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Cosa resta di X Factor una settimana dopo la finale?

A una settimana dalla finalissima del forum d'Assago, abbiamo ascoltato gli EP dei quattro finalisti per fare un po' il punto della situazione
Giosada, vincitore della nona edizione di X Factor Italia - Foto via Facebook

Giosada, vincitore della nona edizione di X Factor Italia - Foto via Facebook

“Enrica – I Found You”

Ha cominciato la sua partecipazione a X Factor come l’anello debole della squadra di Skin, ha finito in crescendo, conquistando la finale superando da vincitrice due ballottaggi e forse tra tutti i concorrenti in gara è quella che ha avuto l’arco narrativo più interessante. Peccato che sia arrivata in finale da agnello sacrificale: era scontata, infatti, la sua eliminazione al primo giro. Vabbè. Dei finalisti è l’unica a non avere pubblicato un EP, ma il solo singolo inedito.

Quella I Found You composta per lei da Skin e che almeno ha il pregio di essere stata scritta – e anche cantata, dai – in un inglese decente e non “pezzotto” come quello di Runaway, il singolo degli Urban Strangers che, insomma, saranno pure bravi e carucci ma hanno più di qualche problema con grammatica e pronuncia. Il brano è perfettamente in linea con le sonorità più in voga nel pop internazionale: un po’ EDM, un po’ urlona e un po’ Rihanna.
Ecco, vista la somiglianza anche fisica tra le due forse quest’ultima cosa si poteva evitare.

In trasmissione Enrica ha dato la sensazione di esibirsi al meglio quando lambisce territori più vicini al soul. Sarebbe bello vederla cimentarsi con un repertorio del genere. Chissà…

“Davide Shorty – EP ”


Diciamolo: che Davide Shorty fosse il più bravo, tecnicamente ma non solo, tra i partecipanti all’edizione 2015 di X Factor si era capito già dalle audizioni.
Il problema è che con quella voce poteva fin da subito risultare “noioso”: l’ennesimo cantante dal bel timbro e la grande estensione che una volta libero dalle acque chete del talent rischia di finire vittima di un repertorio tipico da cantante col vocione. Roba alla Renga, per capirci (viste le affinità tricologiche il paragone è lampante).

Fortunatamente lui ha dimostrato di avere le idee chiare e un universo sonoro e musicale di riferimento ben preciso. Non a caso My Soul Trigger, l’inedito scritto con Shanty e Chiaravalli, non solo si adatta perfettamente alle sue corde, ma è senza dubbio il migliore brano a essere mai stato presentato nel programma di Sky Uno. E non stiamo parlando solo di quest’anno.

Un brano trascinante, credibile, e che non a caso sta avendo una seconda vita radiofonica di tutto rispetto. A completare l’EP ci sono, in versione studio, le cover eseguite nel corso dei vari live: A Change is Gonna Come di Sam Cooke, una canzone talmente bella che mi sarebbe piaciuta anche se l’avesse incisa mio zio, è abbastanza fedele all’originale e arrangiata per esaltare le doti vocali di Davide, L’italiano di Toto Cutugno, riproposta in versione raggae, risulta invece convincente solo al decimo cilum, ma potrebbe essere utile per lanciare il buon Shorty nel mercato russo e dell’Europa dell’Est.

Di tutta altra pasta Vedrai Vedrai, il brano con cui hanno rispettato la “quota Tenco” nonostante l’assenza di Morgan, e Wildlife di SBTRKT. Una vera e propria scelta bizzarra e che ha fatto molto discutere i fan del talent, disabituati a fare i conti col mondo dell’elettronica da club e che ancora si stanno interrogando sul modo corretto di pronunciare il nome del producer inglese autore del brano (no, non SKRATTABOTTO).

Chiude il tutto la cover di Play That Funky Music e per il palermitano di stanza a Londra si intravedono serie possibilità di una carriera da Bruno Mars nostrano.

