Venezia 74, per chi ruggirà il Leone d’Oro? | Rolling Stone Italia
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Venezia 74, per chi ruggirà il Leone d’Oro?

Le nostre previsioni sui premi della Mostra del Cinema: se scommettete, però, non chiedeteci rimborsi

Frances McDormand in 'Three Billboards outside Ebbing, Missouri'

Frances McDormand in 'Three Billboards outside Ebbing, Missouri'

Frances McDormand in 'Three Billboards outside Ebbing, Missouri'i

Ogni anno arriva lo stesso dilemma: fare il pezzo sulle previsioni del Palmares (che poi sarebbe giusto chiamarlo Leonares, qui a Venezia). Articolo temutissimo – c’è grande fair play, tutti vorrebbero cederlo ad altri in redazione -, perché ad alto tasso di contestazione prima e di presa in giro poi. Perché, parliamoci chiaro, in quel coacervo di ego, gusti particolarissimi e visioni di cinema più o meno raffinate che sono le giurie, può succedere (ed è già successo) di tutto.

Ma è impossibile resistere alla tentazione di provare a redigere il Risiko dei premi in anticipo e noi proveremo, tra spifferi dalle segrete stanze, valutazioni e speranze personali e buon senso – ai grandi festival di cinema un bene molto raro – a farlo. Va premesso, prima di ogni volo pindarico e atto di preveggenza, il famoso e famigerato comma 6.1 del regolamento generale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, per quanto riguarda il Concorso internazionale.

Sam Rockwell e Woody Harrelson alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia. Credit: Leonardo Cestari

Sam Rockwell e Woody Harrelson alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia. Credit: Leonardo Cestari

“Uno stesso film non può ricevere che uno solo dei premi previsti dal Regolamento. Tuttavia, in casi particolari e sentito il parere del Direttore della Mostra, la Giuria potrà premiare con la Coppa Volpi e con il Premio Marcello Mastroianni anche attori o attrici di film premiati con il Gran Premio della Giuria, il Premio per la miglior regia, il Premio Speciale della Giuria e il Premio per la migliore sceneggiatura”.

Norma resasi necessaria in passato a causa di giurati pigri che convogliavano più premi su un solo titolo e che ora crea il problema opposto, quello di una frammentazione dei riconoscimenti che spesso porta al Leone d’Oro – o ad altri riconoscimenti – per esclusione e non per convinzione.

Innanzitutto caliamo il poker di titoli che noi riteniamo i migliori e che, presumibilmente, tali sono anche per i giurati: Three Billboards outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh (lo stesso regista del cult In Bruges), The Shape of Water di Guillermo del Toro, The Leisure Seeker di Paolo Virzì e First Reformed di Paul Schrader.

Per motivi diversi gli outsider si potrebbero individuare in un altro quartetto composto da Abdellatif Kechiche con il suo Mektoub, My Love: Canto uno, Ammore e Malavita dei Manetti Bros, Lean on Pete di Andrew Haigh e Ex Libris – The New York Public Library di Frederick Wiseman, quest’ultimo per quella tensione tutta festivaliera all’autolesionismo e alla celebrazione.

Il numero otto non è casuale, né tanto meno un tributo al padrino di Venezia 74 Alessandro Borghi (da noi intervistato sul Rolling Stone cartaceo di questo mese), ma è, guarda caso, anche il numero di premi da assegnare.

Ci risparmieremo di addentrarci negli exit poll per quanto riguarda la sezione Orizzonti (tifiamo fortissimo Gatta Cenerentola) e di altri premi importanti ma collaterali come il Leone del Futuro – premio opera prima “Luigi De Laurentiis”, anche se ci piacerebbe che Nicola Guaglianone potesse darlo a uno tra Cosimo Gomez (Brutti e Cattivi) o Natalia Garagiola per il suo bellissimo Temporada de Caza (lo abbiamo già detto quanto ci è piaciuta la selezione della SIC, la Settimana della Critica?).

Torniamo ai magnifici otto. Nel primo poker, tutti meriterebbero il Leone d’Oro. Ma bisogna incastrare, appunto, le caselle come in un gioco del 15 per osservare il regolamento. Posto, dunque, che Sally Hawkins e Frances McDormand meriterebbero non una, ma due coppe Volpi ciascuna (e che le regole vietano anche gli ex aequo) ecco che la prima potrebbe vincere il riconoscimento per la miglior attrice, magari accompagnata, per l’interpretazione maschile, da un Donald Sutherland eccezionale sotto la guida di Virzì.

