‘SKAM Italia’ e la purezza dei sedici anni

Le versione italiana della serie norvegese - distribuita sulla piattaforma TIM Vision - è un racconto innovativo del mondo dei nostri adolescenti, nato dopo centinaia di interviste ai liceali romani.

Da quando è iniziata l’invasione delle serie tv, ogni nuovo titolo promette di essere diverso da tutto ciò che è arrivato prima. Nella maggior parte dei casi, si tratta solo di marketing, ma a volte è tutto vero: è il caso di SKAM, serie norvegese del 2015 diventata prima un successo senza precedenti in patria, poi un caso internazionale, con remake e adattamenti già confermati in sei paesi. Tra questi anche il nostro: SKAM Italia ha esordito il 23 marzo su TIM Vision, che la produce con Cross Productions, facendo segnare da subito ottimi risultati, visto che i primi sei episodi hanno accumulato oltre sei milioni di visualizzazioni e al recente Comicon di Napoli il cast è stato assediato dai fan.

Skam in norvegese significa vergogna, sentimento principe dell’adolescenza: proprio di questa fase della vita si occupa la serie, ambientata in un liceo romano. Le vicende sono quelle tipiche dei ragazzi di quell’età e tutta la prima stagione ruota intorno al personaggio di Eva, interpretata da Ludovica Martino: «La forza di SKAM non sta tanto nei grandi temi – racconta Ludovica – ma nei piccoli dettagli, perché qualsiasi sfumatura è importante a 16 anni. SKAM Italia parla di piccole cose, di baci rubati, di amicizie finite, che fanno soffrire perché sembrano la fine del mondo». Avvenimenti minori, che diventano epocali: “A 16 anni se ti arrabbi, resti arrabbiato tutto il giorno – aggiunge Ludovico Tersigni, nella serie Gio, fidanzato di Eva – perché non hai niente da fare: non devi andare al lavoro e fingere di stare bene con i colleghi, mentre in realtà ti rode il culo”.

Questa attenzione ai dettagli è dettata anche dal particolare formato della serie: come l’originale norvegese, SKAM Italia è infatti formata da una serie di clip rilasciate a cadenza quotidiana su skamitalia.timvision.it. Si tratta di clip di durata variabile, ma sempre intorno ai due minuti, visibili fino alla mezzanotte del giorno di pubblicazione: ogni settimana, quelle clip vengono unite in un episodio vero e proprio, di circa venti minuti. Un format innovativo, che ovviamente va a cambiare i tipici schemi di scrittura di una serie: «Normalmente una serie ha una grammatica di racconto formata da tante piccole scene di raccordo e da qualche scena madre – spiega Ludovico Bessegato, regista e sceneggiatore di SKAM Italia – In SKAM invece sono tutte scene madri, perché ogni scena deve portare avanti il racconto ed essere in qualche modo indimenticabile, come se fosse sempre l’ultima scena di un episodio. È stimolante, perché se fai scene che non prendono, rischi di perdere consenso e attenzione».

Obiettivo principale della serie è rendere con realismo il mondo dei sedicenni, un obiettivo ambizioso, perché il rischio di creare personaggi che scimmiottino degli adolescenti è sempre a un passo. SKAM Italia non cade in questa trappola, grazie anche a un lavoro di ricerca basato su centinaia di interviste con liceali romani: «Insieme a Ludovico Bessegato abbiamo parlato con tantissimi ragazzi – racconta Anita Rivaroli, sceneggiatrice – Sbobinando le interviste abbiamo messo a fuoco come parlano e come si comportano veramente, riuscendo a trovare sempre di più la nostra strada rispetto all’originale, senza però tradire il format». Un format di enorme successo, nato con il compito di riavvicinare gli adolescenti norvegesi a un prodotto televisivo: per farlo, si è scelta la strada di un progetto multipiattaforma, che vive molto anche sui social network. Ogni personaggio ha il proprio account Instagram, che interagisce con quelli degli altri. Al centro di tutto, sempre Eva: ogni stagione di SKAM è infatti raccontata dal punto di vista di uno dei ragazzi e nella prima stagione tocca a lei. Una responsabilità non da poco per Ludovica Martino, che ha affrontato per la prima volta un ruolo da protagonista assoluta: «All’inizio sentivo una grande responsabilità – dice – anche perché sono talmente tanto presente che se la serie fosse andata male, sarebbe stata per forza colpa mia. Poi sentivo il confronto con la serie norvegese: non volevo che il mio personaggio fosse troppo simile a quello originale, volevo prendere spunto e farlo mio. Insieme al regista abbiamo costruito bene il personaggio, sono andata a ripescare cose della mia adolescenza, degli atteggiamenti da liceale che avevo totalmente rimosso perché crescendo avevo iniziato a odiarli».

La serie non si occupa solo di Eva e Gio: intorno a loro c’è una schiera di personaggi che fa da coro e permette alle vicende di svilupparsi in diverse direzioni. Tutti gli interpreti hanno pochi anni in più dei personaggi, in alcuni casi sono addirittura coetanei, e un tratto li accomuna: sono tutti perfetti per il proprio ruolo. Sembra scontato, ma è raro vedere lavorare così bene tanti attori giovani. Merito di un casting molto approfondito e di una precisa richiesta del regista, che ci racconta Ludovico Tersigni: «Il regista ci ha chiesto purezza: ci ha chiesto di essere puri, sinceri e schietti nel modo in cui lo si può essere solo a 16 anni».