Rolling Stone Italia

Martin Scorsese: «Ora che ho capito cosa può essere il cinema, è troppo tardi»

In una toccante intervista a ‘Deadline’ per il ritorno a Cannes con ‘Killers of the Flower Moon’, Marty racconta il suo cinema e sé stesso. Dai film che non ha fatto (‘Schindler’s List’ su tutti) al rapporto con De Niro e DiCaprio, «forse il mio unico figlio maschio»

Foto: Joel C Ryan/Invision/AP

In una lunga intervista con Deadline che anticipa il suo ritorno a Cannes con l’attesissimo Killers of the Flower Moon, Martin Scorsese si confessa e racconta il suo cinema come raramente aveva fatto prima.

Dal nuovo film, per cui ha scelto di cambiare il focus del romanzo originario di David Grann per concentrarsi di più sulla storia della tribù nativa Osage al centro del film, al rapporto con gli attori feticci Robert De Niro e Leonardo DiCaprio, per la prima volta insieme in un suo film.

«Con Bob [De Niro] so che possiamo raggiungere delle cose», spiega Scorsese, «non so nemmeno come definirle. Ma Casino è stato l’unico film che avremmo potuto fare insieme, poi è arrivato Leo… (e De Niro sarebbe tornato, molti anni dopo, fra i protagonisti di The Irishman, ndr)». Il regista ricorda anche il rifiuto di De Niro di interpretare The Departed («Gli ho chiesto “Ti piacerebbe farlo?”, e lui “Nah…”») e la proposta che lo stesso Bob fece a Martin di girare quello che sarebbe diventato Terapia e pallottole («”Ma l’abbiamo già fatto”, gli ho detto, “era Quei bravi ragazzi“).

Quanto a DiCaprio, è stato proprio De Niro a suggerirglielo la prima volta: «Sto lavorando con questo ragazzino (sul set di Voglia di ricominciare, ndr), un giorno dovresti farlo anche tu», ha detto l’autore a Marty. «Il rapporto con Leo si è cementato con The Aviator», racconta Scorsese. «Lì, soprattutto nelle scene con Cate Blanchett, gli ho visto fare delle cose incredibili. Ha imparato molto come persona su quel set, me lo ha detto». Il rapporto con DiCaprio «è forse quasi padre-figlio, chissà. Ho solo figlie femmine, non ho avuto maschi…».

Oltre a parlare del suo ruolo nell’industria («Non sono mai stato quello che compiaceva gli Oscar coi suoi film»), alla rinuncia a girare Schindler’s List («Era un film più giusto per Steven Spielberg, io non sono ebreo»), e al ruolo oggi di sale e piattaforme («La tecnologia cambia il mezzo in continuazione, il cinema è cambiato anche solo nell’ultimo anno»), Marty si lascia anche andare a una tenera confessione sull’età.

Alla domanda “A 80 anni, ha ancora voglia di sedersi dietro la macchina da presa?”, Scorsese risponde: «Lo devo fare, sì. Vorrei prendermi una pausa di due mesi e nel frattempo girare un film. Il mondo mi si è aperto davanti agli occhi, ma è troppo tardi. È davvero troppo tardi». Per poi concludere con: «Sono vecchio. Leggo un sacco di roba. Vedo cose. Voglio raccontare storie, ma non c’è più tempo. Kurosawa, quando ricevette l’Oscar dalle mani di George [Lucas] and Steven [Spielberg], disse: “Solo adesso sto iniziando a capire che cosa può essere il cinema, ed è troppo tardi”. Aveva 83 anni. All’epoca mi chiesi: “Cosa vuole dire con queste parole?”. Adesso l’ho capito».

Iscriviti