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X Factor 11: intervista ai Maneskin

Favoritissimi fin dalla prima puntata, il gruppo della squadra di Manuel Agnelli ha raggiunto il secondo posto fra qualche polemica ma a loro sembra non interessare: «Noi puntiamo più in alto, ci piace sentirci speciali»

Foto di Jule Hering

Belli, giovani e sfacciati: fin dalle audizioni, i romani Maneskin hanno fatto parlare di sé il pubblico e la critica. La loro spiccata personalità, il look immediatamente diventato iconico e il livello delle loro esibizioni hanno immediatamente identificato Damiano, Victoria, Thomas e Ethan com i sicuri vincitori dell’undicesima edizione di X Factor. Una band che ha sicuramente lasciato il segno, ma che, alla fine, non è riuscita a conquistare la vittoria, battuta all’ultimo scontro dall’implacabile rimonta di Lorenzo Licitra.

Li abbiamo incontrati per farci raccontare le impressioni a caldo sulla finale.

Vi hanno appena chiesto quale vorreste fosse il vostro immediato futuro e avere risposto che vorreste rimanere ben saldi a dove siete adesso. Ma dove siete adesso?
Victoria: Primi su tendenze! [Ride]

Damiano: Sì, è vero, sta andando alla grande. Vogliamo mantenere l’asticella alta. Siamo partiti salendo sul tavolo dei giudici e adesso lo vogliamo scardinare.

Ma secondo voi cosa è successo ieri sera?
Damiano: C’è stata una bellissima serata, abbiamo cantato con James Arthur, che è una grandissima soddisfazione per me e ha vinto un ragazzo che è un artista di livello e che meritava di vincere, ed è un gran lavoratore.

Voi eravate super favoriti, chiunque avrebbe scommesso su di voi, però, forse, una cosa che è stata un po’ sottovalutata è stato che la finale andasse in chiaro.
Thomas: È il gioco.

Damiano: Sì, è possibile. È il gioco. È anche il target di pubblico. Non credo che quello però vada a inficiare l’efficacia che ha avuto il programma su di noi, sul nostro percorso. Non credo. È solo che siamo contenti per Lorenzo, non ci ha toccato la cosa di non aver vinto.

Vi siete sempre messi molto in gioco a livello di immagine: ascoltando la vostra musica, uno apre gli occhi al posto di chiuderli, e vi siete invece trovati all’ultimo scontro con il vostro esatto contrario: una band molto forte a livello di immagine, con un concorrente molto forte a livello vocale. Secondo voi questa cosa ha spostato l’equilibrio?
Victoria: Io non sento che noi puntiamo tutto sull’immagine.

Damiano: Ragazzi, io canto bene, eh!

Victoria: Le esibizioni di ieri, soprattutto quella dell’inedito, è andata molto bene: abbiamo suonato molto bene e Damiano ha cantato molto bene, quindi, sinceramente, non credo che siamo stati tecnicamente inferiori, anzi.

Damiano: Noi puntiamo più in alto. A livello di canto ho fatto una performance ineccepibile, girando intorno a un palo con un archetto, e nell’archetto si sentono anche i respiri che fai. Non ci sentiamo inferiori rispetto a nulla, anzi, ci sentiamo di avere un’arma in più: il performing. Ci siamo ulteriormente messi in gioco ieri, perché il palco da una parte all’altra era lungo circa 700 metri e l’abbiamo corso 8 volte avanti e indietro. Ho affrontato la mia paura dell’altezza e la mia claustrofobia: abbiamo affrontato tutto e ci siamo messi in gioco fino alla fine, è questo che a noi dà soddisfazione, noi non abbiamo mollato un secondo e non ci siamo appoggiati un secondo. Sapevamo di stare andando bene all’interno del programma, ma non ci siamo mai voluti sedere su questo buon andamento, abbiamo sempre voluto puntare un po’ più in alto.

Un’altra cosa che voi fate spesso è sottolineare la vostra età e di essere molto, molto giovani. È un’arma per voi questa cosa, o è una giustificazione?
Damiano: In realtà è la cosa che ci fa sentire diversi, a noi piace sentirci diversi, ci piace sentirci speciali. Le persone alla nostra età spesso stanno ancora cercando la loro strada, noi l’abbiamo trovata e la stiamo imboccando, questa è una cosa di cui andiamo fieri. E non siamo noi a ribadirlo, sono gli altri. Però per noi è un punto forza, noi giustificazioni non ne usiamo.

Victoria: Non c’è molto da giustificare.

