Quando Hayden Panettiere scriveva: «Sono come Dory di ‘Alla ricerca di Nemo’ che nuota tra gli squali» | Rolling Stone Italia
Memoir

Quando Hayden Panettiere scriveva: «Sono come Dory di ‘Alla ricerca di Nemo’ che nuota tra gli squali»

L’autobiografia ‘This Is Me: A Reckoning’ uscita a maggio ha mostrato l’altra faccia dell’attrice di ‘Heroes’ e ‘Nashville’: il rapporto con la madre, le aspettative, l’alcol, la depressione dopo la nascita della figlia

Quando Hayden Panettiere scriveva: «Sono come Dory di ‘Alla ricerca di Nemo’ che nuota tra gli squali»

Tre mesi fa Hayden Panettiere ha pubblicato il memoir This Is Me: A Reckoning. Nessuno poteva pensare che quell’autobiografia sarebbe diventata in un certo senso il suo testamento spirituale e che sarebbe tornata al primo posto nella classifica delle biografie più vendute su Amazon, negli Stati Uniti, sull’onda della notizia della morte improvvisa dell’attrice avvenuta ieri, cinque giorni prima del 37esimo compleanno.

Se le riviste la celebravano come attrice di successo, l’autobiografia ha mostrato la complessità del personaggio a partire dal rapporto burrascoso con la madre, che è stata anche sua manager e che l’ha spinta a sentirsi sempre più come una merce e non un’artista. Non solo: ha faticato ad essere all’altezza delle aspettative su tutto, dal peso corporeo al modo di lavorare.

Nonostante il successo, la vita privata ha cominciato a risentirne e l’attrice nel libro ha raccontato il periodo più buio della sua dipendenza e degli abusi domestici. Nel 2014 ha dato alla luce la figlia Kaya, avuta dal pugile Wladimir Klitschko, per poi sprofondare in una grave depressione post partum.

In This Is Me Panettiere spiegava di avere avuto seri problemi con l’alcol dopo la nascita della bambina in un passaggio in cui racconta sul dietro le quinte del set di Nashville, la serie in cui ha interpretato la parte di Juliette Barnes, la giovane rivale della star in declino Rayna Jaymes (Connie Britton).

«Allie (la sua assistente, ndr) non era sempre al set come me e quindi ha avuto modo di esplorare la città e conoscere gente anche per me. Molti a Nashville lavorano nel mondo dello spettacolo, ma c’è anche tantissima gente che fa altri mestieri e così Allie ha iniziato a mettere assieme un gruppo eterogeneo di amici. C’erano persone di ogni tipo, tutte vogliose di divertimento, e in mezzo c’ero pure io. Facevamo feste in piscina e uscivano a bere e ballare, con una particolare enfasi sul bere. Nashville era uno di quei posti in cui si beve tutta la notte per poi buttarsi a letto e la mattina bere un altro bicchiere per farsi passare la sbornia. Avevo 23 anni e lo reggevo. Ho la resistenza di un elefante, quindi fare festa alla grande non mi faceva male. L’alcol è diventato un nemico solo dopo la nascita di Kaya».

Quando è apparsa a The View in maggio per promuovere il libro ha spiegato che desiderava essere una madre migliore per la figlia di quanto sua madre fosse stata con lei, ma che dopo il parto non riusciva a uscire da uno stato di profondo abbattimento che la costringeva a letto per intere giornate. Nel 2018, nel pieno delle sue difficoltà con la dipendenza e la depressione post partum, ha rinunciato alla custodia esclusiva della figlia, affidandola a Klitschko. Nel libro ha ammesso che «non poter stare sotto lo stesso tetto con lei è stata l’esperienza più straziante che ho vissuto».

Panettiere aveva anche faticato ad affrontare la morte del fratello Jansen, avvenuta nel 2023, anche se sembrava aver iniziato finalmente a fare pace con quella tragedia. «Avrebbe voluto che ricordassi che la morte e la perdita fanno parte della vita e che permettono di rinascere, se permetti che avvenga», scriveva nel libro. Si paragonava a Dory, la pesciolina di Alla ricerca di Nemo «che continua a nuotare anche quando si trova faccia a faccia con un branco di squali. La vita può colpirti e abbatterti, ma anche quando sei a terra c’è speranza e hai la possibilità di ricominciare».