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Kevin Spacey si farà curare, ‘House of Cards’ è sospesa

Netflix ha sospeso la produzione della sesta stagione dello show in seguito alle testimonianze di molestie raccolte da CNN. Il punto della situazione

Foto: Netflix

Quando Anthony Rapp ha dichiarato a Buzzfeed di aver ricevuto molestie sessuali da un giovane Kevin Spacey, nel 1986, molti hanno pensato alla caccia alle streghe. È passato troppo tempo, Spacey era ubriaco, se non ci fosse stato Weinstein non ne avrebbe parlato nessuno. La risposta della star di House of Cards non ha fatto altro che alimentare le polemiche: in una breve dichiarazione ha spiegato che questa storia lo ha scioccato e che ha innescato una riflessione profonda che alla fine l’ha convinto a dichiarare la propria omosessualità.

Qualcuno ha detto che non era il caso di rivelarsi gay pochi secondi dopo aver risposto ad accuse di violenza sessuale; qualcun altro ha detto che si stava esagerando e, alla fine, un po’ tutti concordavano sulla difficoltà di giudicare un evento accaduto decenni fa. Per farla breve, tra Anthony Rapp e le vittime di Harvey Weinstein c’è un abisso.

Qualche giorno dopo, però, la situazione è cambiata radicalmente: la CNN ha raccolto nuove accuse contro Spacey e questa volta i testimoni sono otto persone che hanno lavorato (o che lavorano ancora) sul set di House of Cards. «Spacey mi metteva le mani addosso in modi strani. Mi toccava la pancia, le spalle… comportamenti che non c’entrano nulla con una conversazione normale», ha detto uno dei testimoni. Un altro ha spiegato che le molestie di Spacey facevano parte della vita quotidiana del set, tutti ne parlavano ma nessuno ha mai fatto nulla.

E non finisce qui: Roberto Cavazos, un attore che ha lavorato all’Old Vic Theater di Londra mentre Spacey era il direttore artistico, ha raccontato di aver vissuto in prima persona non una ma due aggressioni. «Sembra che l’unico requisito necessario per autorizzare il signor Spacey a metterti le mani addosso sia essere un maschio, e avere meno di 30 anni», ha detto. «Se fossi stato una donna non avrei avuto dubbi e l’avrei denunciato per molestie».

Un altro dipendente del teatro ha dichiarato al Guardian che tutti sapevano ma che nessuno ha avuto il coraggio di denunciarlo. «Abbiamo mantenuto il silenzio», ha dichiarato al quotidiano inglese. «L’ho visto palpare giovani ragazzi più di una volta, e in situazioni sempre diverse».

Dalle polemiche sull’opportunità di un coming out si è passati in poche ore al ritratto di un malato seriale. L’inseguimento alla dichiarazione più esplosiva è partito subito, con in prima fila i vari TMZ, Sun e anche il Daily Mail, che ha pubblicato un’intervista al fratello di Spacey – che di mestiere guida limousine e fa il sosia di Rod Stewart – dove si racconta l’infanzia dei fratelli rinchiusi in una “casa degli orrori governata da un padre nazista, pervertito e sadico”, il tutto accompagnato da foto di repertorio di Papà Spacey, ovviamente con un bel baffone alla Hitler.

Spacey non ha più rilasciato dichiarazioni dopo quella del coming out. La sua portavoce Staci Wolfe ha pubblicato un comunicato dove spiega che “Kevin si sta prendendo del tempo per capire quale sia il trattamento migliore per curare la sua condizione. Non ci sono altre informazioni al momento”. Netflix, nel frattempo, ha dichiarato alla CNN di essere a conoscenza di solo un episodio e di aver agito tempestivamente, ma ha anche sospeso la produzione della sesta stagione di House of Cards e messo in piedi un gruppo di esperti di molestie per assistere le vittime. Quel che è certo è che non si tratta più di storie di 30 anni fa ma di eventi attuali, e non sappiamo come andrà a finire.

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