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Venezia 75 sarà una bomba

Tre gli italiani in concorso: a fianco di Guadagnino, Martone con 'Capri - Revolution' e Minervini con un documentario sul razzismo nel sud degli USA. Apre Orizzonti la pellicola su Stefano Cucchi con Alessandro Borghi .

Dakota Johnson in Susp

«Sarà un’edizione ricca e curiosa: ci sono moltissimi film di genere che sono film d’autore. È come se i cineasti avessero capito che per ritrovare quel contatto con il pubblico che si era un po’ allentato, fosse utile, necessario e anche divertente passare attraverso dei codici condivisi come il western, i film musicali, la commedia… E ci saranno molte opere lunghissime». Quest’ultima cosa Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema, la ripeterà più volte nel corso della conferenza stampa di Venezia 75, sorridendo e scandendo le durate di alcune pellicole. Sarà l’edizione che sancisce la superiorità del Lido nel panorama internazionale dei festival?, gli viene chiesto. Barbera preferisce glissare. Ma la risposta è ovvia: Sì. Perché Venezia 75 sulla carta è davvero una bomba.

In Laguna quest’anno ci sarà davvero tutto: star, impegno, un forte sottotesto politico, generi, cineasti affermati e autori giovani. Il cinema nel suo significato migliore e più ampio. A rappresentare l’Italia in concorso c’è Mario Martone con Capri-Revolution: «La fine di una trilogia sul Risorgimento italiano di Martone, che partiva da Noi credevamo, continuava con Il giovane favoloso e arriva a questo film, dove una giovane pastorella (Marianna Fontana) scopre una comunità di intellettuali che vive secondo i canoni di una libertà assoluta. Un’altra preziosa rilettura di Martone di una storia a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento». Luca Guadagnino con il suo Suspiria era attesissimo: «La sorpresa sarà il film in sè, perché è un remake di Dario Argento ma sopratutto un film di Guadagnino, il suo più ambizioso e con un cast impressionante, pensate che Tilda Swinton interpreta 3 parti». Altro italiano in concorso Roberto Minervini, con What You Gonna Do When the World’s on Fire , un documentario sul razzismo nel Sud degli USA, dove Minervini vive.

Sapevamo già che in apertura ci sarebbe stato First Man, il ritorno a Venezia di Damien Chazelle dopo il successo planetario di La La Land: «Non c’è musica, non c’e romanticismo, siamo in un territorio completamente diverso. Racconta la storia di Neil Armstrong (interpretato da Ryan Gosling) dal 1962, quando entra nel programmi della NASA, fino al momento in cui – nel 1969 – mette piede sulla Luna».

Solo in concorso ci sono ben tre film prodotti e distribuiti da Netflix: The Ballad of Buster Scruggs dei fratelli Coen, un film sulla morte della mitologia del western e sull’America di oggi in 6 episodi di durata e toni molto diversi, l’atteso e discusso Roma di Alfonso Cuarón su un periodo della vita della sua famiglia, quando il regista era un adolescente e 22 luglio di Paul Greengrass sulla strage di Utøya. «Non vedo il motivo di escludere un film di Cuarón solo perché il distributore è Netflix, a noi viene chiesto solo di individuare quali sono i migliori film da presentare al pubblico. Poi la sala è la sala, ovviamente, ma alcuni di questi film arriveranno anche al cinema, oltre che sulla piattaforma» precisa Barbera.

In competizione c’è anche un altro western, The Sisters Brothers di Jacques Audiard (con John C. Reilly e Joaquin Phoenix), girato interamente in Europa – tra Spagna e Romania – con cast e crew completamente americani, che danno al film un’autenticità assoluta. Poi Olivier Assayas con la commedia Doubles Vies, Yorgos Lanthimos – che in The Favourite racconta con il suo stile provocatorio la storia di Anna d’Inghilterra (con Olivia Coleman e Emma Stone) – e Mike Leigh con un altro dramma politico in costume, Peterloo, «un brutto episodio della storia inglese rimosso che, raccontando il passato, parla del presente».

Le scommesse sono The Nightingale di Jennifer Kent, la regista di Babadook, revenge story di una donna nei confronti di un ufficiale dell’esercito ambientata nel 1925 in Australia, e Acusada di Gonzalo Tobal.

