Paul Newman e Joanne Woodward, noi siamo leggenda | Rolling Stone Italia

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Paul Newman e Joanne Woodward, noi siamo leggenda

Ieri, oggi, domani e per sempre la coppia più bella di Hollywood. La Festa del Cinema di Roma li omaggia con una docuserie (by Ethan Hawke) e una retrospettiva. Noi abbiamo scelto sei film

Paul Newman e Joanne nella loro appartamento a Greenwich Village, New York, nel 1961

Foto: A Louis Goldman/Photo Researchers History/Getty Images

«Perché uscire a cercare un hamburger, quando in casa hai una bistecca?», diceva Paul Newman di Joanne Woodward. 50 anni insieme, ieri, oggi, domani e per sempre la coppia più bella di Hollywood. La Festa del Cinema di Roma li omaggia celebrando i loro volti (belli belli in modo assurdo) sulla locandina dell’edizione 2022. Ma anche con The Last Movie Stars, docuserie targata HBO by Ethan Hawke (già tra le chicche di Cannes Classic) e con una retrospettiva di 15 film, tra imprese di coppia e ruoli che li resero iconici. Noi ne abbiamo scelti sei.

La donna dai tre volti (1957) di Nunnally Johnson

A soli 27 anni e al suo secondo film, Joanne si porta a casa l’Oscar. Woodward interpreta una casalinga affetta da disturbi della personalità che tenta di strangolare la figlia e, a seconda del momento, è una scialba massaia, una ragazza sboccata e mondana o una signora sofisticata. Fu un meritatissimo successone negli USA. A star was born.

La lunga estate calda (1958) di Martin Ritt

Paul e Joanne si erano conosciuti nell’ufficio di un agente e poi ritrovati sul palcoscenico di Broadway per Picnic, ma lui era ancora sposato. È sul set di La lunga estate calda che succede tutto. Lui impersona un giovane vagabondo accusato di essere un piromane che trova lavoro in un’azienda agricola del Mississippi, lei la figlia del padrone (Orson Welles). La prima moglie di Paul Jackie Witte li vede recitare insieme e decide che il suo matrimonio con l’attore, già in crisi, non può più andare avanti. Il 29 gennaio del 1958 Paul Newman e Joanne Woodward si sposano a Las Vegas.

Hud il selvaggio (1963) di Martin Ritt

Conflitti di famiglia čechoviani nel profondo Sud degli States per uno dei personaggi che fecero di Paul un’icona: Hud Bannon, figlio ribelle e cinico di un anziano ranchero del Texas. In mezzo alle loro lotte quotidiane c’è il nipote diciassettenne. Dopo La lunga estate calda, Martin Ritt dirige ancora un Newman mai così assurdamente figo e indomabile.

La prima volta di Jennifer (1968) di Paul Newman

Quattro nomination agli Oscar (tra cui miglior film e miglior attrice) per il drama psicologico tratto dal romanzo di Margaret Laurence. Per l’esordio alla regia (a 43 anni), Newman sceglie una storia poco scontata e intima, e affida il ruolo della maestra elementare vessata dalla madre e protagonista di un vero e proprio risveglio, sessuale e non, a Joanne. Bravi tutti: “La famiglia Newman ne esce con tutti gli onori, rivelando chiarezza di idee e un rigore notevole”, scrive Tullio Kezich.

Gli effetti dei raggi gamma sui fiori di Matilde (1972) di Paul Newman

Dalla pièce del premio Pulitzer Paul Zindel, altro giro e altro affare di famiglia per i Newman. Paul ancora una volta regista (e, secondo Variety, alla sua prova migliore dietro la macchina da presa dopo il trascurabile Sfida senza paura) dirige di nuovo Joanne, qui nei panni dell’eccentrica vedova di mezza età che cerca di tirare su due figlie nella suburbia desolata degli anni ’70. Woodword vince il premio come miglior attrice a Cannes. Una delle due ragazzine, Matilde, è Nell Potts, aka Eleanor Newman, figlia della coppia.

Mr. & Mrs. Bridge (1990) di James Ivory

James Ivory, omaggiato anche lui con il premio alla carriera a Roma 2022, sceglie gli splendidi spendenti Paul e Joanne per questa parabola matrimoniale lunga vent’anni di due ricchi coniugi del Midwest: avvocato conservatore lui, casalinga piena di rimpianti lei, piano piano arrivano a non comprendersi più. “Un monumento alla salda bellezza della coppia Newman-Woodward”, scrive la Festa del Cinema. Ultimo film da protagonista per Woodward, che già recitava ormai sporadicamente. È tutto suo lo struggentissimo finale.