Spike Lee ha difeso Michael dopo le critiche per l’assenza delle accuse di abusi sessuali su minori rivolte a Jackson. Il biopic da record racconta la vita del Re del Pop dall’infanzia fino all’apice della sua popolarità alla fine degli anni ’80, fermandosi prima delle denunce contro di lui, che Jackson e la famiglia hanno sempre negato.
Il film si conclude nel 1988, mentre la prima accusa risale al 1993, un aspetto che molti critici hanno contestato. In origine, Michael avrebbe dovuto includere anche quella parte nella narrazione, ma una clausola in un accordo legale ha costretto la produzione a spendere 15 milioni di dollari in riprese aggiuntive, portando a chiudere il film in un momento diverso della sua vita e spostando la tensione narrativa sul rapporto con il padre Joe (Colman Domingo).
In una recente intervista alla CNN, Lee ha difeso il biopic: «Prima di tutto, se sei un critico cinematografico e ti lamenti di queste cose… ricorda che il film però finisce nell’88. Le cose di cui parlate, le accuse, arrivano dopo. Quindi state criticando il film per qualcosa che vorreste vedere, ma che non funziona nella linea temporale del film. La gente è andata a vederlo. In tutto il mondo, la gente ha dimostrato il proprio amore».
Spike Lee regarding the critics regarding the #michaelmovie
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— Decked Out Media 🍿 (@deckedoutmag) May 2, 2026
Amico e collaboratore di Jackson, Lee ha diretto il videoclip di They Don’t Care About Us e anche due documentari sulla sua vita, tra cui Bad 25 (2012) e Michael Jackson’s Journey From Motown to Off the Wall (2016).
Spike Lee ha aggiunto: «Mi manca Mike. Mi manca Prince. Voglio dire, erano miei fratelli. Ho lavorato con entrambi. Due persone bellissime, davvero».
James Safechuck, uno degli accusatori presenti nel documentario HBO del 2019 Leaving Neverland, ha recentemente diffuso una dichiarazione a sostegno delle vittime di abusi sessuali su minori in concomitanza con l’uscita del biopic. Il regista del documentario, Dan Reed, ha criticato apertamente Michael, sostenendo che il cantante fosse «peggio di Jeffrey Epstein» e mettendo in discussione la scelta del film di non affrontare il discorso.
Il dirigente dello studio dietro Michael ha già annunciato che è in sviluppo un sequel. Nonostante l’approccio controverso al tema delle accuse, il film è stato un successone al botteghino, battendo tutti i record dei biopic musicali con un’apertura globale da 217 milioni di dollari e superando anche quello stabilito nel 2019 da Bohemian Rhapsody. Un secondo capitolo era stato ipotizzato fin dall’uscita, e ora è arrivata la conferma ufficiale della lavorazione.
Nel podcast The Town With Matt Belloni, Adam Fogelson, a capo dello studio Lionsgate, ha dichiarato che è probabile che il sequel entri in produzione già quest’anno o il prossimo, sottolineando che c’è materiale più che sufficiente per un seguito.
«C’è un’enorme quantità di musica e di esperienze di vita, separate dalle accuse… che basterebbero da sole a riempire più di un secondo film», ha detto Fogelson. A proposito di quello che potremmo vedere ha citato, per esempio, la storica esibizione di Jackson all’halftime del Super Bowl del 1993. Ha anche affrontato la possibilità che un eventuale sequel includa le accuse di abusi sessuali, affermando: «È una questione davvero complessa, e non sono sicuro di essere la persona più adatta a rispondere, né che questo sia il momento giusto».













