In quello che è probabilmente il colpo di scena più divertente dell’assurda guerra culturale che ha accompagnato l’adattamento di Odissea di Christopher Nolan, Emily Wilson — la docente di studi classici la cui traduzione del 2017 ha ispirato il regista e, allo stesso tempo, le ha attirato l’incessante ostilità dei commentatori della destra americana — pensa che il blockbuster sia un autentico disastro.
In una recensione al vetriolo pubblicata sulla London Review of Books, Wilson demolisce praticamente ogni aspetto del film di Nolan. Scrive che il film contiene la «consueta combinazione di grandiosità e superficialità» del regista, ma che «manca di molti degli elementi che rendono grande il poema».
«Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e la vita della sua famiglia, dei suoi avversari, dei suoi compagni, dei suoi amici e dei suoi vicini», scrive Wilson in uno dei passaggi più feroci della recensione. «Manca di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La struttura narrativa è un espediente. La sceneggiatura è pessima. Nessuno dei personaggi ha motivazioni convincenti per ciò che dice o fa. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo ha un aspetto orribile».
La recensione di Wilson merita di essere letta per intero. È una critica ricca, ponderata e scritta magnificamente da una delle massime esperte del settore, e non le renderemmo giustizia limitandoci a estrapolare qualche battuta a effetto (per quanto la tentazione sia forte).
Basti dire che Wilson riserva parole durissime a tutto, dai personaggi bidimensionali del film fino ai suoi «valori e alla sua visione» confusi. Curiosamente, prende di mira anche il race-neutral casting di Nolan — ma non nel senso anti-woke caro a Elon Musk. Il problema, scrive, è che «la maggior parte degli attori non bianchi — Zendaya, Lupita Nyong’o, Himesh Patel, Corey Antonio Hawkins, Travis Scott — interpreta una variante del “migliore amico nero”, il cui unico ruolo nel dramma è aiutare il protagonista bianco».
Ma forse gli attacchi più taglienti Wilson li riserva proprio alla sceneggiatura di Nolan. In una delle sue prime interviste su Odissea rilasciata a Empire, il regista aveva citato proprio la traduzione di Wilson e la sua ormai celebre resa del verso iniziale del poema: «Parlami di un uomo complicato». Nolan aveva aggiunto: «Il genio del personaggio, la sua intelligenza, la sua inventiva: è stato questo ad affascinarmi. Non è soltanto un soldato. È uno stratega straordinario, una persona incredibilmente astuta».
Wilson ammette con ironia di essersi «sentita onorata nello scoprire che Nolan ha letto almeno il primo verso della mia traduzione», ma subito dopo affonda il colpo: «Mi vergognerei, però, di aver scritto anche solo una parte di questa sceneggiatura».














