Come spesso accade quando se ne va un grandissimo, molti dei suoi co-protagonisti, colleghi e ammiratori — tra cui Adam Sandler e Francis Ford Coppola — hanno voluto salutare Robert Duvall con messaggi pubblici.
Sandler, che ha lavorato con lui nel film sul basket Hustle (2022), è stato il primo a ricordare il collega come «divertente da morire», «forte da morire» e «uno dei più grandi attori che abbiamo avuto». E ha aggiunto: «Era meraviglioso parlarci e ridere insieme. Gli volevo un bene enorme. Tutti noi gliene volevamo. Ha lasciato così tanti film leggendari tra cui scegliere. Guardateli quando potete. Le mie condoglianze a sua moglie Luciana e a tutta la sua famiglia e ai suoi amici».
Coppola, che ha diretto Duvall in ben cinque film tra cui due pezzi di storia del cinema, lo ha ricordato così: «Che colpo apprendere della scomparsa di Robert Duvall. Un attore straordinario e una parte fondamentale di American Zoetrope (la società di produzione fondata dal regista con George Lucas, ndt) fin dagli inizi: Non torno a casa stasera, La conversazione, Il padrino, Il padrino – Parte II, Apocalypse Now, L’uomo che fuggì dal futuro, Assassination Tango». E Al Pacino ha dichiarato: «È stato un onore lavorare con Robert Duvall. Era un attore nato, come si dice: il suo legame con il mestiere, la sua comprensione e il suo talento straordinario saranno ricordati per sempre. Mi mancherà».
Viola Davis ha definito un «onore» aver lavorato accanto a Duvall nel thriller Widows – Eredità criminale (2018) di Steve McQueen. L’attrice ha raccontato di essere stata «in soggezione» sul set e di aver «sempre ammirato le sue interpretazioni imponenti di uomini allo stesso tempo silenziosi e dominanti nella loro umanità». Ha poi scritto: «Eri un gigante… un’icona… Apocalypse Now, Il padrino, Il buio oltre la siepe, Tender Mercies, L’apostolo,Colomba solitaria… e così via… La grandezza non muore mai. Resta… come un dono. Riposa in pace. Il tuo nome sarà ricordato».
Walton Goggins, che aveva un piccolo ruolo in L’apostolo (1997), lo ha definito «il più grande narratore di tutti i tempi». Condividendo alcune foto dal set del film — scritto e diretto dallo stesso Duvall — ha condiviso: «Il privilegio di lavorare con quest’uomo, di conoscerlo, è ancora oggi l’esperienza più importante della mia vita. Era la mia stella polare, il mio eroe. Lo sapeva. Mi ha dato il permesso, mi ha concesso il privilegio di non allontanarmi mai dal suo fianco mentre lavoravamo… e abbiamo mantenuto una profonda amicizia per anni dopo. Non era obbligato a farlo. Ma lo ha fatto. Aveva questo effetto su tante persone… ma questa è la mia storia. Ti voglio bene, Bobby. Grazie per avermi cambiato la vita».
Michael Keaton, che aveva recitato con Duvall in Cronisti d’assalto (1994) di Ron Howard, ha scritto su Instagram: «Un altro amico se ne va. Abbiamo recitato insieme e siamo diventati amici. Abbiamo passato un pomeriggio meraviglioso sulla mia veranda a parlare di cavalli. Era la grandezza fatta persona come attore». Anche Marisa Tomei ha dichiarato che Duvall è stato «il motivo per cui sono diventata attrice», citando in particolare le sue interpretazioni in Il grande Santini e Tender Mercies. «Mi ha toccata nel profondo», ha scritto. «E proprio in quei due ruoli così diversi. Mi ha spezzato il cuore e aperto l’anima. Il più grande. Un titano. Riposa in pace».
Il regista Scott Cooper, che lo ha diretto in Crazy Heart e in quello che sarebbe stato l’ultimo film di Duvall, The Pale Blue Eye – I delitti di West Point (2022), lo ha ricordato in una dichiarazione a Variety come il suo «mentore artistico più importante».
«È stato il mio sostenitore più feroce — non con grandi gesti, ma con onestà, rigore e amore per il lavoro in sé», ha aggiunto Cooper. «La sua eredità come uno dei veri giganti della recitazione è sicura, ma ciò che porterò con me più di tutto è la sua generosità, la sua umiltà e l’esempio di una vita interamente dedicata alla verità. Non sarei il regista né l’uomo che sono senza di lui».
Jamie Lee Curtis ha ricordato Duvall come «il più grande consigliere che il cinema abbia mai visto», un chiaro riferimento al suo Tom Hagen nei film del Padrino. Jane Seymour, che aveva recitato con lui in The Stars Fell on Henrietta, ha scritto: «Ci sono attori che interpretano un ruolo, e attori che lo abitano completamente. Robert Duvall apparteneva a quest’ultima categoria. La sua presenza sullo schermo portava onestà, peso e grazia».
