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Chi vincerà agli Oscar 2017?

‘La La Land’ riuscirà a sbancare? Abbiamo provato a indovinare chi riuscirà a conquistare gli Academy Awards di quest’anno e chi invece si merita davvero la medaglia d’oro
Premio Oscar, foto di Andrew H. Walker Getty Images

Premio Oscar, foto di Andrew H. Walker Getty Images

Le truppe sono schierate: c’è La La Land, il fantasy-musical su una bianchissima storia d’amore a Hollywood, e c’è Moonlight, il dramma lancinante sulla sopravvivenza dei giovani neri per le strade di Miami. Una competizione sintomatica di quanto gli Oscar prendano (o non prendano) sul serio il tema della diversità. Dopo due anni passati senza che nessun attore nero riuscisse a conquistare neanche una nomination, quest’anno i candidati di colore sono sette: Mahershala Ali, Viola Davis, Naomie Harris, Ruth Negga, Dev Patel, Octavia Spencer e Denzel Washington.

«Wow, un anno fa davvero la differenza», dice la presidente afro-americana dell’Academy Cheryl Boon Isaacs mentre saluta la folla durante il pranzo dei candidati di quest’anno. Ma non bisogna avere fretta. La grossa domanda da farsi è questa: durerà? I giurati bianchi si sono comportati così perché tutto il mondo li aspetta al varco? Saranno ansiosi di tornare alla normalità il prossimo anno? La buona notizia è che Isaacs ha dato seguito alle sue parole con i fatti, inserendo 683 nuovi membri (il 46% di donne e il 41% di persone di colore) tra gli aventi diritto di voto dell’Academy. Il bisogno di diversità, inoltre, è alimentato dal controverso e contestato travel ban che Trump ha approvato di recente.

Che cosa c’entra tutto questo con il premiare il talento a prescindere dalla razza, dal colore della pelle, dalla religione e dall’identità di genere? È davvero importante o no? Decidete voi. Gli Oscar non sono stati così politicizzati da… beh da sempre. I vincitori non devono solo arrivare primi, devono rappresentare qualcosa. Tenetelo bene a mente prima di fare le vostre scommesse. Che i giochi abbiano inizio.

Miglior Film

Janelle Monáe (da sinistra) con Taraji P. Henson e Octavia Spencer, protagoniste de Il diritto di contare

Arrival
Barriere
Hacksaw Ridge
Hell or High Water
Il diritto di contare
La La Land
Lion: La strada verso casa
Manchester By the Sea
Moonlight

Dimenticatevi di #OscarsSoWhite. Quella è roba dell’anno scorso. Gli Oscar 2017 possono vantare, tra le pellicole nominate, ben quattro film (Barriere, Il diritto di contare, Lion: La strada verso casa, Moonlight) esplicitamente dedicati a esperienze di persone di colore. In ognuna delle quattro categorie di premi per gli attori, inoltre, c’è almeno una nomination di colore. Si tratta di un avvenimento storico per l’ormai novantenne Academy.

Nonostante tutto questo, però, il musical La La Land, senza dubbio il candidato più bianco dell’anno (solo Manchester By the Sea gli si avvicina), prova a scrivere una storia a sé raggiungendo il record – fissato da Eva contro Eva nel 1950 e da Titanic nel 1997 – del maggior numero di nomination raccolte: 14. Se c’è un film che può competere con il lavoro del giovane regista Damien Chazelle si tratta di Moonlight. Anche questo un film molto innovativo, con otto nomination e il suo personalissimo ragazzo prodigio – il trentasettenne Barry Jenkins – racconta le tre principali fasi della vita di un giovane gay afro-americano tra le difficili strade di Miami. A meno di uno sprint dell’ultimo minuto di Il diritto di contare, questi sono i due film da guardare:

IL FAVORITO: La La Land. Questa storia d’amore a Hollywood è allo stesso tempo retrò e innovativa – e ha permesso ai suoi spettatori di fuggire dal Trumpuniverso per quasi due ore.

LA SORPRESA: Moonlight. Il suo punteggio sulla scala della diversità è altissimo e potrebbe permettere ai giurati degli Oscar di congratularsi con loro stessi per essere finalmente dalla parte giusta della storia.

Miglior Attore

Casey Affleck in Manchester by the sea

Casey Affleck, Manchester By the Sea
Andrew Garfield, Hacksaw Ridge
Ryan Gosling, La La Land
Viggo Mortensen, Captain Fantastic
Denzel Washington, Barriere

Il fratello più piccolo di Ben Affleck, Casey, ha conquistato gran parte dei premi per gli attori precedenti agli Oscar, grazie alla sua devastante trasformazione nell’inserviente ferito di Manchester.

