‘Tonya’: delitto e castigo on the rocks

Quella di Tonya Harding è una storia senza redenzione, abusata da piccola e costretta sui pattini,poi travolta dallo scandalo. Una donna sola e senza pace interpretata da una straordinaria Margot Robbie.

Margot Robbie in ‘Tonya’.

Ci sono episodi della Storia americana recente che hanno calamitato l’attenzione dei media, sedimentandosi nella memoria collettiva. Tra le saghe più clamorose (e scandalose) meritano una menzione speciale quella di O.J. Simpson (il nero più bianco d’America), dei fratelli Menéndez (che uccisero i ricchi genitori a Beverly Hills), di Phil Spector (Sex, Drugs & Rock&Roll), e… di Tonya Harding, pattinatrice artistica, prima atleta americana a eseguire il difficilissimo salto triplo axel. Ma, soprattutto, colpevole di aver taciuto riguardo al piano dell’ex marito Jeff Gillooly per eliminare dalle gare la compagna di squadra Nancy Kerrigan, aggredita e colpita al ginocchio con una spranga da uno sconosciuto nel 1994, poco prima dei Giochi olimpici invernali – dove, nonostante la botta, la Kerrigan vincerà la medaglia d’argento.

Grazie alla sceneggiatura di Steven Rogers (Kate & Leopold, Natale all’improvviso), oggi questa storia diventa un bellissimo film, Tonya, diretto dall’australiano Craig Gillespie (Lars e una ragazza tutta sua) e prodotto e interpretato dalla bravissima Margot Robbie (The Wolf of Wall Street), nominata a Oscar e Golden Globe, assieme a Allison Janney nei panni della mamma LaVona e a Sebastian Stan, ovvero il marito Jeff. «Il film ha un umorismo da black comedy», esordisce Rogers. «Non sai mai se ridere o piangere. Spero che gli spettatori possano fare entrambe le cose. Tonya è ritratta in modo onesto, senza censure. La realtà è che non ha mai avuto la possibilità di redimersi». Perché, dopo il “fattaccio”, i media hanno cercato di ridurre tutto alla semplice rivalità tra la white trash Harding e la principessa Kerrigan.

«Per la prima volta sono state raccontate le sfumature di questa vicenda», aggiunge Margot Robbie. «Il film affronta vari aspetti della personalità di Tonya, compresi i suoi atteggiamenti poco raffinati, dovuti alle origini umili». Harding è rozza, fuori dagli schemi, orgogliosa e dotata di una determinazione mai vista: «Secondo me c’è stato un atteggiamento classista da parte dei giudici: non le è mai stata perdonata la diversità dallo stereotipo della pattinatrice, che la portava a esibirsi con brani metal o hard rock, come Sleeping Bag degli ZZ Top. Tutto in lei era eccessivo, costumi e capelli compresi», continua Robbie.

Nel film è descritta anche la vita privata di Tonya, le violenze fisiche e mentali che ha subito prima da parte della madre, poi dal marito e infine da stampa e tv. «Tutti l’hanno sempre giudicata. Io invece, dopo aver studiato a lungo la sua figura, ho deciso di non farlo», spiega Robbie. «Tonya è sempre stata una donna sfruttata, alla costante ricerca della propria indipendenza». La mamma, LaVona Golden, dopo aver fallito nella propria vita, proiettò su Tonya tutte le sue aspirazioni mancate, spingendo la figlia verso il successo a qualunque costo. «Nessuno è più riuscito a trovarla, è sparita», interviene Allison Janney, che ha portato la donna sul grande schermo. «Neppure Tonya
ha la minima idea di dove sia finita, anche se è convinta che viva in una roulotte, dietro a un sexy shop. Esistono testimonianze di persone che hanno assistito alle sue vessazioni nei confronti di Tonya: quando sbagliava esercizio, lei la colpiva in testa con una spazzola di legno per capelli». Forse LaVona, che nel film dice di aver odiato la madre, è stata abusata a sua volta dai genitori. «L’unica fonte che ho usato per prepararmi al ruolo è stata la sua famosa video-intervista con il pappagallino. Ho visto LaVona come una donna amareggiata, piena di rabbia, un po’ sadica. Tonya cercava amore, e ha trovato dalla madre solo odio e critiche. Poi è arrivato Jeff, un uomo che la insultava e controllava ogni aspetto della sua vita».

Nella pellicola scorrono i momenti della carriera di Tonya, successi e fallimenti raccontati con lo stile di un documentario, dove ognuno dei protagonisti porta la propria versione dei fatti. Nonostante venga esplorato l’aspetto fisico ed emotivo delle violenze, Tonya è anche un film ginocentrico, che celebra il ruolo della figura femminile. «Ecco perché Craig ha scelto molti primi piani», spiega Margot Robbie, «soprattutto quando pattino. Se hai la telecamera puntata in faccia, non puoi nascondere alcun sentimento. Le riprese che vediamo alle Olimpiadi sono tutte statiche e si perde molto della potenza di una esibizione, per questo abbiamo deciso di avere un cameraman che mi seguisse sul ghiaccio durante l’intera routine. Craig voleva davvero farci vivere quei momenti di gloria, in modo da poterli mettere a contrasto con il crollo finale».

L’attrice ha avuto modo di incontrare Tonya un paio di volte, «solo per farle sapere che non volevo creare un’immagine negativa della sua persona. Ma allo stesso tempo si tratta di un film, e molti dettagli sono frutto della mia interpretazione della sua storia». «È stata molto generosa», conclude, «non hai mai interferito, anzi è stata contenta quando ha visto la scena in cui dico ai giudici “Suck my dick”. Si è fatta una risata, e mi ha confessato che ai suoi tempi avrebbe voluto dirlo, ma non hai mai avuto il coraggio».

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