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Rosario Dawson non si fa mettere i piedi in testa da nessuno

L'attrice ha tirato fuori gli attributi per interpretare Julie in "L'amore criminale", un film che tocca temi scomodi come la violenza domestica e la privacy online
Rosario Dawson. Foto: Twitter

Rosario Dawson. Foto: Twitter

Con la scusa del film L’amore criminale in uscita in Italia il 27 aprile, siamo andati a intervistare Rosario Dawson,(Sin City, Sette Anime e InTrance) che insieme a Katherine Heigle (27 volte in bianco, Molto Incinta) e Cheryl Ladd sono i protagonisti di questo nuovo psycho-sexal thriller sulla falsariga Attrazione Fatale di Adrian Lyne con Michael Douglas e Glenn Close, che sullo sfondo riesce a fare luce sul tema SEMPRE ricorrente della violenza-abuso-domestico sulle donne. Nel nostro caso, l’ex fidanzato di Rosario Dawson.

Un avvertimento ai lettori, senza alcuna parvenza di razzismo, discriminazione e sopratutto di mancanza di rispetto: Quentin Tarantino mi aveva avvertito poco prima della mia prima intervista con lei per Grindhouse – A Prova di Morte devo dirvi che sono rimasto fulminato da tanta bellezza, sensualità, dal suo sguardo—occhi enormi neri come la pece, sempre sorridenti—dal suo sorriso, che illumina un volto squadrato, statuario, dai tratti indigeni, africani ma anche cubani e dei pellerossa americani. Ma sopratutto dalla sua semplicità nel porsi di fronte a gente e domande, che si parli di politica e movimento attivista anti-trump; di musica elettronica e DJ’s («Adoro i 3 giorni di Coachella»); oppure di fumetti, Luke Cage e The Defenders («Sta cambiando il mondo e prima o poi, se mi lasciano, voglio dirigere un film di comics»).

D’obbligo la prima domanda sul perché hai scelto questo film?
Innanzitutto perché non potevo lasciarmi scappare l’opportunità di lavorare con un gruppo di donne così talentuose e determinate, una delle rare occasioni in cui il timone di un film è saldamente in mano a noi donne. E mi riferisco a Katherine Heigle (nel ruolo di Tessa), l’ex Charlie’s Angel Cheryl Ladd (Helen), Denise Di Novi (regista produttrice) Alison Greespan (produttrice) e Christina Hodson (autrice).

Chi sei nel film?
Interpreto Julia, un ruolo che doveva essere di Kerry Washington, e che per via della gravidanza non è riuscita a fare, così è stato offerto a me. Una donna complicata, che ha vissuto un trauma familiare, che vive un segreto, che ha avuto una relazione abusiva con l’ex fidanzato, cresciuta con un padre pieno di problematiche. Che scappa e che vuole ricominciare a vivere. Ovvio che è una vittima, un “survivor”, però cerca sempre di lottare, di combattere, di migliorare la propria esistenza, anche quando si trova davanti ad un due terribile di figlia-madre (Heigl-Ladd), che la portano a un bivio. Beh… Non posso mica rivelarvi il film, no?

Come ti sei preparata?
Come attrice attingo alla vita quotidiana per studiare i miei personaggi, sono quasi sempre amici e famiglia che contribuiscono giornalmente a fornirmi materiale per costruire la personalità di chi devo interpretare. Stavolta il soggetto non era così limpido, trasparente, facile da digerire e da commentare ventiquattr’ore al giorno. Mi sono preparata, ho letto un sacco di denunce, di casi. C’era questo ideale di perfezionismo e di lotta fra le due donne—specialmente il mio personaggio—e di come si ‘perdono’ per strada e del male che si fanno.

Julia è una vittima del problema tragico della violenza domestica, che tipo di ricerca hai fatto?
Sfortunatamente è una piaga della nostra società che lo so trova in casi sempre più frequenti. Dal mio lato, sono sempre stata pro donna e contro problematiche che cercano di affossarci, di relegarci in secondo piano. Ma la violenza è un’altra bestia, la violenza è permanente, letale, fa male, lascia un segno indelebile. Sono decenni che faccio la portavoce per diverse campagne che combattono l’abuso e la violenza domestica, come la Purple Purse Campaign (La Borsetta Viola); The Riverside Girl’s Club e sono da sempre fra i membri creatori di V-DAY un’organizzazione per prevenzione e lotta contro l’abuso femminile, che vuole porre fine al problema. Ma lo sapete che le statistiche dicono che 1 donna su 4 che verrà picchiata, abusata e violentata durante la propria vita? Se calcoliamo 7 miliardi di persone sul pianeta vuol dire che troppe di noi dovranno subiranno dei traumi! Non possiamo più permetterci di rimanere silenziosi davanti al problema.

Di che tipo di donne parliamo?
La gente pensa che di solito siano le persone deboli, che non hanno studiato, che non sono andate a scuola e che hanno un basso reddito ma non è assolutamente vero. Ho incontrato e ascoltato decine di survivors, di donne laureate, ricche, influenti, donne che ammettono che la ragione primaria del fatto che rimangono in queste relazioni è dovuta al fattore economico. Non hanno soldi per scappare, per uscire dal controllo e manipolazione della persona che commette l’abuso, spesso il marito o il fidanzato, che si impadronisce subito del loro destino economico.

Il film mette in evidenza anche un altro problema, vero?
Sì, quello della privacy online, problema molto più contemporaneo, che danneggia altrettanto pericolosamente la sicurezza e la reputazione di noi cittadini e, nel nostro film, quello del mio personaggio. Quando Tess (Heigl) si finge Julia e e cerca di ricollegarsi all’ex boyfriend, le conseguenze del suo atto sono terrificanti, sia perché è una violazione della mia vita privata, sia perché succede spessissimo, sia perché il più delle volte il reato non è regolato con pene giudiziarie severe, e sopratutto sia perché non hai assolutamente il controllo della situazione.

Prossimo progetto?
Ti posso solo dire che dopo Jessica Jones e Luke Cage, farò parte di The Defenders, sempre di Netflix, uan serie tv che avra’ a che fare con i personaggi della Marvel Universe. Di più non posso dirti.

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