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Sonequa Martin-Green: «Star Trek è sempre stato per l’uguaglianza»

Siamo andati a Lucca Comics & Games e abbiamo fatto due chiacchere con Sonequa Martin-Green, la protagonista del nuovo 'Discovery'

Sonequa Martin-Green è qui per conquistarci. Dopo cinque anni in The Walking Dead, la 32enne americana ha conquistato un primato notevole, specie in tempi di polemiche come #oscarsowhite: una donna nera protagonista di una serie di Star Trek. La incontriamo al Lucca Comics & Games – Area Movie, dove ha da poco concluso una conferenza stampa gridando “Amo l’Italia” e sembra non vedere l’ora di condividere la propria storia.

Quello di Star Trek non è però un universo facile: il suo canone è enorme, infinito, fatto di serie, film, libri e milioni di storie in sviluppo da decenni; i fan, poi, sono fedelissimi e precisi, dei giudici piuttosto severi. Approcciare questo mondo, racconta Martin-Green a Rolling Stone, è stato bello ma complicato: «Prima di questa serie non avevo visto Star Trek ma mi piaceva quello che rappresentava. Lo guardavano i miei genitori, lo ricordo alla televisione, è come se lo avessi assorbito per osmosi». Aveva visto il recente franchise di film diretti da JJ Abrams ma appena ricevuto la conferma del ruolo «mi sono promessa di guardare tutto, tutto il canone dello show. Tutto: ogni puntata di ogni serie, ogni film… Mi sono dovuta fermare a un certo punto per studiare la mia parte ma prima o poi lo farò». (Segue poi una breve discussione su questa missione: quanto tempo ci vorrà a guardare tutto Star Trek? Uno o due anni, dice l’attrice. Venti, propongo io).

Una protagonista di colore? Star Trek è sempre stato per l’universalità

Nella serie Sonequa è Michael Burnham, una scienziata a bordo della USS Discovery, astronave che dà il nome al franchise. Il tutto è ambientato dieci anni prima degli eventi raccontati dall’Original Series, e si concentra sulla guerra tra Klingon e la Federazione dei Pianeti Uniti, di cui il team di Burnham fa parte. Nel corso della serie – degli episodi usciti finora, ovviamente – il personaggio ne ha passate di ogni, dalle battaglie con i Klingon alla prigionia. «Dico sempre che Burnham ha una crisi d’identità continua, come se il pavimento gli fosse crollato da sotto i piedi e stesse cercando di risalire», sottolinea l’attrice. «È questo il suo viaggio, un viaggio personale verso se stessa».

Klingon, Federazioni e serie originali: mi domando quanto sia delicato inserirsi in mondi così consolidati, quale si il rapporto con i fan. «Adoro eventi come questo», mi confessa Martin-Green. «Potere vedere, toccare le persone e scambiarsi storie è essenziale e non è una cosa che viene concessa a qualunque progetto, quindi è un privilegio. Il genere fantascientifico, poi, e Star Trek in particolare, consente di avere connessioni ancora più profonde».

Oltre a questo, come detto, c’era la scelta di Netflix di puntare su una protagonista femminile e di colore, che «rientra nella tradizione della serie e della sua universalità. Noi continuiamo questa storia facendo il nostro meglio: di certo non possiamo prevedere che impatto avrà ma sappiamo che tipo di impatto Star Trek ha avuto nel mondo».

Infine, una domanda che ho sempre voluto fare a qualcuno che lavora con Netflix sul peso della piattaforma, il fatto che in un istante – credo pigiando un enorme bottone rosso? – un dato film o una serie sia d’un tratto accessibile a tutti in tutto il mondo, fuori che Corea del Nord e Cina. Che effetto fa? «È assurdo, una follia!» confessa Sonequa, «ed è come dicevamo prima parlando dei fan fedelissimi, una cosa che tutti gli artisti desiderano. Un altro sogno per un artista è che il proprio prodotto raggiunga tutti e di solito non è così automatico, mai! E quindi è una tempesta perfetta, una triade meravigliosa: una bellissima storia, l’impatto che essa ha già avuto e un reach incredibile. È un sogno diventato realtà. Un. Sogno. Diventato. Realtà».

Mi ha detto proprio così, Sonequa Martin-Green, segnalandomi dove mettere i punti. Difficile non crederle.

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