sfumatura o umanità. Un grassoccio Al Capone vanesio e arrogante, il nostro Bob, è allo stesso tempo mostruoso e comico, come un personaggio sbucato da una delle opere liriche care al mafioso. Ma ciò che maggiormente emerge dall’interpretazione è il disprezzo: questo è un uomo che ha un’infima opinione di tutti quelli che lo circondano. Funziona perfettamente anche per il film; più Capone appare crudele, più noi tifiamo per Elliot Ness (Kevin Costner) affinché faccia tutto quello che può per porre fine alla guerra di Chicago. È un’interpretazione carica di malvagità oltraggiosamente incalzante. BE
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Brutto: ‘Red Lights’ (2012)

In questo thriller privo di senso e credibilità, Cillian Murphy e Sigourney Weaver interpretano due investigatori paranormali la cui specialità è smascherare le truffe di chi afferma di aver avuto a che fare con fatti soprannaturali. De Niro interpreta un famoso sensitivo cieco i cui poteri potrebbero essere reali. La sua recitazione è affettatissima, il che pare una scelta saggia considerando l’assoluta ridicolezza del film. Purtroppo però, il resto del cast sembra prendere tutto molto sul serio — soffocando il divo da Oscar con le loro interpretazioni eccessivamente intense. BE
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Cattivo: ‘Non siamo angeli’ (1989)

Un ragguaglio interessante: la tanto derisa commedia natalizia del regista Neil Jordan che vede protagonisti due criminali (De Niro e Sean Penn) che si nascondono fingendosi preti in una cittadina nei pressi del confine canadese, non è male quanto vorrebbe la sua reputazione. (Si tratta di un film di Neil Jordan con sceneggiatura di David Mamet, basato su un classico con Humphrey Bogart – solo per questo già vale qualcosa.) È, tuttavia, un film molto strano, cosa cui contribuisce non poco l’implacabile recitazione affettata dei due protagonisti. Si vede che De Niro in particolare sta tentando di rievocare lo spirito di Bogie, con tanto di manierismi da duro di una volta. Ma il risultato è più surreale che divertente. BE

Buono: ‘Re per una notte’ (1983)

“Meglio re per una notte che buffone per sempre.” È così che Rupert Pupkin giustifica il suo piano per rapire il conduttore di un talk show che va in onda in tarda notte (Jerry Lewis) chiedendo come riscatto di poterlo rimpiazzare, in una nerissima commedia di Martin Scorsese che parla di ambizione e fama. Nelle mani di De Niro, le illusioni da megalomane di Rupert si alternano ai fallimenti di una star della comicità che non diverrà mai tale e la manifestazione suprema della nostra insana ossessione per la fama. Anche se Re per una notte è stato un flop, Rupert è diventato un’icona per gli umoristi che lo vedono come il peggior riflesso di loro stessi — un dilettante goffo, disperato e patetico che si aggrappa con tutte le sue forze allo showbiz. ST
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Brutto: ‘Motel’ (2014)

De Niro nei panni di un boss malavitoso? Niente di strano. Né si tratta di una parte particolarmente consistente in questo scialbo thriller — semplicemente entra in scena per un secondo e ingaggia John Cusack perché prelevi un misterioso borsone — ma la presenza dell’attore veterano serve più a conferire levatura a tutta la storia che altro. Avrebbe potuto funzionare ai tempi in cui era noto per la sua intensità diabolica, ma a guardarlo or sembra un lavoretto fatto per denaro. Non c’è molto che possa fare con una parte che è, perlopiù, scritta con i piedi. BE

Cattivo: ‘Angel Heart – Ascensore per l’Inferno’ (1987)

