«Quando Paul Dano ha letto una delle prime versioni che gli avevo inviato per sapere cosa ne pensasse, mi ha risposto in modo conciso e arguto: “Il soggetto del film riguarda la complicità e il modo in cui la fortuna o le situazioni della vita ci rendono complici nel male”». Così Olivier Assayas racconta il primo approccio del suo protagonista con Vadim Baranov, Il mago del Cremlino del titolo.
«Baranov è caratterizzato da un grande distacco emotivo, ha un atteggiamento nonchalant che maschera perversità e alla fine verrà condannato per collusione con il potere e quindi con il male. La sua storia ha un’eco universale: mostra come ognuno di noi, nel suo piccolo, può diventare complice dei fatti più deprecabili della nostra epoca», afferma Assayas.
Il mago del Cremlino – Le origini di Putin (al cinema dal 12 febbraio con 01 Distribution), basato sul romanzo di Giuliano da Empoli (scritto prima dell’invasione dell’Ucraina) e adattato dallo stesso regista insieme a Emmanuel Carrère, esplora gli oscuri meandri del potere, in cui ogni parola diventa lo strumento di un preciso disegno politico: «Volevo mostrare come le strategie all’interno della cerchia più stretta di Putin hanno ridefinito la politica moderna».
Siamo nella Russia dei primi anni ’90, l’URSS è appena crollata. Nel caos di un Paese in ricostruzione, Vadim Baranov (Dano), giovane uomo dall’intelligenza brillante, si sta facendo strada. Ex artista d’avanguardia nonché produttore di un reality show televisivo, diventa il braccio destro di un uomo che ha lavorato nel KGB e che è destinato a conquistare il potere assoluto: Vladimir Putin, detto “lo zar” (che ha il volto di Jude Law).
Profondo conoscitore del sistema politico, Baranov diventa lo spin doctor della nuova Russia: confeziona discorsi, crea scenari, cattura percezioni. Ma c’è una persona che sfugge al suo controllo: Ksenia (Alicia Vikander), uno spirito libero, una donna indipendente e avulsa dai meccanismi del potere e del controllo politico.
Dopo quindici anni di silenzio, lontano dalla scena politica, Baranov accetta di parlare. Le sue rivelazioni confondono i confini fra verità e finzione, realtà e strategia. Il mago del Cremlino esplora gli oscuri meandri del potere, in cui ogni parola diventa lo strumento di un preciso disegno politico.
