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Xavier Dolan ha spiegato meglio quello che ha detto sul suo addio al cinema

«L'arte è molto importante e il cinema non è una perdita di tempo. Spesso le parole vengono prese fuori contesto», ha scritto. «Potrei mantenere la promessa di dirigere delle serie in cui sono già coinvolto, ma non desidero più fare film»
Xavier Dolan al Sundance Film Festival 2023

Foto: Corey Nickols/Getty Images for IMDb

Dopo un’intervista con lo spagnolo El País per il lancio della sua nuova miniserie The Night Logan Woke Up, nei giorni è uscita la notizia che Xavier Dolan avrebbe deciso di dare l’addio al cinema. Stanotte il regista canadese però ha deciso di spiegare la sua posizione con un lungo post su Instagram: “Alla luce dei recenti articoli pubblicati sui media spagnoli, sento il bisogno di chiarire alcuni miei pensieri e punti di vista. Durante la promozione del mio show a El País e El Mundo, ho detto cose che hanno fatto preoccupare alcuni di voi, che mi hanno gentilmente contattato per sapere come sto. Quindi, prima di tutto, sto bene. Grazie, davvero. Ho detto che voglio smettere di fare film e sono in pace con questa decisione”, scrive Dolan.

Il post continua: “Alcuni mi hanno detto che è ‘solo una pausa, o una fase’… Ma il mio stato d’animo attuale e il mondo in cui viviamo non mi ispirano a perseguire quella che una volta era una vocazione inevitabile. Al momento però sono coinvolto in progetti televisivi e intendo mantenere la mia parola se dovessero avere via libera. Altrimenti penso che questo sia tutto. Voglio dedicare tempo al mio benessere, ai miei amici e alla mia famiglia. Ho anche altre passioni, altre cose in cui mi piacerebbe impegnarmi”.

Dolan sottolinea: “L’ho spiegato molto chiaramente a El Mundo, come leggerete qui. La nostra conversazione è stata registrata e trascrivo qui tutti gli estratti all’origine di questo misunderstanding“.

Ecco le precisazioni: “Quando il giornalista mi ha domandato perché volevo smettere di fare film ho risposto, nel corso di un’intervista su Zoom di 34 minuti:
‘Non ho bisogno di fare altri film, sono stanco. Ne ho girati tanti e mi sembrano abbastanza. Non voglio dover affrontare ancora tutto il processo di post-produzione, press tour, viaggi, rispondere alle domande, chiedermi se le persone andranno a vedere i miei lavori, se saranno venduti in questo o quel territorio. Non voglio più avere a che fare con l’ansia da palcoscenico, di avere successo e di essere amato: non voglio più dipendere dalle reazioni di altri, voglio essere libero’.
‘Se guardo il mondo, be’, sento improvvisamente che il lavoro non è importante, che è qualcosa di molto piccolo. E credo anche… irrilevante? È da privilegiati fare film in questa industry e non realizzare che il mondo sta bruciando mentre facciamo film sul mondo che sta bruciando?!’
Quindi quello che una volta per me era necessario, urgente persino, ora è diventato secondario”.

E ancora: “Perché raccontare storie richiede il massimo da ognuno di noi […] e non potrei riuscirci in nessun altro modo. Non lo farò in economia, non lo farò più velocemente e nemmeno in maniera più ‘larga’. Sarò sempre libero in quello che creo e libero di creare quando scelgo di farl. Sono stato molto felice sui miei set, l’ho sentito perché più lavoravo, più tempo mi veniva dato. Perché mi sono comprato quella libertà e quel tempo. Ho rinunciato al mio salario, così come la mia produttrice Nancy. Ho lavorato con attori che accettavano di essere pagati di meno e che poi sul set vedevano che quei soldi venivano impiegati per la scenografia e per i materiali. È un mestiere costoso, lungo e spesso solitario, ma ne vale la pena. Per chi vede i miei film, perché per loro è importante. Ed era importante anche per me”.

“Come si legge nell’articolo: ‘È stata una grande avventura. Sono stati quindici anni belli: ho viaggiato per il mondo, sono andato ai festival, ho fatto film, ho lavorato con persone di talento, ho incontrato artisti monumentali. [. ..] Ho dato tutto. E ne sono felice. Ho avuto una carriera molto soddisfacente. Mi sono anche espresso molto liberamente, sono stato fortunato. Non mi è mai stato detto cosa fare o come farlo, ho sempre mantenuto la mia libertà'”.

E qui Dolan arriva al punto: “Di tutte queste parole, El Mundo ha scritto solo ‘l’arte non ha senso e il cinema è una perdita di tempo’. “La prima parte di quella frase è una vaga generalizzazione e la seconda pura invenzione. Io, per esempio, non considero l’arte priva di significato, né il cinema una perdita di tempo. Penso che l’arte offra rifugio a una realtà soffocante e possa salvare vite. Incoraggerò sempre artisti e registi. È solo che non desidero più fare film, perché non mi rendono più felice. Ma l’hanno fatto, e anche voi”.

Il regista di Mommy e È solo la fine del mondo poi rassicura il suo pubblico: “Tutto si riduce a questo: potrei dirigere delle serie. Ma non desidero più fare film. Il mondo non è messo bene… e voglio aiutare il più possibile. L’ho fatto, in silenzio, ma ora voglio essere più esplicito. Credo che ora i miei progetti mi portino altrove”.

A un suo fan, che sotto al post Instagram gli chiedeva se avrebbe invece continuato a fare l’attore, Dolan risponde in un commento: “Sarò sempre un attore, non smetterò mai di recitare”.

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