IL FAVORITO: Affleck.

LA SORPRESA: Washington. C’è poco da scherzare con quello che ha combinato interpretando lo spazzino in difficoltà di Barriere. Lo Screen Actors Guild concorda e ha dato a Washington una bella spinta. Adesso è in corsa.

Miglior Attrice

Emma Stone in La La Land

Isabelle Huppert, Elle
Ruth Negga, Loving
Natalie Portman, Jackie
Emma Stone, La La Land
Meryl Streep, Florence Foster Jenkins

Questa è la ventesima nomination per Meryl Streep, che dovrebbe gareggiare in una categoria a parte: quella delle divinità. La vera gara è tra Emma Stone che, in La La Land, ha reso con grazia e grinta la lotta per la sopravvivenza di ogni attore, e Natalie Portman, che ha impersonato la rinnovata tempra della vedova di JFK in Jackie.

LA FAVORITA
: Emma Stone, accompagnata dall’ondata di amore per La La Land.

LA SORPRESA: Isabelle Huppert, che scala posizioni grazie alla sua interpretazione di una vittima di violenza sessuale in Elle. Non è facile ricevere un premio per un film straniero, ma questa attrice francese di caratura mondiale, con la sua prima nomination, potrebbe farcela.

Miglior Attore Non Protagonista

Jeff Bridges in Hell or High Water

Mahershala Ali, Moonlight
Jeff Bridges, Hell or High Water
Lucas Hedges, Manchester By the Sea
Dev Patel, Lion: La strada verso casa
Michael Shannon, Animali Notturni

A soli 20 anni Lucas Hedges – bravissimo come adolescente in crisi in Manchester By The Sea – è il più giovane del gruppo. Jeff Bridges, 67 anni, aveva più o meno la stessa età quando ha ricevuto il suo primo Oscar, per The Last Picture Show (1971). Ora, con il suo Texas Ranger sornione, è il veterano.

IL FAVORITO: Mahershala Ali. Il suo spacciatore dal cuore d’oro rappresenta il nucleo di Moonlight.

LA SORPRESA: Non ci sono sorprese. Questo è l’anno di Ali.

Miglior Attrice Non Protagonista

Viola Davis in Barriere

Viola Davis, Barriere
Naomie Harris, Moonlight
Nicole Kidman, Lion: La strada verso casa
Octavia Spencer, Il diritto di contare
Michelle Williams, Manchester By the Sea

Qui siamo di fronte a una pietra miliare della storia degli Oscar, con tre attrici di colore (Viola Davis, Naomie Harris e Octavia Spencer) in competizione nella stessa categoria.

LA FAVORITA: Viola Davis. Il suo lavoro in Barriere, dove interpreta una moglie pronta a far sentire la propria voce, è incredibile.

LA SORPRESA: Michelle Williams. La sua scena finale in Manchester By the Sea, dove interpreta la tragica partner di Casey Affleck, rappresenta perfettamente cosa dovrebbe essere una interpretazione da non protagonista (il personaggio di Viola Davis è una sorta di protagonista parallela). La Williams rappresenta il trend di quest’anno, opposto a #OscarsSoBlack. Il suo momento è arrivato.

Miglior Regista

Damien Chazelle e Emma Stone sul set di La La Land

Damien Chazelle, La La Land
Mel Gibson, Hacksaw Ridge
Barry Jenkins, Moonlight
Kenneth Lonergan, Manchester By the Sea
Denis Villeneuve, Arrival

La notizia è che pare che l’Academy abbia perdonato Mel Gibson, emarginato dopo i suoi deliri alcolici e antisemiti. Hacksaw Ridge l’ha riportato tra i favoriti degli Oscar; cosa che invece non è successa con Nate Parker, il suo brindisi al Sundance è stato solo un anno fa, in occasione di The Birth of a Nation. Mel ce la può fare davvero? Non contateci troppo.

IL FAVORITO: Damien Chazelle. È il motore creativo dietro l’exploit di La La Land, il ragazzo che tutti prendevano in giro per il suo amore per i musical retro – almeno fino a quando il suo film non ha coinvolto tutti nella sua ossessione.

LA SORPRESA
: Barry Jenkins. Tutto quello che vediamo in Moonlight è stato strappato dal suo cuore e messo direttamente davanti alla macchina da presa. Se non ci fosse La La Land sarebbe il favorito assoluto.

