Sergio Castellitto, tra ‘Il Tuttofare’ e il rap di Fabri Fibra

Il regista e attore è protagonista dell'opera prima di Valerio Attanasio insieme al giovane Guglielmo Poggi. Ecco la nostra chiaccherata a metà tra cinema e, ovviamente, musica.

«Di commedie oggi ce ne sono poche, ci sono molti film comici, che sono una cosa diversa» mi spiega Sergio Castellitto parlando de Il Tuttofare, l’opera prima di Valerio Attanasio, di cui è protagonista insieme al giovane Guglielmo Poggi. «Parlo di quella drammaturgia che non esclude il divertimento, ma anche una certa analisi della società, un graffio di malinconia ma anche qualche grevezza. E questo film è un omaggio affettuoso e intelligente alla grande tradizione della commedia all’italiana, che ho avuto la fortuna di incontrare attraverso Ettore Scola, Marco Ferreri, Mario Monicelli, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni».

Il suo personaggio, il principe del foro Toti Bellastella, «è un esercizio di affettuoso risarcimento nei confronti di quei grandissimi». Guglielmo Poggi, classe 1991, interpreta il praticante in legge Antonio Bonocore, che sogna un contratto nel prestigioso studio del suo mentore e per lui fa di tutto: assistente, portaborse, autista e perfino cuoco personale, a fronte di un miserrimo rimborso spese: «Si parla di questo momento storico, della mia generazione – io sono un millenials pieno – e di quella di Sergio» racconta Guglielmo «È la prima volta che una generazione non accetta l’invecchiamento, ed entrambe sono messe a nudo in modo originalissimo».

Anche nella colonna sonora Il Tuttofare onora la commedia all’italiana e, in particolare, Trovajoli, uno dei nostri più grandi compositori: «Pivio ha costruito un immaginario contemporaneo senza però rinunciare all’omaggio» dice Guglielmo, che è anche un musicista «Le sonorità sono quelle, ma c’è un incalzare tipico di questi tempi, è un jazz più isterico di quello che siamo abituati a sentire nei film di quegli anni».

La commedia si regge sulla riuscita dinamica tra Castellitto e Poggi: «Guglielmo è stato fantastico, umile e devoto ad Antonio. E anche grazie a questo suo talento siamo riusciti a far funzionare il vero personaggio, che è la coppia. Siamo diventati un duo di strambi clown» spiega il primo, «Sergio è una stella polare sul set» replica il secondo «Non sai mai cosa farà, ma sei sicuro che sarà qualcosa di straordinario».

Com’è stata la gavetta di Sergio Castellitto? Non come quella di Antonio Bonocore spero…
No, no, non sono mai stato vessato. Mi sento fortunato, perché ho avuto incontri straordinari con grandi che mi hanno voluto bene, si sono sempre comportati come dei meravigliosi compagni di lavoro, pur essendo loro dei maestri e io un allievo, a quel tempo. E credo di essermi costruito un carattere che è altrettanto leale.

Un nome tra i maestri?
Ettore Scola per me è stato un maestro, un padre, un amico.

Dopo il grande successo del tuo ‘Fortunata’ a Cannes nel 2017, come vedi il programma di quest’anno con tre italiani alla Croisette?
So che ci sono tre film italiani a Cannes, ma non ho mai avuto questa cosa del nazionalismo cinematografico da Coppa dei Campioni: per me il cinema è comunque il cinema.

Preferisci il Castellitto attore o il Castellitto regista?
Mi diverto in entrambi i ruoli, ma diciamo che quando faccio l’attore mi riposo rispetto a quando dirigo. Mi calo nei panni del regista in maniera più occasionale, soltanto se sento una precisa e forte necessità di girare un certo film. Poi l’incontro con la regia è l’incontro con Margaret (la scrittrice Margaret Mazzantini, sua moglie da più di 30 anni, nda), con la sua scrittura, la sua immaginazione: è un tale privilegio poter immaginare storie e avere a disposizione in casa un grande autore.

State lavorando a qualcosa?
Ora siamo nella fase in cui chiacchieriamo e vediamo cosa esce dalla nebbia (ride).

Come abbiamo gestito lo scandalo molestie in Italia?
Lo abbiamo gestito all’italiana. Quello che più mi ha colpito è una certa astensione sostanziale del mondo femminile nei confronti delle colleghe. Poi ognuno fa le sue considerazioni, ma il problema non è risolto. Lo scandalo molestie esploso all’interno del mondo dello spettacolo è soltanto la punta di un discorso più ampio, che vede la crisi dell’uomo nei confronti della donna: sembra che il maschio non riesca più ad avere un rapporto serenamente paritario, per cui o domina o, se si sente dominato, reagisce con violenza. E poi la molestia può essere di tante nature. Quella che fa più gossip è certamente quella sessuale, però c’è un plagio intellettuale, un atteggiamento di prevaricazione in tutti gli ambienti di lavoro che certe volte costringe le donne a dover subire certe logiche. E anche quella è molestia.

Musicalmente chi sei?
Ascolto di tutto.

Ti piace la trap?
Io sono ancora al rap. I miei figli me ne fanno sentire parecchio, lo apprezzo moltissimo e penso che sia un linguaggio musicale ancora formidabilmente nuovo e da seguire: il più piccolo, che si chiama Cesare e ha 11 anni, scrive delle rime molto divertenti. Io però vengo da un’altra generazione: mi sono formato alla scuola dei De Andrè, dei De Gregori, dei Battisti, del grande cantautorato italiano, mi piace la musica classica. Tra i rapper mi piace Fabri Fibra, perché lo considero un grande narratore, che è riuscito a mettere in comune il suo ego: è una cosa molto forte, davvero rara negli artisti.

Come sei riuscito a far arrabbiare Fedez?
L’hanno fatto arrabbiare i giornalisti, io non ho detto niente di particolare. Ho fatto solo una battuta spiritosa, sulla quale peraltro Fedez, che è pure simpatico, era d’accordo: “Ma certo – dice – mica posso pensare di essere più bravo di De Gregori!”.