Rolling Stone Italia

Le larghe intese tra Sky e Netflix

Il binge watching si unisce al "reazionario" decoder, al cavo infilato nel muro e al telecomando. Una notizia orribile per quel poco che rimane della nostra vita sociale.

Ci barcameniamo da giorni, settimane, mesi per capire, con stratagemmi che superano le nostre basiche nozioni di calcolo delle probabilità e si avvicinano più al cabalismo, a chi conferire il nostro umile voto per scongiurare l’ennesima profana alleanza Renzi-Berlusconi, stanchi come siamo delle larghe intese parlamentari che annullano la nostra sacra volontà popolare. Siamo degli illusi, ultimi eredi di un Don Chisciotte che, estinti i mulini a vento, mette in guardia la progenie dalle pale eoliche, pur sapendo che l’elica oramai sta molto più in alto e non è più raggiungibile dalla sella di un cavallo.

Allo stesso modo i nostri sforzi sono vani, perché questa è la stagione degli hamburger di Gualtiero Marchesi sul menù di McDonald, di Tabacci che presta il simbolo alla Bonino, di Conti che presenta Sanremo con la De Filippi, tutto così sfacciato da pensare che perfino il compianto Giulio Cesare, primo teorico del ‘Se non puoi batterli, unisciti a loro’, si stia rivoltando nella tomba al pensiero di aver regalato ai posteri un pensiero così deviante.

Il fatto è che c’è un’ultima grande larga intesa, almeno fino al 5 marzo, a testimoniare che questo è il destino della contemporaneità: quella tra Sky e Netflix. E’ di poche ore il comunicato del colosso di Murdoch che annuncia che i possessori di Sky Q, l’ultima generazione di decoder, troveranno incluso nel loro abbonamento l’accesso a Netflix. E’ finita la battaglia campale, riposte le armi, sepolta l’ascia di guerra, e con essa scomparirà l’ultimo dei duopoli dell’intrattenimento, nel pieno spirito del nostro tempo. E se vedere la locandina di Black Mirror vicino a The Assassination of Gianni Versace farà sicuramente meno impressione che osservare gente con l’endorsement di Marco Cappato sedere a fianco di Pier Ferdinando Casini, allo stesso modo la sensazione è quella di un caro amico, compagno di notti solitarie all’insegna del binge watching, che si unisce alle forze reazionarie dei decoder, del cavo coassiale infilato nel muro (anche se Sky sta pensando di abbandonare la parabola a favore della banda larga), del telecomando col fondo di silicone.

Cade così l’ultimo baluardo che vegliava sulla nostra vita sociale, ovvero la scomodità di passare dal computer al televisore magari dovendo pur cambiare stanza, visto che la piattaforma Sky Q, sostanzialmente, è pensata per collegare via wifi o app tutti i dispositivi di casa, portando Sky ovunque, Netflix ovunque e il nostro culo da nessuna parte esclusi letto e divano. Così come le larghe intese parlamentari portano Renzi ovunque, Berlusconi ovunque e il nostro culo nella solita posizione, all’aria e con una scopa infilata dentro.

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