Sex & The City compie 20 anni e Carrie rimane una stronza

Il 6 giugno 1998 veniva trasmessa la prima puntata di un serial destinato a fare la storia e a cambiare le figure femminili. Soprattutto in Italia.

Sono passati 20 anni. Venti. Non ci si crede. Sembra ieri che commentavamo le storie, gli amori e le delusioni di Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha. Sembra ieri quando è entrato nelle nostre case il fenomeno Sex and the City. Forse non ci sembra così lontano perché La7 e La7d ci hanno propinato la serie HBO in ogni momento, tipo la nonna che ti obbliga a mangiare il tuo piatto preferito. O forse perché le pellicole – tutti assolutamente dimenticabili e che non rendono giustizia al telefilm – hanno reso il distacco meno traumatico.

Eppure sono passati 20 anni. Che poi, diciamocelo, Carrie & company ci hanno fatto sognare alla grande, in quella New York pazzesca dove tutti avremmo voluto essere, con amiche fantastiche, locali stupendi dove fare la conoscenza di maschioni altrettanto meravigliosi. E poi Sex and the City ha “sdoganato” la figura del gay. Sempre un po’ macchietta purtroppo, ma 20 anni fa – quando ancora non c’erano le unioni civili e un ministro della famiglia che arriva dritto dritto dal Medioevo – era una piccola rivoluzione. E la grande rivoluzione, almeno da noi, era vedere donne single, emancipate, che parlavano liberamente di sesso e la davano come se non ci fosse un domani senza il pensiero che, se si va con un ragazzo che piace per una “botta e via”, poi si poteva essere etichettate come “facili”. Lo show ha sdoganato – per fortuna! – la trombata di una notte, ha messo finalmente al centro figure femminili moderne che, se negli States era la normalità, qui da noi non lo era affatto.

La serie è riuscita a regalare un’alternativa a Commesse o alle parrucchiere di Il bello delle donne. Perché, se su Rai1 e Canale 5 c’erano le donne problematiche che sì caricavo della famiglia e avevano mille problemi da risolvere, su La7 c’erano quattro single di Manhattan che si divertivano, spettegolavano e superavano i problemi davanti a un bel cocktail. Detto questo, ora che sappiamo che Sex and the City è stato un cult e bla bla bla. Vogliamo parlare di quanto era stronza Carrie Bradshaw? Una che fa un lavoro fighissimo, ha un appartamento fighissimo, ha vestiti (e scarpe) fighissimi, ha uomini fighissimi che si innamorano perdutamente di lei. E lei che fa? Li tratta malissimo. È indecisa. Tipo Aidan, vi ricordate di come ha trattato Aidan? Per chi poi? Per Mr. Big. Che ho capito che ti sei incaponita, ma anche meno.

Carrie è la classica amica – e ce l’abbiamo avuta tutti, non dite di no – che ha una vita favolosa, ma si sta sempre a lamentare perché le manca qualcosa. Poi, quando questo qualcosa arriva, lei che fa? Capisce che non lo voleva veramente e ricomincia a lamentarsi. Questo per dire che i personaggi più belli del serial sono le altre tre: Miranda, Charlotte e Samantha. Perché sono persone vere, che rispecchiano tutti noi e le fasi che bene o male tutti abbiamo vissuto: c’è Samantha che rappresenta il lato godereccio, quella che si vuole divertire a smignottare, tutti (prima o poi) lo abbiamo fatto, ma questo non vuol dire che sia frivola, anzi! Samantha sdogana il fatto che divertimento non vuol dire superficialità. E lo dimostra sia per come affronta il tumore e che per la sagacia con la quale affronta la vita. Poi c’è Miranda, l’avvocatessa in carriera, un po’ problematica, quella dai mille dubbi, ma che poi, quando si trova davanti alle decisioni importanti (come la gravidanza), non ha paura ad affrontarle. E prende in mano la sua vita una volta per tutte. Infine c’è Charlotte che è la più dura delle quattro. Non fatevi fregare dagli occhioni dolci o dal suo essere tutta fiocchetti. Charlotte ha un obiettivo: la vita dei suoi sogni. E fa di tutto per realizzarla. Quando si sposa e capisce che il suo uomo è una mezza calzetta non ci pensa due volte a mollarlo. E mettersi contro la famiglia di lui in una battaglia legale senza esclusione di colpi. Non riesce ad avere figli? Ne adotta uno. Insomma un caterpillar.

Carrie è il trait d’union, ma risulta antipatica, una che se la crede, ma che dovrebbe volare basso un bel po’. Ora non stiamo qui a pensare se il serial è attuale o no. Cioè, per me non lo è, ma resta che ha fatto tanto bene a tutti quelli e quelle che, da una cameretta, sognavano una vita fuori dalle convenzioni imposte. Ecco la vera rivoluzione.