L’investigatore privato Mickey Rourke impiega tutto il film per svelare l’identità dell’oscuro — qualcuno potrebbe dire diabolico — cliente che l’ha assoldato per rintracciare un pericoloso veterano della Seconda Guerra Mondiale a New Orleans. L’attore lascia che la sua barba faccia il grosso del lavoro mentre Rourke nella sua interpretazione si fa venire una crisi con tanto di sputacchiamenti in risposta all’implacabile malvagità di De Niro. (“Se avessi avuto zoccoli fessi e una coda biforcuta, sarei stato più convincente?”) È il ruolo più dignitoso in un thriller che si scalda troppo anche messo vicino a The Big Easy. Brivido Seducente, e il segno di una trasformazione nella sua carriera in cui De Niro parve accorgersi di possedere un carisma sufficiente, sullo schermo, per fare da traino a una scena semplicemente agitando un bastone da passeggio. ST
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Buono: ‘Il cacciatore’ (1978)

Oggi, questa pellicola di Michael Cimino che vinse l’Oscar per il miglior film è bersaglio di molte critiche – non l’aiuta, probabilmente, che lo stesso regista abbia collezionato spettacolari figure barbine con i suoi sforzi creativi successivi. Tuttavia, regge ancora piuttosto bene, e ciò si deve in larga parte a De Niro. Sapevamo fosse in grado di interpretare ruoli di stampo diverso, ma qui supera le aspettative: parte un gruppo di amici che lasciano la loro cittadina corredata di industrie siderurgiche per il Vietnam, è, all’inizio, un bravo ragazzo pratico ed assennato. Mentre la guerra lo trasforma, prima in un sociopatico, e poi in un uomo danneggiato che fa fatica a tornare alla normalità, ci rendiamo conto che stiamo guardando più di un personaggio: stiamo osservando un’intera generazione. BE

Brutto: ‘Vi presento i nostri’ (2010)

Mettiamo subito una cosa in chiaro: l’interpretazione di De Niro nel primo film della trilogia Ti presento i miei, nei panni del futuro suocero paranoico e criticone di Ben Stiller, è una delle sue migliori interpretazioni comiche, provando di essere in grado di far ridere ed essere parte dell’ensemble comico senza essere troppo zelante. All’arrivo del terzo film, tuttavia, De Niro si era fossilizzato su un’esecuzione monotona e senza vita. A sua discolpa, non è che gli altri in questo film si siano sforzati più di tanto. Ma comunque. BE
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Cattivo: ‘Paradiso Perduto’ (1998)

L’adattamento modernizzato del romanzo di Charles Dickens ad opera di Alfonso Cuarón è un fiasco sconcertante, uno di quei film in cui un cast talentuoso, un grande regista, ed un solido materiale di base non riescono a farlo funzionare. Però, non prendetevela con De Niro, che infonde uno slancio a pieni polmoni al suo ritratto del detenuto che costringe col terrore un bambino ad aiutarlo a fuggire e poi riappare nella sua vita in circostanze diverse. La minaccia è palpabile nella sua performance all’inizio del film, dove interpreta il personaggio come una specie d’incrocio tra l’antagonista di Cape Fear ed un pirata. KP

Buono: ‘Quei bravi ragazzi’ (1990)

L’esilarante e terrificante epos di Scorsese sull’ascesa e la fine del malavitoso Henry Hill (Ray Liotta) è un invito a nozze per tutti gli attori coinvolti — ed una possibilità per De Niro per recitare una parte che è sia fredda e controllata che violentemente fuori di testa. Sì, il suo Jimmy Conway, il leader responsabile nel gruppo del nostro protagonista, perde di tanto in tanto le staffe, ed è elettrizzante quando accade. (Ricordate la scena in cui distrugge un telefono dopo aver appreso che il suo amico è stato ucciso?) Ma si tratta di una performance incredibilmente controllata, e ciò che fa funzionare la parte è la crudeltà composta di De Niro: quando il suo personaggio finalmente si rivolta contro Henry, lo fa in una maniera così calcolata e fredda da farti fare incubi per settimane. BE
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Brutto: ‘Un boss sotto stress’ (2002)