Se in The Mountain di Rick Alverson Jeff Goldblum sarà il pioniere della lobotomia, in At eternity’s gate (diretto da Julian Schnabel) Willem Dafoe interpreterà Vincent Van Gogh negli anni trascorsi nel Sud della Francia, prima dell’internamento in manicomio.

In concorso ci sarà anche lo straordinario talento visivo di László Nemes con Sunset, il suo nuovo film dopo l’Oscar per Il figlio di Saul, e Florian Henckel von Donnersmarck, che vinse la statuetta per Le vite degli altri e ora torna con Opera senza autore, pellicola sulla Germania dall’avvento del Nazismo agli anni ’60 e ’70.

Natalie Portman e Jude Law invece sono i protagonisti di Vox Lux, opera seconda di Brady Corbet (L’infanzia di un capo), storia di una ragazza della provincia americana che, dopo un evento tragico, diventa una popstar.

Ad aprire Orizzonti sarà un lungometraggio italiano e molto atteso, dal 12 settembre al cinema e su Netflix: Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, dedicato alla vicenda di Stefano Cucchi, «che occupa ancora le pagine dei nostri giornali, un tema delicato e attualissimo affrontato con grande capacità, impegno e distacco. Si tratta di un lavoro di regia incredibile per un giovane regista. Ci ha impressionato soprattutto l’interpretazione di Alessandro Borghi che è straordinario, capace di reggere sulle spalle il peso dell’intero film».

Nella stessa sezione ci sono altri due film italiani: La profezia dell’armadillo, opera prima di Emanuele Scarangi, tratto dal primo fumetto di Zerocalcare e Un giorno all’improvviso di Ciro d’Emilio con Anna Foglietta e Giampiero De Concilio. Interessante anche Charlie Says di Mary Shannon, un’opera sulle donne di Charles Manson, la cui storia è tornata alla ribalta con la produzione del nuovo film di Tarantino.

Tra gli eventi speciali Barbera segnala con particolare orgoglio una vera e propria chicca: The other side of the wind di Orson Welles: «Netflix ha contribuito alla realizzazione di un progetto che Frank Marshall, il braccio destro del cineasta, inseguiva da 40 anni: portare al cinema l’ultimo film che Welles girò tra il 1970 ne il 1976, senza riuscire a montarlo». Poi le prime due puntate de L’amica geniale di Saverio Costanzo, serie tv tratta dai romanzi di Elena Ferrante, un documentario su Mujica di Emir Kusturica e American Dharma, dialogo tra l’autore Errol Morris e Steve Bannon, l’ideologo di Trump e della Lega. Giorgio Treves racconta l’emanazione delle leggi razziali in 1938 Diversi, «dove ritroviamo echi del presente che invece vorremmo appartenessero solo al passato». Ve lo avevamo detto che il sottotesto politico era forte.

Tra le proiezioni speciali italiane ci sono Una storia senza nome di Roberto Andò, un mistery movie con un doppio registro tra cinema e politica, e Les Estivants di Valeria Bruni tedeschi, film autobiografico che un’estate nella villa dei Bruni Tedeschi.

E ovviamente, come già annunciato, ci sarà A star is born, «che inizia da Venezia il proprio percorso verso gli Oscar: Bradley Cooper e Lady Gaga sono i due straordinari interpreti di questa quarta trasposizione del classico. Sapevamo che Lady Gaga fosse una grande cantante, scopriamo che è anche un grande attrice. Sapevamo che Cooper era un grande attore, ma è anche un grande regista e musicista». AL Lido arriveranno anche Mel Gibson e Vince Vaughn, protagonisti di Drag across concrete la nuova fatica S. Craig Zahler, che l’anno scorso aveva presentato il violentissimo Brawl in Cell Block 99 .

Dopo essere stato in concorso con L’ultimo terrestre, Gipi torna a Venezia con Il ragazzo più felice del mondo nella ex sezione Cinema nel giardino, rinominata Sconfini per la sua eterogeneità. Qui saranno proiettati anche l’extended cut di The Tree of Life di Terrence Malick che dura 180 minuti, Arrivederci Saigon, documentario di Vilma Labate su una rock band di giovanissime toscane, ingaggiate per tour nel sud-asiatico per poi scoprire di dover suonare per tre mesi alle truppe americane che combattono in Vietnam. Tra le proiezioni di Sconfini anche Il banchiere anarchico di Giulio Base, tratto dal racconto di Pessoa, e Camorra di Francesco Patierno.

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