Migliore Sceneggiatura Originale

Kenneth Lonergan con il cast di Manchester By the Sea

Damien Chazelle, La La Land
Yorgos Lanthimos e Efthimis Filipou, The Lobster
Kenneth Lonergan, Manchester By the Sea
Mike Mills, 20th Century Women
Taylor Sheridan, Hell or High Water

The Lobster, né 20th Century Women hanno ottenuto una nomination come Miglior Film, quindi è difficile che vincano in questa categoria. Taylor Sheridian, invece, è pienamente in corsa con il suo Hell or High Water, soprattutto dopo l’apprezzamento ricevuto per la sceneggiatura di Sicario, nel 2015. Ma forse non è ancora il suo momento.

IL FAVORITO: Damien Chazelle, ma di poco. Questa è una delle poche categorie in cui La La Land è vulnerabile.

LA SORPRESA: Kenneth Lonergan. Gran parte della bellezza di Manchester By the Sea dipende dalla sua sceneggiatura, un modello da seguire.

Miglior Adattamento

Denzel Washington e Viola Davis in Barriere

Luke Davies, Lion: La strada verso casa
Eric Heisserer, Arrival
Barry Jenkins, Moonlight
Allison Schroeder e Theodore Melfi, Il diritto di contare
August Wilson, Barriere

Non sono pochi quelli che scommettono che il successo al botteghino de Il diritto di contare possa cambiare le gerarchie di questa categoria. Io non ci conterei troppo.

IL FAVORITO: Barry Jenkins, è un’ottima occasione per dimostrare a Moonlight l’amore che merita.

LA SORPRESA: August Wilson. Non scartate la possibilità di un premio postumo a questo grande sceneggiatore afroamericano, morto nel 2005 a soli 60 anni. Ha lavorato alla sceneggiatura di Barriere per decadi. Denzel Washington, regista e protagonista del film, ha compiuto un vero e proprio atto d’amore verso il sogno di Wilson.

Miglior Film Straniero

I due attori protagonisti de Il cliente



Land of Mine: Sotto la sabbia
– Danimarca
A Man Called Ove – Svezia
Il cliente – Iran
Tanna – Australia
Vi presento Toni Erdmann – Germania

Non fatemi dire quello che penso delle assurde regole degli Oscar che escludono sempre qualcuno. Per cominciare, dov’è Elle di Paul Verhoeven, la provocatoria pellicola francese che ha ottenuto soltanto una candidatura per la Miglior Attrice? Probabilmente il dramma sullo stupro ha offeso la sensibilità dei giurati dell’Academy più abituati ai dolci sentimenti di film come lo svedese A Man Called Ove. Questa categoria è sempre stata protagonista di scelte bizzarre. State all’erta.

IL FAVORITO: Toni Erdmann. L’intelligente commedia tedesca, la storia di una figlia e del suo rapporto con le buffonate del padre dura quasi tre ore. Ma non importa. La critica l’ha adorata e Jack Nicholson e Kristen Wiig sono già in lizza per partecipare al remake Americano. Dovrebbe essere un successo.

LA SORPRESA: Il cliente. Come ho detto prima, ci sono un sacco di fattori da considerare. Si tratta di un revenge drama diretto dal maestro Iraniano Asghar Farhadi, che non parteciperà alla cerimonia in segno di protesta contro il travel ban di Trump. Le sue dichiarazioni potrebbero attirare i voti di molti giurati: «Umiliare una nazione con il pretesto di proteggere la sicurezza di un’altra non è un fatto nuovo nella storia e ha sempre rappresentato le fondamenta di un futuro di divisione e inimicizia».

Miglior Documentario

I due giovani attori di Fuocoammare

Fuocoammare
I Am Not Your Negro
Life, Animated
O.J.: Made in America
13th

Se dovessimo individuare la categoria che più si è ribellata contro #OscarsSoWhite, è proprio questa, con ben tre documentari dedicati ai temi di #BlackLivesMatter. Inoltre, il potente I Am Not Your Negro di Raoul Peck usa le parole dello scrittore James Baldwin per collegare le lotte per i diritti del passato con il nostro presente. In questa categoria, però, la gara è ormai una corsa a due.

IL FAVORITO: O.J. Made in America. Qualcuno potrebbe obiettare che il documentario di otto ore di Ezra Edelman, uno studio sulla razza in America a partire dalla storia di O.J. Simpson, sia più vicino a una serie televisiva che a un documentario. È difficile, però, continuare a sollevare obiezioni di fronte al risultato finale.