Visto dall’esterno, Manuel è quello che è sembrato un po’ più complice con i suoi gruppi, rispetto agli altri giudici. Con voi però ha spinto molto sull’acceleratore. Come vi siete trovati con questa evoluzione velocissima?
Damiano: Ma, Manuel dal primo giorno in cui abbiamo iniziato a lavorare insieme, ci ha subito messi super a nostro agio e ci ha trattati da persone intelligenti e mature, rispettando sempre le nostre opinioni, anzi, proprio tirando fuori le nostre opinioni. Il fatto che ci abbia dato così tanta sicurezza è una delle cose che più gli riconosciamo e delle quali più siamo grati al nostro giudice perché, anche sotto questo punto di vista, non ci ha mai forzato a fare un pezzo che non volevamo fare, a fare un arrangiamento che non volevamo fare e a fare un tipo di cantato che non volevamo fare. Il nostro giudice è stato veramente perfetto.

Chi avreste voluto con voi in finale?
Damiano: Questa finale, e credo l’abbiano detto un po’ tutti perché è una cosa vera, di cui abbiamo parlato in questi giorni, è stata la finale degli “amici”, perché soprattutto Enrico e Lorenzo sono le persone con cui abbiamo più legato qua dentro, nonostante la differenza d’età. Ovviamente si lega con tutti, e quindi vorremmo tutti, in realtà avremmo voluto fare una finale con 12 concorrenti, ma non è possibile. Noi siamo veramente contenti di chi è arrivato in finale, perché pensiamo che se lo siano meritato, hanno qualcosa da dire e lo sanno dire, e in più sono persone con cui ci troviamo veramente bene, andiamo molto d’accordo e a livello umano più che la finale del programma è stata la festa della fine del programma.

Voi avete portato una scelta di brani molto eterogenea sul palco. Mi chiedevo: quali sono i vostri ascolti personali? Avete spaziato da Caparezza a…
Victoria: In realtà, essendo in quattro, ognuno ascolta generi diversi ed è da questo miscuglio di influenze che nasce ciò che facciamo. Tipo io so ‘na coatta e me piace la musica coatta, come Pompo nelle casse.

Ethan: Ognuno di noi ha dei generi musicali preferiti, però comunque tutti quanti ascoltiamo sempre più musica possibile, di tutti i generi possibili, forse io magari un po’ di più rispetto agli altri. Personalmente, ascolto un sacco di musica, che passa dalla classica al jazz, al rock, al progressive anni Settanta, tutti generi che combaciano in alcuni sensi e invece a volte sono molto diversi. Insomma, cerco di variare il più possibile.

Thomas: Io sono nato principalmente con i vinili, per esempio dei Led Zeppelin. Mio padre metteva musica rock a manetta, quindi, una base parte da quello. Però nel mio percorso, anche, comunque, variando, mi piace molto ascoltare tantissimi generi e prendere da ognuno tante cose diverse. Quindi, per esempio, mi piace anche molto la trap, che va di moda; e poi ascolto anche qualcosa di classica.

Victoria: A Co’, ma sei un rockettaro, non far finta dai…

Damiano: Io, dipende, ho avuto molti passaggi nella mia vita: ho avuto un periodo un po’ metallaro… Però ultimamente, nell’ultimo anno e mezzo, ascolto molto pop, chiaramente di livello. Poi tanto soul, miei riferimenti sono Selah Sue e Paolo Nutini – per me sono gli dèi del soul moderno. Mi piace l’RnB, James Arthur, che è uno dei miei artisti preferiti. Poi, per il resto, anche reggae, hip hop… mi piace la musica in generale. Da quando ho iniziato a cantare mi sono un po’ più appoggiato sui generi che mi piace anche cantare, con delle eccezioni: per esempio, il reggae non mi piace molto cantarlo, però mi piace ascoltarlo.

Victoria: Ma sì, in realtà sentiamo tutti più o meno le stesse cose…

Damiano: Sì, infatti, non è vero che lei ascolta “Pompo nelle casse”, lei ascolta musica prettamente commerciale…

Victoria: no vabbè, tutti ovviamente ascoltiamo tutto. Anche quello che suoniamo, ovviamente, lo ascoltiamo. Poi ognuno di noi è un po’ più orientato, lui [Thomas] è un po’ più rockettaro, lui [Ethan] si sente le cose noiose tipo strumentali, e io so un po’ più coatta..

Damiano: e le canzoni di Natale…

Victoria: sì, è vero, ascolto le canzoni di Natale e le cose tipo Baby K e Giusy Ferreri.

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