Urban Strangers – “Runaway”


I veri vincitori morali di #XF9: il programma era iniziato da due puntate e già avevano un EP, realizzato prima di finire nel cast del talent, fisso ai piani alti della classifica. Era scontato che vincessero loro, e invece… sapete tutti come è andata a finire.

Sono stati adottati dalle directioners e si prospetta per loro un destino da Lorenzo Fragola 2.0 (#hashtagfuoriceildisagio). Musicalmente sono interessanti: contemporanei e dal chiaro retaggio indie. Ascoltano la musica che piace a me, e forse vorrebbero anche suonarla.

Bisogna vedere cosa succederà e se li lasceranno liberi di fare la carriera che vogliono fare: dal punto di vista autoriale presentano infatti più di qualche limite. Cosa che appare evidente anche nel singolo, Runaway, che non riesce a non sembrare il rip off di una cosa potenzialmente bella ma che ancora fa fatica a trovare la sua via. A differenza degli altri non escono con un EP di sole cover, ma con quello che potrebbe essere considerato a tutti gli effetti il repackaging deluxe del mini album già edito.

Ci sono ovviamente alcune delle cover eseguite nel corso di X Factor: Rape Me dei Nirvana, dimenticabile, Oceans di Frank Oceans, Cupid’s Chokehold, ma il grosso è costituito da loro brani autografi e che rivelano una personalità diversa da quella costruita dalla produzione x factoriana (più classicamente indie, e meno pop conteamporanea).

Sono già primi in classifica, vediamo se adesso riusciranno a realizzare il disco che sognano di realizzare. La sensazione è che andrebbero lasciati liberi di trovare la loro strada. E di studiare l’inglese.

Giò Sada – “EP”


Forse non tutti sanno che Giosada, prima di diventare sex symbol e assoluto trionfatore di X Factor, ha avuto una carriera di tutto rispetto nel mondo del punk-hardcore melodico italiano.

Stiamo parlando di album pubblicati in tutta Europa e tour passati in giro per il mondo a fare su e giù da un furgone e adattandosi a ogni situazione. Insomma: tutto si può dire del buon Gio, ma la sua bella gavetta se l’è più che fatta e il background da cui proviene lo rende, almeno sulla carta, una tipologia di cantante pop più interessante del solito. Peccato però che il Rimpianto di te, brano firmato interamente da lui, sia in realtà la più classica delle sanremate. Il lentone buono per fare struggere le mamme e le figlie. Forse il brano peggiore tra quelli presentati durante l’ultimo X Factor, ma anche quello più efficace visto che appunto ha portato Gio a vincere.

Grazie a Dio, e lo diciamo senza ironia, hanno deciso di non bruciarlo lanciandolo in fretta e in furia proprio nel calderone sanremese: Giosada ha chiesto tempo per preparare il suo primo vero e proprio disco da solista e ci tiene davvero a realizzare qualcosa che in qualche modo riesca a rispettare il suo carattere e, in parte, anche le sue radici. Per capirci: a neanche venti ore dalla vittoria stava già rilasciando interviste dove dichiarava di volere i membri della sua storica band al suo fianco anche in questa avventura. Vi sembrerà una roba da poco, ma fidatevi che non lo è.

Se c’è una cosa che manca al pop italiano è proprio una figura capace di essere “rock per le masse”, e Giosada ha voce, carisma e faccia per tentare di giocarsi questa carta.

La cover di Retrograde di James Blake rappresenta una delle altre anomalie di questo nuovo X Factor italiano e convince anche nella versione in studio.
È innegabile però che Gio riesca a dare il meglio nei brani più mossi come The Real Me degli Who e Love me Two Times dei Doors. Oddio, forse il fatto che sono due classiconi aiuta.

La speranza è che riescano a esaltare le sue peculiarità senza nascondere tutto dietro “una bella faccia”. Sarebbe troppo facile, e siamo certi che non farebbe piacere neanche a Giosada.

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