Il regista di ‘Leaving Neverland’ attacca il biopic su Michael Jackson: «Era peggio di Jeffrey Epstein» | Rolling Stone Italia
Round 1

Il regista di ‘Leaving Neverland’ attacca il biopic su Michael Jackson: «Era peggio di Jeffrey Epstein»

Dan Reed attacca il biopic per aver ignorato le accuse di abusi sui minori

Il regista di ‘Leaving Neverland’ attacca il biopic su Michael Jackson: «Era peggio di Jeffrey Epstein»

Michael Jackson a un evento della Pepsi nel 1992

Foto: Oscar Abolafia/TPLP/Getty Images

Dan Reed, il regista del documentario Leaving Neverland, è tornato ad attaccare duramente il biopic Michael, uscito di recente nelle sale. In un’intervista con Hollywood Reporter, Reed ha criticato la scelta del film di non affrontare le accuse di molestie su minori che hanno segnato la biografia del cantante, arrivando a paragonarlo a Jeffrey Epstein. «Come si può raccontare una storia autentica su Michael Jackson senza mai menzionare il fatto che è stato seriamente accusato di essere un molestatore di minori?», ha detto il regista.

Secondo Reed, il successo commerciale del film dimostra che una parte del pubblico non è interessata a confrontarsi con quelle accuse. «La gente ama la sua musica e chiude un occhio. E a meno di avere un video che lo riprende mentre ha rapporti sessuali con un bambino di sette anni, non so cosa basterebbe a far cambiare idea a queste persone».
Reed ha risposto anche alle dichiarazioni del regista del biopic Antoine Fuqua, che in un’intervista recente aveva espresso scetticismo nei confronti di alcuni accusatori e delle motivazioni dei loro genitori. «Che Antoine Fuqua accusi qualcuno di essere a caccia di soldi è abbastanza ironico», ha replicato Reed. «Mi sembra che tutte le persone coinvolte in questo film stiano facendo soldi». Reed ha sottolineato che Wade Robson e James Safechuck, i due uomini al centro di Leaving Neverland, «non hanno mai guadagnato un centesimo dalle loro accuse» contro Jackson.

Il regista ha poi allargato il discorso, accusando la stampa di «stare al gioco della macchina Jackson». Secondo Reed, gli eredi del cantante e la sua fanbase hanno sempre fatto in modo che «il prezzo di criticare Michael fossero anni di invettive e diffamazioni», e che l’enorme valore economico del marchio Jackson abbia spinto molti a mettere da parte qualsiasi riserva pur di restare associati al suo nome. Gli eredi di Michael Jackson hanno sempre negato con forza le accuse, ricordando che sia Robson sia Safechuck avevano testimoniato in passato di non aver subito abusi.