Donald Sutherland, Paolo Virzì e Hellen Mirren a Venezia 74

Donald Sutherland, Paolo Virzì e Hellen Mirren a Venezia 74

Un premio che arriverebbe, peraltro, immediatamente dopo la designazione dell’attore per l’Oscar alla carriera 2018. Sutherland e Hawkins, a Barbera piacendo, potrebbero ancora lasciare una speranza di vincere i Leoni d’oro e d’argento ai loro film, ma probabilmente consentirebbero alla giuria di accontentarne altri.

Ecco allora che, per passione personale e immaginandolo come lungometraggio che possa, per le sue qualità di scrittura, regia e recitazione, trovare un vasto consenso nella giuria, vediamo il massimo riconoscimento andare a Three Billboards outside Ebbing, Missouri, con Paul Schrader e il suo First Reformed, opera poderosa ma con qualche difetto, come Leone d’Argento, ovvero Gran Premio della Giuria. L’altro felide dello stesso materiale, quello per il miglior regista, a quel punto potrebbe aprire una corsa a due tra Guillermo del Toro e Abdellatif Kechiche.

Charlie Plummer alla Mostra del Cinema di Venezia scattato da Fabrizio Cestari

Charlie Plummer alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia scattato da Fabrizio Cestari

Il quale, però, potrebbe anche vedere assegnare a uno dei suoi (o anche tutti) attori il premio Mastroianni: di un film che ha diviso come il suo, discontinuo e frammentato, sono proprio quelle facce a colpirti di più. In fondo, l’unico altro giovane attore emergente che meriterebbe di vincere, a nostro parere, è il 18enne Charlie Plummer di Lean on Pete. Potremmo anche augurarci una Serena Rossi, straordinaria in Ammore e Malavita, ma sembra un passo indietro, anche per il genere particolare del musical-sceneggiata che potrebbe non essere compreso a pieno da tutti i giurati (che alla proiezione in Sala Grande, va detto, erano però tutti entusiasti e plaudenti).

Giampaolo Morelli e Serena Rossi scattati da Fabrizio Cestari a Venezia 74

Giampaolo Morelli e Serena Rossi scattati da Fabrizio Cestari a Venezia 74

Rimane sul groppone il premio della sceneggiatura – che dovrebbe essere dato a Martin McDonagh perché quello di Three Billboards outside Ebbing, Missouri è lo script più bello, completo, perfetto da anni, qui alla Mostra – ma che potrebbe e dovrebbe, a questo punto, per il gioco delle esclusioni, trovare la sua destinazione dalle parti di Paolo Virzì – in caso di deroga per premiare Sutherland – o trovare un nono incomodo a sedersi al tavolo dei premiati, ovvero L’insulte, di Ziad Doueiri, che in fondo in due o tre idee di sceneggiatura trova la sua forza.

Mancherebbe così solo il premio speciale della giuria che potrebbe trasformarsi in un riconoscimento alla carriera per il grande Frederick Wiseman (sia pure per una delle sue prove meno riuscite). Noi urleremmo di gioia se qui trovasse spazio un giusto e innovativo alloro per i Manetti Bros, non è da escludersi che possa spuntare anche qui Kechiche – è entrato nel pantheon degli autori che si amano, anche nelle giurie, acriticamente – o, anche peggio, mother! di Darren Aronofsky. Un’opera così estremamente brutta e irritante da poter essere scambiata per un capolavoro. E persino premiata.

Insomma, ricapitolando: per noi vince McDonagh, agli italiani come spesso accade potrebbero arrivare uno o più premi agli attori, la miglior interprete sarà Sally Hawkins, Kechiche pur con il suo film meno felice portato qui a Venezia alla fine un premio lo troverà. Tifiamo Manetti che però rischiano di rimanere fuori e scommettiamo su un del Toro primo rivale del possibile vincitore (e, a quel punto, però, pretendiamo McDormand migliore attrice). Se scommettete, però, non chiedeteci rimborsi.

the shape of water cast

Richard Jenkins, Octavia Spencer, Sally Hawkins e Guillermo del Toro alla Mostra del Cinema. Credit: Guido Alberto Mattei

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