LA SORPRESA: 13th. La regista Ava DuVernay ha impiegato solo 100 minuti per mostrare come il tredicesimo Emendamento della Costituzione, quello promulgato il 31 Gennaio 1865 e che abolisce la schiavitù, sia un mito di proporzioni gigantesche. Non è solo il miglior documentario di quest’anno, è uno dei migliori di sempre.

Miglior Film d’Animazione

Zootropolis

Kubo e la spada magica
Oceania
La mia vita da Zucchina
La tartaruga rossa
Zootropolis

Negli ultimi mesi qualunque cosa sia associata a Lin Manuel Miranda e al suo Hamilton si ritrova a vincere qualcosa. Il contributo musicale dell’autore a Oceania, però, potrebbe non bastare.

IL FAVORITO: Zootropolis, un’opera d’arte a tema politico camuffata da commedia per famiglie, capace di affrontare temi difficili come la discriminazione, nel film quella di animali considerati come minacce alla pubblica sicurezza. Presidente, ci ascolti: tutto questo è già successo allo zoo.

LA SORPRESA: Kubo e la spada magica. Se qualcuno può insidiare Zootropolis è proprio questa meraviglia in stop-motion prodotta dallo studio Laika di Portland – un’avventura fiabesca che riporta in vita i miti del passato giapponese.

Miglior Fotografia

Andrew Garfield in Silence

Greig Fraser, Lion: La strada verso casa
James Laxton, Moonlight
Rodrigo Prieto, Silence
Linus Sandgren, La La Land
Bradford Young, Arrival

Questa è una categoria di novellini – solo Rodrigo Prieto è già stato nominato (per Brokeback Mountain). L’ASC ha già scelto Greig Fraser per il suo lavoro in Lion. Qualcosa mi dice che non succederà la stessa cosa qui.

IL FAVORITO: Linus Sandgren. A partire dalla scena d’apertura di La La Land, la coreografia per le strade di Los Angeles, fino al romantico ballo tra le nuvole di Emma Stone e Ryan Gosling, Sandgren ha fatto dei miracoli.

LA SORPRESA: James Laxton. Come può Moonlight, un film indipendente a basso budget, competere con film come Arrival, Silence e Lion? Basta guardare un qualsiasi fotogramma del film di Jenkins. Laxton è un poeta della luce e delle ombre.

Miglior Colonna Sonora Originale

Natalie Portman in Jackie

Nicholas Britell, Moonlight
Justin Hurwitz, La La Land
Mica Levi, Jackie
Thomas Newman, Passengers
Dustin O’Halloran and Hauschka, Lion: la strada verso casa

Pensate a una musica che vi è rimasta in testa quanto le immagini, se non di più – il tema di John Williams per Lo Squalo, la sinfonia di Ennio Morricone per Il Buono, il Brutto e il Cattivo. I candidati di quest’anno sono in buona compagnia.

IL FAVORITO
: Justin Hurwitz. E non solo perché La La Land è il favorito per vincere praticamente tutto. Le composizioni a tinte jazz di Hurwitz, retrò e moderne allo stesso tempo, ci accompagnano durante tutto il film trasmettendo una grande sensazione di magia.

LA SORPRESA: Mica Levi. Sin dalle prime assordanti note della sua colonna sonora per Jackie, Levi, conosciuta con lo pseudonimo di Micachu, è riuscita a creare un mondo fuori controllo. Lei è una ribelle pronta a sperimentare in una Hollywood che preferisce andare sul sicuro. La sua nomination è un buon segno.

Miglior Canzone Originale

Audition: The Fools Who Dream, La La Land
Can’t Stop the Feeling, Trolls
City of Stars, La La Land
The Empty Chair, Jim: The James Foley Story
How Far I’ll Go, Oceania

Qualcuno ha sentito parlare di The Empty Chair? Penso di no. Certo, la Can’t Stop the Feeling di Justin Timberlake è una grossa hit molto orecchiabile. E ogni cosa del brano di Oceania trasuda dello stile di Lin Manuel Miranda. Quanto è vicina a vincere? Non molto.

LA FAVORITA: City of Stars, musica di Justin Hurwitz e testo di Benj Pasek e Justin Paul, è la canzone di La La Land che non riesci a smettere di fischiettare, un po’ come fa Ryan Gosling su quel molo.

LA SORPRESA: Audition: The Fools Who Dream, il secondo brano nominato da La La Land non è un pezzo che scala le classifiche, ma è perfetto per rappresentare le tematiche della storia, come dovrebbe fare ogni canzone di un musical. Emma Stone la canta dal vivo, la sua voce trema d’amore e le permette di interpretare perfettamente ogni passaggio del testo. “I’ll always remember the flame”. La La Land non può perdere.

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