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‘The Alienist’, viaggio nella New York oscura di fine ‘800

Daniel Brühl, Dakota Fanning e Luke Evans sono i protagonisti della serie prodotta da Cary Fukunaga. Li abbiamo incontrati a Roma per il See What's Next di Netflix.

The Alienist è l’inizio di tutti i moderni adattamenti procedurali su omicidi psicopatici, praticamente una sorta di Mindhunter 80 anni in anticipo. Come spiega in apertura la serie prodotta da Cary Fukunaga (quello di True Detective): “Nel diciannovesimo secolo, si pensava che le persone affette da malattie mentali fossero alienate dalla loro vera natura. Gli esperti che li studiavano erano quindi noti come alienisti”.
Il personaggio del titolo è il dottor Laszlo Kreizler (Daniel Brühl) che utilizza la sua expertise per collaborare alla cattura di serial killer nella New York del 1896, ancora più oscura di quello che riuscite a immaginare. Quando si imbatte nella ricerca dell’assassino di ragazzini che si prostituiscono in un bordello, collabora con un illustratore (Luke Evans) e con la prima donna impiegata dal Dipartimento di Polizia di New York (Dakota Fanning) per risolvere il caso.

Come gestite tutta la violenza e l’oscurità della serie?

Dakota È buffo, questa è la domanda che mi fanno più spesso come attrice: è una questione a cui non penso molto, riesco a separare bene il personaggio dalla mia vita privata. Ad esempio, stiamo parlando di dove andare a cena e poi qualcuno dice “Azione!”. Lavoriamo insieme da sette mesi e sarebbe un peccato se l’intensità e i sentimenti sviluppati la serie ti impedissero di conoscere le persone.

Luke Diventeremmo pazzi! Siamo felici di lasciarci alle spalle quello che abbiamo girato e andare oltre: dobbiamo comportarci così. È come per un patologo forense che vede una scena del crimine, un po’ se la porta a casa, ma sono sicuro che ha un metodo per separare la sua vita da quello, altrimenti non riuscirebbe a restare sano.

Il lavoro influenza i vostri sogni? Vedrei le vittime nei miei incubi se fossi in voi.

Daniel Io non sono riuscito a dormire perché mio figlio piccolo mi ha tenuto sveglio la notte. In realtà le scene dark mi sono piaciute parecchio e non mi hanno influenzato per nulla, le ho completamente abbracciate, non vedevo l’ora. Per me sono il bello dello show, mi hanno sempre attratto fin da ragazzo e aver avuto l’opportunità di viaggiare indietro nel tempo e sperimentare queste atmosfere inquietati è stato veramente meraviglioso.

Cosa scopriranno le persone sul periodo e sulla New York in cui è ambientata la serie?

Daniel Che era un luogo marcio. Non sono sempre stato fan di New York, quindi per me è stata una lezione di storia. Quando ci vado ora capisco meglio quello che è accaduto in questo o quel quartiere e perché c’è questo gap tra ricchi e poveri. Ho scoperto un sacco di cose che non sapevo, per esempio che c’erano dei bordelli con dei ragazzi che si prostituivano oppure che Roosevelt dirigeva le forze di polizia prima di diventare presidente.

Luke Erano gli anni d’oro di New York ma bastava prendere la metropolitana per incontrare la parte disperata della città. È un grande pregio dello show, non gira la testa dall’altra parte e mostra le cose per come erano.

In The Alienist ci sono tanti riferimenti all’immigrazione, al gap tra uomini e donne. Avete avuto l’impressione di aver lavorato a qualcosa di contemporaneo?

Daniel Pensiamo di aver fatto molta strada ma quando si parla di corruzione, immigrazione, classi sociali, capisci che non così. È una guerra di potere, e questi problemi sono ancora lì.

Cosa trovi così affascinante del tuo personaggio, il dottor Laszlo Kreizler?

Daniel Parliamo dell’inizio della psicologia: questi ragazzi erano così coraggiosi, progressisti, moderni, pensavano da liberali e la società non era loro fan, erano considerati pericolosi. È incredibile che ci sia voluto così tanto prima che dei veri professionisti esplorassero per davvero la mente umana. Ci dice quanto la gente era ed è ancora spaventata e che le circostanze della vita, il tipo di famiglia in cui sei cresciuto, quello che ti succede da bambino ti possono rendere capace di commettere crimini orribili. È affascinante interpretare questo personaggio che è stato uno dei primi a interessarsi di quelle cose.

Dakota, che cosa cerchi quando leggi uno script?

Dakota Penso che sia più una questione di istinto: se hai il dubbio su un ruolo, forse non devi accettarlo. La mia esperienza è più “questa parte devo assolutamente farla”. In generale cerco qualcosa di diverso da quello che ho provato fino ad ora, nuove sfide. Ho iniziato a fare l’attrice giovanissima, ora ho 24 anni e ho avuto fasi diverse nella mia carriera.

Che cosa ti ha attratto e messo più alla prova di Sara Howard?

Dakota Mi ha attirato la descrizione del personaggio: è la prima donna ad avere una posizione in un dipartimento di polizia. In quel periodo non ci era concesso molto: è un’occasione l’aver interpretato un personaggio femminile dalla volontà così forte e che combatte questi limiti, non sposata, senza figli (e che nemmeno ne vuole), concentrata su una carriera molto complicata per una donna. Non avevo mai visto questa storia raccontata ed è qualcosa di diverso da quello che ho fatto finora.

Quanto vi aiuta la musica a entrare in un ruolo? E nel caso di The Alienist che genere ascoltavate?

Daniel La band islandese Sigur Rós: è molto inquietante, speciale, mi aiuta a disconnettermi.

Luke Per me funziona Bon Iver, è molto melanconico. C’è questo album, For Emma, lo ascolto 5 volte a settimana. Quando faccio degli shooting mi mettono su i Rolling Stones e io chiedo “Avete Bon Iver”? (risate) perché è molto di atmosfera, potente.

Dakota Avete dato delle risposte bellissime, io invece non ne ho una!

Daniel Justin Bieber? (Risate)

Dakota Nella vita ascolto di tutto, mi piacciono cose moderne ma anche più vecchie, ma penso che in futuro ascolterò molto Whitney Houston, non sul set, nel tempo libero.

Se potessi tornare indietro nel tempo quale persona famosa vorresti incontrare?

Daniel Visto che siamo a Roma, ci sono un paio di persone a cui stringerei le mani tipo Augusto, Cesare… sarebbero tante.

Luke Churchill sarebbe un bell’ospite per cena: rumoroso, gran bevitore e fumatore, molto divertente.

Che ne pensate del successo serie di serie locali su Netflix, come quelle spagnole o tedesche?

Daniel È bellissimo che i talenti locali abbiano successo non solo nel loro Paese ma anche in USA, è incredibile pensare che tante persone guardino una serie in tedesco sottotitolata. Molte dei professionisti che hanno lavorato a Dark sono amici e conosco praticamente tutte le facce di Dogs of Berlin, sono del mio quartiere.

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