Perché l’Oscar a Kobe Bryant è controverso nell’era del Me Too

La star dell'NBA era stata arrestata e accusata di violenza sessuale nel 2003, dopo la denuncia di una 19enne dipendente di un hotel in Colorado.
credit: Matt Petit / A.M.P.A.S.

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Kobe Bryant, che ha portato a casa un Oscar per il cortometraggio animato a cui ha prestato la voce tratto dalla sua lettera d’addio al basket, è stato arrestato e accusato di violenza sessuale nel 2003, quasi 15 anni prima che i movimenti #MeToo e #TimesUp dominassero la conversazione culturale.

La vittoria di Bryant rappresenta qualcosa di più della prima statuetta a un atleta professionista. È la dimostrazione di quanto l’Academy abbia la memoria corta. Sebbene Harvey Weinstein sia stato oggetto di battute durante tutto la cerimonia degli Oscar e James Franco sia stato snobbato dall’Academy per il suo film, The Disaster Artist, il controverso episodio del passato di Bryant non ha interferito con la sua candidatura o la sua eventuale vittoria.

Nel 2003 infatti una 19enne dipendente di un hotel in Colorado aveva accusato il mito del basket di stupro.

La ragazza aveva detto alle autorità che era stata aggredita da Kobe mentre lavorava alla Lodge and Spa a Cordillera. Stando al suo racconto, dopo averla vista nella sua stanza, Bryant le avrebbe chiesto di tornare più tardi la sera, cosa che lei ha fatto. In seguito avrebbe raccontato agli investigatori dello sceriffo della contea di Eagle che si erano baciati per diversi minuti, prima che lui cominciasse a toccarla con aggressività. Ha spiegato che le avrebbe messo entrambe le mani attorno al collo e, dopo averla fatta sedere, ne avrebbe usata una per tirarle giù la biancheria intima.

“A quel punto mi sono un po’ spaventata e ho detto’ No’ alcune volte”, ha raccontato agli investigatori. Quando le hanno chiesto come fosse certa di essere stata sentita da Bryant, ha risposto: “Perché ogni volta che dicevo, ‘No’, stringeva la presa”.

La stella dell’NBA ha detto ai detective che si era trattato di un rapporto consensuale e che la donna gli aveva persino confessato che voleva fare sesso con lui. Nelle trascrizioni rilasciate alla corte, Bryant ha dichiarato che la ragazza non ha mai pianto e nemmeno l’ha salutato con un bacio prima di lasciare la stanza. Ha anche chiesto ai detective diverse volte durante l’interrogatorio se la donna volesse soldi da lui. Gli investigatori in seguito hanno trovato del sangue sulla biancheria intima della ragazza e sulla sua camicia, che suggerivano ci fosse di più nella storia.

Davanti alla corte l’avvocato di Bryant, Pamela Mackey, ha messo in discussione la personalità della donna, sollevando la sua storia sessuale e persino la sua salute mentale. Mackey ha anche chiamato la ragazza davanti alla corte, distruggendo così qualsiasi parvenza di anonimato offerto alla maggior parte delle vittime di violenza sessuale. Ad un certo punto durante l’udienza preliminare tenutasi nell’ottobre 2003, Mackey ha chiesto al tribunale: “[Le ferite della presunta vittima] potrebbero essere state causate dall’avere rapporti sessuali con tre uomini in tre giorni?”. Il team di Bryant ha inoltre sottolineato che le prove del DNA raccolte in seguito al suo presunto stupro erano problematiche perché suggerivano che avesse fatto sesso con qualcun altro in meno di 15 ore, dopo l’accaduto e prima dell’esame (ma i pubblici ministeri hanno negato queste affermazioni).

Probabilmente a seguito del processo pubblico, la donna ha deciso di non testimoniare nel procedimento penale, e i pubblici ministeri hanno respinto le accuse di violenza sessuale contro Bryant. A quanto si dice, Kobe si sarebbe accordato con la ragazza fuori dal tribunale anziché difendersi in una causa civile. Ha anche chiesto scusa a sua moglie Vanessa per quella che ha definito una relazione extraconiugale. La coppia è ancora felicemente sposata e Bryant l’ha ringraziata al Dolby Theatre domenica sera.

Il caso di Bryant è stato dimenticato dall’opinione pubblica ma la sua vittoria agli Oscar l’ha riportato a galla. Altri nomi i cui ruoli a Hollywood sono stati messi in discussione alla luce del movimento #MeToo e #TimesUp – e che sono stati tutti accusati di molestie sessuali e aggressioni – includono quelli di Ryan Seacrest (che domenica era sul tappeto rosso), Roman Polanski (nelle sale con il suo nuovo film Quello che non so di lei), Gary Oldman (che ha vinto nella categoria Miglior attore per il suo ruolo in L’ora più buia) e Casey Affleck. Affleck ha deciso di non partecipare alla cerimonia e nel ruolo di tradizionale presenter per il premio alla miglior attrice è stato sostituito da Jennifer Lawrence e Jodie Foster.

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