La premessa-scherzo di Un boss sotto stress, ha sfruttato lo sguardo torvo da gangster cinematografico di De Niro contrapponendo le sue minacce e la sua rozzezza ai sedativi offerti dal pavido psichiatra interpretato da Billy Crystal. Ma quello scherzo ha a stento sorretto una commedia, figuriamoci due. Ciò significa che il sequel lascia il simpatico sapientone a passare da una scena imbarazzante da sitcom all’altra a suon di imprecazioni: si fa una passeggiata nel mezzo di una veglia con l’accappatoio aperto, tenta lavoretti che lo mettono a contatto con i clienti come parte della sua reintroduzione in società, ecc. Un boss sotto stress lo riunisce addirittura alla co-star di Toro Scatenato Cathy Moriarty, un richiamo che serve solo a sottolineare quanto in basso siano caduti i grandi. ST
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Cattivo: ‘Ciao America!’/’Hi, Mom!’ (1968/1970)

Prima di diventare un maestro del thriller psicologico post Hitchcock, Brian De Palma ha realizzato queste due spensierate commedie sperimentali incentrate sui giovani e la controcultura. E prima che diventasse un maestro dell’intensità neurotica, De Niro ha interpretato un giovane afflitto da pene d’amore le cui esperienze lo portano da un estremo all’altro della società americana. I film dimostrano che le capacità comiche di De Niro ci sono sempre state, ma è fantastico, vederlo nei panni di un uomo qualunque — una sorta di calma prima della tempesta del metodo Stanislavskij. E riesce sorprendentemente apprezzabile! BE
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Buono: ‘Batte il tamburo lentamente’ (1973)

In quella che è largamente reputata la performance che l’ha portato al successo, De Niro interpreta un ricevitore non molto intelligente affetto da una malattia terminale, e Michael Moriarty il lanciatore che stringe amicizia con lui durante la sua ultima stagione. Questo è un film drammatico che ti lascia a pezzi – e che ci riesce con tale compostezza e dignità da sembrare una magia. La chiave è De Niro: presto si sarebbe costruito una carriera interpretando uomini solitari e letali, ma qui, utilizza il suo riserbo naturale per costruire un personaggio che invoca compassione e invita a riflettere, non a temere. È un’interpretazione tanto commovente da essere quasi impossibile da incassare, in un film tanto commovente che è quasi impossibile da incassare. BE

Brutto: ‘Capodanno a New York’ (2011)

In questa leggendariamente infelice commedia romantica dal cast immenso, De Niro interpreta un malato terminale che trascorre la Vigilia di Capodanno con l’infermiera Halle Berry. Il che non gli dà poi molto da fare, se non assumere un aspetto orribile, debole e prossimo alla morte – che, in tutta franchezza, potrebbe essere una metafora per l’intero film. Vorremmo poter credere che si tratti di un casting ironico – che c’è una ragione se uno degli attori più intensi della sua generazione si ritrova ad interpretare un malato terminale relegato a letto. Ma per farlo avremmo bisogno di prove che questo film abbia una vaga idea di cosa sia l’ironia. BE
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Cattivo: ‘Fuoco Assassino’ (1991)

De Niro ha una parte piccola ma cruciale nel film drammatico di Ron Howard che tratta di crimine e vigili del fuoco, nei panni di Donald “Ombra” Rimgale — un veterano che indaga sugli incendi dolosi e prende sul serio il proprio lavoro. Con sul serio intendiamo, naturalmente, davvero, assolutamente sul serio. Interpreta abilmente la parte con restrizione emotiva, come quando blocca placidamente l’udienza per la libertà condizionata di un piromane svitato con poche semplici domande. Ma il contegno di Ombra contrasta con la vita che ha condotto, come conferma la singola inquadratura del suo torso, ustionato in maniera grottesca. De Niro rende la rivelazione come fosse poca cosa, presentando senza parole Ombra come un duro che non sente il bisogno di compiangersi. Tuttavia, ci sarebbe piaciuto vederlo interpretare il ruolo del piromane, che invece è toccato a Donald Sutherland; si ci sarebbe sbizzarrito alla grande. KP