John Turturro: «Mia nonna è morta per un aborto clandestino» | Rolling Stone Italia
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John Turturro: «Mia nonna è morta per un aborto clandestino»

Dopo l’affossamento della Roe v. Wade e nel pieno del dibattito sul corpo delle donne negli Stati Uniti, l’attore ricorda con ‘Rolling Stone’ il tragico evento che ha cambiato la sua storia famigliare. «Il diritto di scegliere ci riguarda tutti»

John Turturro in ‘The Night Of’

Foto: HBO

Decenni prima che che la Roe v Wade fosse accolta dalla Corte Suprema nel 1973, la nonna materna di John Turturro, Rosa, morì a seguito di un aborto illegale, un tragico evento che l’attore vuole ricordare oggi.

«Ho perso mia nonna per colpa di un aborto illegale», racconta Turturro a Rolling Stone. «Ciò mi ha fatto aprire gli occhi sulla storia dell’aborto negli Stati Uniti. Sono sempre stato interessato a questo argomento perché sul suo certificato di morte era indicata, come causa di decesso, “psicosi maniaco-depressiva”. Non c’era scritto “aborto clandestino”».

«Soffriamo tutti per il fatto che le donne non possano decidere per i loro corpi», continua l’attore. «Le donne incinte, per prime e soprattutto, ma anche tutte le loro famiglie. Il diritto di scegliere ci riguarda tutti. Una donna deve avere il diritto di pianificare la propria vita come vuole. L’aborto è una decisione difficile per chiunque, ma è un atto personale che va salvaguardato. Mi chiedo quale sarebbe stata la vita di mia nonna se all’epoca l’aborto fosse stato legale, e se avesse potuto contare sul sostegno di un’associazione come Planned Parenthood (l’organizzazione no profit statunitense che si batte per il diritto all’aborto, ndt)».

Prima di parlare con Rolling Stone, Turturro aveva citato questo episodio della sua storia famigliare al Nantucket Film Festival, dove ha ricevuto – per mano dell’amico Ben Stiller, che lo ha diretto di recente nella serie Scissione – il Compass Rose Award alla carriera. Al festival, Turturro ha anche presentato la sua ultima sceneggiatura, Howard Beach, che diventerà un film prodotto da Spike Lee, con cui ha collaborato diverse volte. È la storia d’amore tra un uomo bianco (Turturro) e una donna nera (la cantautrice nominata ai Grammy Alice Smith) sullo sfondo della New York anni ’80 sconvolta dalle tensioni razziali.

Durante una conversazione sulla sua carriera, dall’esordio nel 1980 in Toro scatenato di Scorsese al successo quest’anno con The Batman, Turturro ha parlato delle sue origini siciliane. «Mi considero italoamericano», ha dichiarato, «ma sono cresciuto in un quartiere a maggioranza nera. Sono sempre stato interessato agli incroci tra le diverse etnie, tra persone di origini diverse».

Tornando ai racconti di famiglia, l’attore ha rivelato di aver scoperto la verità riguardo a sua nonna da sua madre. Nel 1927 Rosa, emigrata negli Stati Uniti dall’Italia, stava aspettando il settimo figlio, che non avrebbe potuto mantenere a causa delle condizioni economiche della famiglia. La sorella la convinse a provare quel metodo rischioso per interrompere la gravidanza. «Le venne somministrata una bevanda speciale, una combinazione di certe erbe potentissime che “avrebbero fatto tutto”», ricorda Turturro. «Mia nonna andò in shock settico, con quel veleno che le bruciava dentro».

L’impatto della morte di sua nonna sulla famiglia, inclusa la madre che allora aveva 5 anni, fu improvviso e durissimo. «Mia madre perse sua madre, la sua casa, la sua famiglia, il suo senso di sicurezza e, di colpo, la sua infanzia», ci spiega Turturro. «Il 2 giugno del 1927 mia madre entrò al St. Joseph’s Female Orphan Asylum, mentre il fratello minore andò nella sezione maschile dell’orfanotrofio. E tutti i fratelli si dispersero in varie strutture. Il più piccolo rimase a casa, e morì a soli quattro anni».

«Mi sono sempre schierato al fianco delle donne oppresse», prosegue l’attore. «Non sono un attore che parla di politica, perché mi sento solo un semplice cittadino. Ma credo che, nel tuo lavoro, tu possa scegliere di fare delle cose che rappresentano il tuo punto di vista rispetto ai dibattiti in corso sui temi più sensibili».

Da Rolling Stone US

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