È da tre stagioni (di Euphoria) che Sydney Sweeney si prepara a dire addio a Cassie Howard. «Ogni stagione, non sapevamo mai se ne avremmo fatto una successiva, quindi alla fine della prima o della seconda stagione vivevo ogni volta questo momento agrodolce di congedarmi continuamente da Cassie», così ha raccontato a Variety in una nuova intervista. In cui, ora che lo show targato HBO e guidato da Sam Levinson è giunto a un definitivo punto fermo, l’attrice ha anche ripercorso tutta la storia di Cassie, il suo personaggio, come anche la propria evoluzione artistica e personale.
«C’è qualcosa in Cassie che sembra quasi soprannaturale: i suoi gesti sono sempre esagerati — la guardi come si guarda un disastro annunciato, ma è un disastro magnificamente esilarante ed emozionante, e tutti sono lì a godersi lo spettacolo». Allo stesso tempo, parlando della fisicità preponderante con cui Cassie sembra attraversare ogni relazione umana: «Durante il liceo viene trattata malissimo dai ragazzi — è solo un oggetto, un trofeo. Impara che da lei vogliono solo il corpo, e questo getta le basi per una scarsa autostima e per la tendenza a non cercare le cose giuste negli uomini, dato che loro non cercano le cose giuste in lei».
Sweeney non crede che Cassie sia un personaggio irrisolto; ma è certa, però, che la sua storia non sia ancora finita. E che forse, in un certo senso, stia ancora continuando. Parlando della fine della storyline che la coinvolge, infatti, l’attrice legge il suo personaggio come «intrappolato nella sua casa di bambola. Ha ottenuto tutto quello che sembrava volere, ma si ritrova al punto di partenza». Continuando: «Non credo che sarò mai soddisfatta di come è andata a finire per Cassie, semplicemente perché so che c’è ancora molto da raccontare della sua storia. Ma mi sento così con tanti miei progetti. Everything Sucks! era una serie di una sola stagione che ho fatto quando avevo 18 anni, e a volte mi sveglio e penso: chissà se potremmo tornare tutti insieme. Non credo che questa sensazione svanirà mai. Continuerò sempre a chiedermi cosa sta combinando Cassie nell’universo di Euphoria».
Il commiato (per ora?) al personaggio si conclude con una specie di monito. Perché, dalla parabola di Cassie, forse potremmo imparare una cosa, in particolare. E, secondo Sweeney, questa cosa dovrebbe essere l’abilità di guardare alle situazioni con uno sguardo più laterale e consapevole: «Non so se riesco a esprimerlo bene, ma ho sempre trovato molto interessante come le persone analizzino il modo in cui Cassie viene trattata nella serie, e poi facciano la stessa cosa con me nella vita reale. Senza rendersi conto che nella serie i coetanei di Cassie la sessualizzano, ma noi faremo lo stesso nella vita reale». La sua reazione? «A essere onesta, a volte è duro, ma spero che forse tra qualche anno, quando le persone si saranno distaccate dalla follia e dal clickbait dei social media, qualcuno che si sieda a guardare tutto con calma, facendo un’analisi approfondita, penserà: “Forse avevamo tutti torto, su tutta la linea”».















